I Consigli di Nonno Dino – Vuoto

Nonno Dino

Sono in vena di riflessioni personali questa sera, approfittando del fresco autunnale e del cielo nuvoloso, con l’orribile caldo finalmente in procinto di allontanarsi e le zanzare che lentamente periscono e ci lasceranno in pace per circa otto, forse nove mesi.

Davvero, mi domando come non possiate apprezzare l’autunno, il grigio, il freddo. Capisco che molti di voi abbiano bisogno di luce perché temono la propria ombra, per cui l’estate altro non è che l’archetipo decaffeinato della vostra felicità di plastica, mentre vi fotografate in spiaggia e in piscina, forzando i vostri sorrisi falsi e le vostre pose da seduttori e da seduttrici della domenica, atte a mascherare i vostri difetti, con i primi piani delle vostre facce di cazzo filtrate, sapendo che dentro di voi qualcosa si muove, qualcosa che vi sussurra costantemente la verità su di voi, ma guai ad ascoltarla, guai a venire a patti con voi stessi, meglio censurare tutto questo, meglio restare nella propria inconsapevolezza, ad attendere la prossima estate, ben sapendo che anche voi la odiate, detestate quel caldo insopportabile, quelle code interminabili in autostrada, quelle migliaia di euro di mamma e papà buttate nel cesso in lussuosi resort all-inclusive, senza un cazzo di progetto di vita, senza un ideale, una visione della vita, manica di pecoroni accaldati che non siete altro.

Eppure io vi capisco, vi guardo ormai come se fossi vostro nonno. Domani compio settantasette anni, il tempo è volato anche per me e, in fin dei conti, anche io anni fa ero esattamente come voi, tra l’altro sono stato tra i primi a iscrivermi a Facebook, avevo circa venticinque anni all’epoca. Dicevo, vi capisco, avete bisogno di tutto questo. Avete bisogno di sentirvi pieni, di riempire le vostre vite con l’apparenza, lamentandovi dei vostri genitori che vi invischiano continuamente nei loro battibecchi e cercate di fare da pacieri accumulando solo miseria e dolore, lamentandovi del vostro partner noioso, impigrito e dormiglione, mentre sbattete i vostri provoloni su Instagram cercando un diversivo, un uccellone alternativo che, nel momento in cui tenterà un approccio, sarà matematicamente respinto, scontrandosi inesorabilmente contro il muro granitico del vostro conflitto isterico ed eternamente irrisolto tra paura e desiderio, lamentandovi del vostro capo e dei vostri colleghi, i quali, lasciate che ve lo dica, giustamente non riconoscono nessun talento in voi, che vi sentite Steve Jobs pur avendo quasi quarant’anni e uno stage retribuito a cinquecento euro al mese.

Cari utenti e care utentesse, sapete cosa accadrebbe, se all’improvviso tutti questi problemi si risolvessero, se i vostri genitori non vi coinvolgessero più nelle loro risse, se trovaste il coraggio di lasciare il vostro partner per un pisellone fresco di stagione e a chilometro zero, se vi dessero realmente una promozione con un aumento? Vi trovereste faccia a faccia con il vuoto totale, con il nulla assoluto. Sareste costretti per la prima volta a fare i conti con voi stessi e con quello che avete ottenuto e a trovare un nuovo senso alla vostra vita, più costruttivo, più impegnativo, più difficile. In sintesi, sareste letteralmente terrorizzati, vi fottereste di paura all’idea che, oh cazzo, tutto quello che desideravate si è improvvisamente realizzato. E ora, porca troia?

Lasciate perdere, credetemi, ve lo dico dall’alto dei miei rimpianti, di tutti i treni che ho perso, della mia vita squallida passata a tollerare un impiego al comune, una moglie cicciona e petulante e dei figli disoccupati che mi prosciugano due terzi della pensione nonostante abbiano più di quarant’anni. Tenetevi le vostre sicurezze, le vostre vite mediocri, orribili, prive di stimoli.

Vi aspetto domani mattina al circolo di bocce e, dopo una bella partitina, venite con me a guardare qualche cantiere. La felicità è troppo faticosa, credetemi.

Recensioni Mattacchione – Nicholas Meyer – The Day After (1983)

L’esilarante scena del bombardamento di Kansas City

Per chi se lo fosse perso, consiglio questo spassosissimo film d’azione, forse un po’ datato, ma che oserei definire precursore di altre pellicole più recenti, quali “The Avengers” o “I Fantastici 4”.

