Ferragosto

Attendo sempre con gran fermento l’arrivo delle festività comandate, in particolare questo cosiddetto “ferragosto”, nel corso del quale resterò a casa a contemplare il soffitto e a riflettere profondamente sul senso della mia esistenza e delle mie scelte, a continuare a elaborare il lutto dell’esilio e di quella persona perduta che ha deciso di non seguirmi in questa avventura, ricordando le lacrime da fichettina versate reciprocamente esattamente un anno fa, nel giorno in cui ho annunziato che avrei lasciato il nostro un tempo glorioso e decadente paese per altri lidi, intanto che qui sopra si celebra il morto del giorno per fare il pieno di “likes” e “reactions” o al contrario lo si denigra, forse per cercare di apparire diversi dalle masse, ma ribellione e accondiscendenza altro non sono che due facce della stessa medaglia e trovo molto più appagante, anche se faticoso, cercare di non cadere nella trappola dei fanatismi del momento e cercare di lasciar riposare in pace i morti senza scomodarli per infarcire i nostri miseri egocentrismi e la nostra vanità e probabilmente sto facendo la stessa cosa anche io in questo momento, con questo post che verrà letto da quattro gatti, di cui tre lo fraintenderanno, ma in fin dei conti scrivere ha un valore catartico ed è per me forse un modo per non dimenticare la mia adorata lingua italiana, mentre fatico come una bestia a metabolizzare questo tedesco maledetto che non ne vuole sapere di entrarmi in testa, ma forse è meglio guardare in faccia a tutto questo, anziché domani buttare soldi e tempo nel traffico per distrarmi dalla verità e rimandare ancora una volta i miei miseri dolori esistenziali fingendo un’esistenza felice e serena come acque calme e, per questa ragione, torbide, tappeti di vite sotto cui si cela una montagna di polvere.

Insomma, cari italiani e care italianesse, a voi tutti buon Ferragosto e buone vacanze, il più lontano possibile da voi stessi, senza imparare mai un cazzo di niente dai vostri errori.

Vacanze

Ecco giunte le agognate vacanze: oh, finalmente! È giunto il momento di lasciarsi alle spalle le preoccupazioni di carattere professionale. Mi ci vedo, vi ci vedo, non vedete l’ora di terminare l’ultima riunione, timbrare quell’ultimo cartellino, uscire dall’ufficio o da ovunque vi troviate, voi “smartworker” e nomadi digitali, a sbrigare le vostre faccende lavorative, pronti ad accogliere il senso di liberazione, la felicità donata dall’illusione che per due o tre settimane sarete liberi.

Eppure, che strano, qualcosa si affaccia alla mente, siamo in ferie, cazzo, dov’è quella promessa di gioia, di felicità che tanto aspettavamo e speravamo giungesse? Cari utenti e care utentesse, da nessuna parte. Adesso il lavoro non occupa più la vostra mente, non avete più una scusa per lamentarvi del vostro capo ruffiano, del vostro collega ambizioso e cocainomane Ilario, del fatto che voi, talentuosi professionisti poco apprezzati, meritiate di più, meritiate gloria, riconoscimento e promozioni senza aumento di stipendio. In pratica, non avete più lamentele da utilizzare come arma per soffocare i vostri demoni i quali, una volta a mente libera, emergeranno con prepotenza, verranno nuovamente a tormentarvi, a ricordarvi di quanto siate insoddisfatti e scontenti, di quanto vi fa incazzare vostra suocera, di quanto sia invadente vostra madre, di quanto sia piccola la vostra casa, di quanto il vostro matrimonio zoppichi, di quanto siano deluse le vostre aspettative, di quanto, in pratica, sia mediocre la vostra vita, pur nella convinzione di essere migliori degli altri e che sì, un giorno ce la farete a essere felici. In fondo siete resilienti, non mollate mai, cazzo, siete dei veri combattenti, eroi ed eroine del ventunesimo secolo!

