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Non ci avrei mai creduto se me l’avessero detto una ventina d’anni fa, eppure credo sia arrivato un momento estremamente importante della mia vita, forse sono in procinto di raggiungere il vertice della parabola e a breve si avvierà una lenta quanto inesorabile discesa, forse un giro di boa sta per compiersi, un grande cambiamento. Eppure, mi avvicino ai quaranta e accade che ascolto la gente e non do più alcun peso alle loro parole. Ogni volta che interloquisco con qualcuno, so benissimo che costui sta mentendo a se stesso e di conseguenza anche a me. Naturalmente, tutto ciò non costituisce alcun giudizio morale, è solo un divertente giuoco degli specchi, anche la sottoscritta non è da meno. Chissà quante balle racconto ancora a me stessa, quante menzogne proferisco, quante pillole addolcisco per far sì che questa esistenza sia meno amara, sopportabile, chissà quanti passi mi attendono ancora per continuare a tendere asintoticamente a una consapevolezza che non raggiungerò mai definitivamente.

Dunque sappiatelo, quando cammino al vostro fianco, quando siedo con voi al bar e sorseggio un caffè o una birra in vostra compagnia, mentre permango silente, abbozzando un sorriso con la mia faccia da gran simpaticona e da catechista infoiata, mentre annuisco e ascolto anche con profondo interesse quanto avete da dirmi, so benissimo che mi state raccontando un mucchio di balle, che ve la state raccontando per mostrarvi migliori di quello che siete ai miei occhi, razza di malandrini e malandrinesse che non siete altro.

Cari utenti e care utentesse, ho imparato sulla mia pellaccia che, ahimè, la verità traspare dai dettagli, dagli sguardi, dai gesti. Tutto questo esibizionismo adoperato per ostentare sicumera, tutta questa aggressività spacciata per forza d’animo, tutto questo cinismo utilizzato per celare al contrario una profonda sensibilità, tutta questa felicità magnificata per nascondere una ferocissima depressione latente, tutta questa gelosia e fedeltà messa in luce per fare ombra alla propria voglia di tradire e di trasgredire, tutto questo piacere per la solitudine che occulta un estremo desiderio di compagnia, tutta questa voglia di compagnia che dissimula una smania di solitudine, è solo un’inutilissima fatica sprecata.

In ogni caso, non preoccupatevi, sono esattamente così anch’io, anzi per certi versi sono molto peggio di voi, eppure forse sono proprio queste le cose che ci accomunano, che ci rendono uguali, sorelle e sorelli in una sorta di socialismo emozionale che dovrebbe unirci e renderci comunità, alleati, anziché dividerci in continue guerre tra poveracci, pedine di ideologie di carta e a consumo, messe in piedi dai media e dalle reti sociali stesse, che hanno tutto l’interesse a rendere l’individuo sempre più isolato e parcellizzato.

Chissà, dopo tanto tempo, forse potremmo iniziare a volerci anche un po’ di bene, sarà il tempo a darci una risposta.

Intanto, si fa sera e l’aria diviene più fresca. Quando andrete a letto, stringetevi in un caldo abbraccio sotto la coperta con il vostro partner. Magari, quella tenerezza inaspettata potrebbe tramutarsi gradualmente in una generosa scopata e potrete finalmente ritrovare l’antico ardore dei vecchi tempi, di quando vi siete conosciuti.

Chissà.

Verità Vere

E quanto tempo abbiamo per amare,
se tutto quanto ha un termine impreciso,
se in isole ed in bolle è meglio stare?

È tempo. Quanto il dare è alquanto inviso
ai più che non han voglia di disfare
lo spazio di silenzio troppo intriso!

E di nozioni riempirsi e tacere
la sottil voce di verità vere.

Impotenza

Senti un senso di impotenza che ti schiaccia il petto, quando ti comunicano che qualcuno a te molto vicino si è ammalato.

Alzi la cornetta, ti sforzi di essere fermo e rassicurante, cerchi di vincere il profondo imbarazzo dovuto al fatto che non ti fai sentire praticamente mai.

Tenti di sviare il discorso e di parlare d’altro, addirittura di progetti futuri, di incontri.

Provi a essere rassicurante, ché non è accaduto nulla, ché tutto si risolverà con una piccola operazione, e magari andrà proprio così, mentre in realtà non sai davvero di cosa cazzo parlare e ti vergogni mortalmente perché lo sai anche tu che stai dicendo un mucchio di stronzate che non pensi, perché un tumore non è mai uno scherzo, né per chi se lo becca, né per i suoi familiari.

La verità è che non riesci a immaginare neppure come possa sentirsi la persona all’altro capo del telefono.

E ti senti impotente e in colpa, perché è così: non puoi farci veramente nulla. Non hai la minima briciola di potere per riuscire a guarire l’altra persona, per rassicurarla, niente di niente.

E c’è un’altra verità, ancora più difficile da riconoscere e da ammettere a se stessi: la persona che si ammala ti fa pure incazzare. Come si permette di ammalarsi e di farmi soffrire? Come osa distogliermi dai miei obiettivi, dai miei progetti, dai miei spazi? Come osa invadere il mio territorio ed esigere indirettamente le mie attenzioni, con la sua malattia?

E c’è di più. So già che, se nei prossimi giorni ci saranno momenti in cui non sentirò il dolore, e inizierò a sentirmi in colpa anche per questo.

Dio mio, ma quante altre sberle mi vuoi dare? Sono cinque anni che va avanti questa storia. Non è sufficiente? I novantenni non si ammalano più? Fai crepare qualche vecchio centenario ogni tanto, e che cazzo!

Amici, parenti, possibilmente giovani e sotto i quarantacinque anni: c’è qualcun altro di voi che deve beccarsi un tumore? Una leucemia? Chi sarà il prossimo? Fatemi sapere, avanti. Ammalatevi tutti. Coraggio, fatemi pesare il vostro dolore, mentre io sto bene e me la spasso, cazzo.

E il groppo in gola si fa di nuovo grosso e torna a soffocarmi.

Sono un uomo fortunato, nonostante tutto. La Vita mi ha dato e mi sta dando veramente tanto. Dopo tanti anni, non l’avrei mai detto, sono un uomo sereno e a volte anche felice.

Fa terribilmente male, però, vedere che le persone a cui vuoi bene e che ami soffrono.

Tutto ha un prezzo. E chi ami e ti ama, quasi mai ti segue.

 

 

 

Non Voglio Una Pelle Splendida

Papà,

nella tua onnipotenza, sei naturalmente a conoscenza di quanto cantano gli Afterhours: voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida a salvarmi.

Te lo dico con molta chiarezza.

Non è ciò che voglio io.

Voglio, esigo, pretendo, impongo profondità.

Voglio, esigo, pretendo, impongo realtà, bruciante, dolorosa, soffocante, ma formativa, temprante, consapevolizzante.

Voglio, esigo, pretendo, impongo totalità.

Voglio, esigo, pretendo, impongo Vita.

Voglio, esigo, pretendo, impongo Verità.

Processo irreversibile, inarrestabile, indietro non si torna. Qualcuno ha il fegato di seguirmi in questo viaggio?

Ed è quello che vuole, in fondo, anche Manuel Agnelli. Lo saprà questo?

Ed è per questo che questa canzone, testo e musica, è pura poesia e ricerca dell’Infinito.

Devo solo capire se preferisco la versione originale o quella con Samuel Romano.

Buon ascolto a te Papà, e a voi tutti.

Amen