La storia si svolge nel Missouri, nell’ipotesi che i rapporti tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica siano sempre più tesi. L’escalation tra le due superpotenze è tale da condurre i sovietici a sganciare numerose atomiche sul territorio americano, radendo completamente al suolo Kansas City. All’olocausto sopravviverà il dottor Russell Oakes (Jason Robards), il quale, a seguito delle radiazioni dovute al fallout, subirà delle mutazioni genetiche che gli conferiranno dei super poteri, mediante i quali si prenderà cura dei sopravvissuti al bombardamento, meditando vendetta nei confronti dell’arcinemico comunista. Non mancano scene spassose e battute esilaranti da parte di un altro dei protagonisti di questa avventurosa pellicola, il simpaticissimo aviatore Billy McCoy (William Allen Young) che farà sfoggio nel corso del film di un fine umorismo alla Eddie Murphy. Notevole anche l’interpretazione comica di John Cullum, nei panni di Jim Dahlberg, un fattore conservatore alle prese con gli sbalzi ormonali della figlia Denise (Lori Lethin), che, a causa della quarantena forzata nella cantina dei Dahlberg dovuta al fallout e avendo perso il futuro sposo Bruce (Jeff East) nell’esplosione, cadrà in una profonda crisi d’astinenza da uccelloni.

Consiglio la visione a grandi e piccini, per una serata frizzante e adrenalinica da passare in famiglia.

Ilario e il Passaggio di Consegne

– A fine anno, Dino ci lascia, ha trovato un cliente in Belgio disposto a pagarlo il doppio.

Ilario strabuzzò gli occhi fissando Michele, intanto che il ventre gli si infiammava, a seguito di quella inaspettata notizia. Lanciò un’occhiata attonita a destra e a sinistra, più volte, con la coda degli occhi, pensando a quale frase ad effetto utilizzare per uscirne pulito e non lasciar trapelare sentimenti ostili e replicò: – Cavolo, è un fulmine a ciel sereno, mi spiace sempre quando una persona in gamba ci lascia!

Si congedò dal suo collega e percorse lentamente i corridoi aziendali, con il capo leggermente chino e fissando il pavimento, rimuginando su quella notizia che poteva finalmente dargli la grande opportunità di succedere al suo mentore, di prendere il suo posto di responsabile su quell’ambito e prestigioso progetto di manutenzione di un database che raccoglieva i dati sui consumi dei clienti di un grosso fornitore di energia elettrica. La bocca gli si riempì di saliva e deglutì voluttuosamente, intanto che la sua volontà di potenza, la sua brama di essere il numero uno lo aveva invaso.

– Dino va via, quel posto dev’essere mio… – pensava Ilario, mentre gli si formava un nodo alla gola, sintomo di un entusiasmo delirante.

Pensò a quale potesse essere la strategia migliore per poter conquistare l’ambito posto, quella piccola poltrona mediante la quale avrebbe potuto farsi bello con i suoi famigliari e con i suoi amici, strumento da adoperare con lo scopo di vendicare finalmente le angherie subite alle scuole elementari, con cui avrebbe potuto finalmente trovare un posto nel suo piccolo mondo borghese di certezze di plastica, raggiungendo lo status di lavoratore, buon padre di famiglia e buon marito, per quanto sua moglie Martina stesse continuando a sfiorire e a ingrassare. Era trascorso ormai più di un anno dall’ultima volta in cui avevano fatto l’amore per via dell’impotenza di Ilario, dovuta al suo lavorare alacremente e incessantemente, causata da una libido concentrata tutta sulla produttività e sul desiderio di rivalsa. Mentre a passi lenti proseguiva nella sua lenta passeggiata lungo il corridoio, gli sovvenne quanto letto mesi prima su uno dei suoi numerosi manuali di auto-aiuto, secondo il quale era opportuno non mostrarsi mai interessati a un posto di comando, ma bisognava ingraziarsi prima il leader, miscelando adeguatamente compiacenza e spirito critico, in modo da lusingare, ma mostrarsi al contempo aperti al confronto. Sì, pensava Ilario, era quella la strategia giusta. Avrebbe contattato Dino sulla chat aziendale con una scusa, certo del fatto che lo stesso Dino avrebbe riconosciuto il suo talento come leader e avrebbe senza meno passato il testimone a lui. D’altro canto Ilario, oltre a ritenersi un tecnico informatico molto valido, diceva di se stesso di essere un eccellente comunicatore. Generalmente, rientrato a casa dall’ufficio, salutava svogliatamente Martina e i suoi figli, per chiudersi immediatamente in bagno e passare ore davanti allo specchio a ripassare ogni tipo di discorso, ogni possibile situazione con i propri colleghi e responsabili, cercando di adoperare un italiano corretto e imponendosi una postura autorevole, nella convinzione che con quella patetica recita avrebbe ottenuto il rispetto degli altri.

Ilario raggiunse la sua postazione. Dino non era in ufficio in quei giorni, in quel momento si trovava in una stanza d’albergo a Vasto. Approfittando della possibilità di lavorare da remoto, aveva deciso di fare comunque un salto al mare, sapendo che nel giro di un paio di mesi, avrebbe dato il ben servito ai suoi vecchi clienti per una nuova avventura all’estero.

Ilario aprì la chat aziendale e gli inviò il primo messaggio:

– Buongiornissimo Dino, posso disturbarti un secondo?