E allora, suvvia, non bisogna pensare a tutto questo, bisogna pianificare le ferie, Dio buono! Avete fatto le valigie? Avete pulito casa? Avete preso le chiavi? Avete chiuso il gas? Avete spento il frigorifero, cavolo bisognerà sbrinarlo almeno due volte all’anno, no? Ed eccovi in auto, mentre fremete, in attesa di recarvi in spiaggia, consapevoli che in circa un paio d’ore raggiungerete finalmente la Liguria, carichi di aspettative. State tranquilli, le cose andranno esattamente come ve le siete immaginate, la realtà coinciderà in ogni minimo dettaglio con lo scenario che avete dipinto nella vostra mente, quello scenario che vi serve a soffocare il vostro dolore, che non avete alcuna voglia di guardare in faccia. Ed eccovi finalmente, imboccate la A7 e guarda un po’, sono tutti lì, in coda, pecoroni guidati dal pastore del vostro conformismo mascherato da anticonformismo, sotto un sole cocente. Tre corsie per senso di marcia inesorabilmente occupate. E vi incazzerete, voi non donne alla guida, mentre vostra moglie, con i piedi rigorosamente sul parabrezza e con aria di sufficienza, impigrita, inizierà a lamentarsi del traffico, ché non è possibile che partano tutti a quest’ora, figa! E voi abbozzerete, ingoierete l’ennesimo rospo, giustamente. Potete fare diversamente, per caso? Avete due figli a carico, Lanfranco e Mariaritanna, non è giusto mollare ora, lasciarla, come la prenderebbero i vostri pargoli, i quali sono molto meno stupidi di quello che pensate e sanno benissimo che le cose tra mamma e papà non vanno bene e soffrono in silenzio e con buone ragioni vi faranno passare le pene dell’inferno non appena diventeranno adolescenti perché siete un pessimo modello per loro, ché vi siete sposati solo per convenzione sociale e per la vostra solita schiavitù nei confronti dell’altrui compiacimento?

Buon viaggio allora, cari utenti e care utentesse, ho appena imboccato l’autostrada da Milano con moglie e figli, ci vediamo a Varazze tra dodici ore.

Buone vacanze del cazzo.

L’Estate Si Avvicina

Non so se c’è qualcuno tra i quattro gatti che mi segue che vive in Lombardia, nello specifico a Milano o nell’Hinterland. Fatemi capire se sono l’unica a provare una sensazione di angoscia nel momento in cui si approssima l’estate, in questo cazzo di agglomerato di cemento che sembra un forno. La cosa che generalmente mi causa più malinconia sono i fine settimana di luglio e di agosto. La città si svuota, voi bauscia maledetti non vedete l’ora di mettervi in coda come delle pecore lungo la A7 o la A26, figa, per recarvi in Liguria, con la vana quanto inutile speranza di trovare parcheggio in una delle regioni più scomode mai generate dalla fottuta tettonica delle placche, l’orogenesi più bizzarra mai avvenuta in quattro miliardi e mezzo di anni di vita del nostro fottuto pianeta. Ma come cazzo vi salta in mente di recarvi in quel cazzo di lembo di spiaggia soffocato dalle Alpi e dagli Appennini, una regione che non conosce vie di mezzo, una dicotomia tra pianura e montagna, cazzo, una regione che mi ha sempre fatto rabbia perché non sono mai stato in grado di imitare l’accento ligure. Ma come è possibile che voi liguri siate gli unici che non riesco a localizzare in base alla vostra cadenza? Smettetela di essere così anonimi, fatevi avanti, nel nome di Dio!

Non che ce l’abbia con i liguri, intendiamoci, la mia è solo la volontà di far sì che questa simpatica etnia emerga dalla sua introversione. Da quello che mi è stato detto, i liguri sono invero persone estroverse, pazienti, generose e poco lamentose. In ogni caso, so che in alternativa alla Liguria, la meta prediletta per il vostro agosto scoppiettante sarà la Puglia. Non so se qualcuno di voi proviene da codesta regione, che non conoscevo finché non ho iniziato a sentirne parlare qui sulle reti sociali. Non manca molto e saremo circondati dalle vostre foto in questo cosiddetto “Salento”, che contempla città dai nomi esotici e buffi quali Gallipoli, Otranto, Porto Cesareo, quando so di alcuni amici apuli che, al contrario, hanno passato delle vacanze meravigliose in posti meno conosciuti che a questo punto ritengo opportuno consigliarvi. Mi sembra giusto proporvi delle mete un po’ diverse dal solito, con lo scopo di mettere un po’ di pepe nelle vostre grigie vite e far sì che diveniate valorizzatori di nicchie che forse, per eccesso di umiltà, sanno pubblicizzarsi meno. In ogni caso, se volete trovare davvero un mare pulito, dei lidi attrezzati e delle spiagge meravigliose, vi consiglio di recarvi a Barletta, possibilmente sulla riviera di ponente, nei pressi del canale H.

Davvero, siamo al tredici di giugno, ci sono trentaquattro gradi e tutto questo mi ha ricordato che tra non molto Milano diventerà un cazzo di deserto. Qualcuno mi spieghi cosa c’è di così entusiasmante nell’estate? Credetemi quando vi dico che si tratta della stagione peggiore. Non è possibile ripararsi fino in fondo dal caldo atroce, ci sono code infinite in autostrada, le spiagge saranno stracolme di pecoroni che si godono una finta libertà prima di tornare a quella condanna sociale di nome lavoro e, cosa peggiore di tutte, le donne inizieranno a mostrare i loro seni e culi con prepotenza. Forse ne avevo già parlato in passato, alcuni di voi sanno che sono ancora vergine nonostante abbia quarantotto anni. Ho sempre evitato i rapporti sessuali perché, come molti di voi mi potranno confermare, il sesso è un’attività faticosa e dolorosa, oltre che disgustosa. D’altro canto, non ansimereste e vi lamentereste così tanto mentre lo fate, arrivando addirittura a urlare, in certi casi.

Non commettete questo errore, davvero, restate qui con me a Milano, a luglio e ad agosto, restate con me a lavorare. Le vacanze vi daranno un’illusione di libertà, una speranza di vivere da persone libere e benestanti che durerà due, al massimo tre settimane. L’impatto del ritorno a casa sarà traumatico e devastante, non permettetevi di causarvi questo dolore, analogo al dolore provato alla nascita, analogo alla sofferenza del fanciullo svezzato a cui sono ormai proibiti i ghiotti seni materni.

Viva l’inverno, abbasso l’estate!

Nizza

L’occaso volge su Nizza, splendente,
spossato in spiaggia seggo, intanto osservo
la triade di colori, ch’un coacervo
di sogni ispira, a quel diman suadente.

Prima v’è il blu del cielo transalpino,
cinereo, da pochi astri puntellato,
nel mentre d’un aereo traversato,
con esso va la mente, al suo destino.

Dopo v’è il blu del mare scuro, nero,
che culla minatorio chi l’osserva,
spietate salse l’acque, tergiversa,
nella sua danza a riva, il suo mistero.

Infine v’è quel candido mosaico
di sassi, a cui s’alternan certi, grigi,
rimanda noi al dovere, troppo ligi,
ma è ciò che rende l’esser men prosaico.

L’occaso è giunto su Nizza, ormai fermo,
pervaso dal torpore ancora siedo,
e m’ancoro qui al suolo e ancor mi chiedo
s’è tempo di seguir col mio errar ermo.

Vacanze

Vacanza, da vacante, il richiamo del vuoto.

Il vuoto fertile, come lo chiama Roberto Ruga.

In questi giorni, svuotiamoci allora, liberiamoci, un passo alla volta, da ciò che è futile, da ciò che è nocivo per noi, consentiamo alle piante e ai fiori di crescere, agli alberi di dare frutti maturi.

Facciamo spazio dunque.

A ciò che merita.

A chi lo merita.