Dino ricevette una notifica sulla sua chat, lesse quel buongiornissimo e capì immediatamente dove voleva andare a parare il suo giovane e ingenuo collega. Un sorriso sornione solcò il suo volto, ben sapendo che, ancora una volta, gli si era presentata l’occasione per spezzargli sottilmente il cuore. Si concesse una grassa e sincera risata, fresco e riposato come si sentiva, dato che l’aria di mare gli faceva bene e amava passare giornate intere per fatti suoi senza vedere nessuno. A quel punto, fece un profondo respiro e replicò:

– Ciao Ilario, dimmi tutto.
– Ascolta, innanzitutto volevo farti i complimenti per come hai tenuto testa al responsabile tecnico del nostro cliente, nella riunione di tre giorni fa. Ho davvero apprezzato l’autorevolezza e la diplomazia con cui sei riuscito a chiudere la prima fase del progetto e a ottenere il primo pagamento. Volevo farti però un piccolo appunto: dal mio punto di vista, mi sembra giusto inserire nella minuta dell’incontro la proposta fatta da Giuseppe in merito al possibile miglioramento delle prestazioni del database. Lo dico naturalmente perché è giusto, quando si fa un lavoro di squadra, riconoscere i meriti dei singoli.

Dino lesse quella ridicola recita e scoppiò nuovamente a ridere. Aveva previsto mesi prima che quel piccolo stronzetto avrebbe cercato di ingraziarselo per cercare di prendere il suo posto, dato che aveva tentato più di una volta, invano, di fargli le scarpe con quell’inutile metodo manipolatorio. Ora che stava per andar via, quel piccolo sciacallo non vedeva l’ora di saccheggiare tutto quello che Dino aveva costruito in quei cinque anni. Dino fece un respiro ancora più profondo e rispose:

– Grazie mille dei suggerimenti Ilario, sono davvero lusingato, ma soprattutto terrò in debito conto il tuo punto di vista. Correggo subito la minuta e la mando al cliente. Non so come farei senza di te.

– Figurati, per me è un piacere! – replicò Ilario, nell’illusione di aver fatto breccia nel cuore di Dino.

– Ah, Ilario – fece ancora Dino – a questo proposito, forse lo avrai saputo, ma credo sia giusto che te lo faccia presente, anche perché è una novità che ti coinvolge significativamente: a fine anno vado via.

– Ah…non lo sapevo Dino, mi dispiace tantissimo! Sicuramente lascerai un grande vuoto! – rispose Ilario, fingendo stupidamente di non sapere nulla.

– Mah…siamo tutti sostituibili, soprattutto il sottoscritto. – Dino amava fare sfoggio della sua falsa modestia, che utilizzava per mettersi in una posizione di vantaggio. Dino era uno stronzo che non lasciava nulla al caso. Poi proseguì:

– In ogni caso, ho pensato a lungo su chi possa prendere il mio posto di responsabile. Ho riflettuto molto anche sul modo in cui hai lavorato in questi cinque anni, oserei dire in maniera infaticabile e credo di doverti ringraziare, perché i risultati che hai prodotto sono stati notevoli. Forse in alcuni momenti, tra me e te, ci sono state delle incomprensioni e forse è giusto che una persona talentuosa come te non abbia bisogno di un angelo custode e di continui controlli da parte del sottoscritto.

Ilario gongolava, sentiva di aver fatto centro e cominciò a far viaggiare la fantasia. Già si immaginava fare sfoggio del suo presunto carisma, già fantasticava sulla prima riunione in cui avrebbe annunciato con tono di voce autorevole, ma al contempo amichevole, di essere il nuovo responsabile del progetto, già sognava una fila interminabile di colleghi presso la sua postazione, alla ricerca di una risposta a qualsivoglia dubbio, già concepiva con la sua fantasia di pianificare attività, budget, scadenze, sentendosi un riferimento per gli altri, una guida e un mentore. Sapeva che era finalmente arrivato il suo momento, era solo in attesa che Dino deponesse la corona per porla sul suo cranio. Mancava pochissimo ormai, tutto questo si sarebbe concretizzato in pochi istanti. Ilario chiuse gli occhi, respirò profondamente e attese che Dino concludesse il suo discorso.

– Ilario, forse in questi anni c’è stato qualche problema di compatibilità tra me e te il più delle volte, non credo di essere stato per te il responsabile più adatto, vista la tua autonomia e indipendenza nell’affrontare il lavoro. Di questo ti chiedo scusa, perché è mio compito capire l’indole e le attitudini dei miei collaboratori.

– Non dire così Dino – rispose Ilario servilmente – sei stato un ottimo responsabile, ad avercene di persone come te!

– Ed è per questo, Ilario – proseguì Dino – che serve un leader più adatto per questa attività. Ilario, ci ho pensato a lungo, ti ho osservato in questi anni e meriti che il tuo lavoro venga riconosciuto. Ho già parlato con Sorriso in merito.

Ilario non credeva ai suoi occhi, il suo più grande desiderio si stava per avverare.

– Sarà Paolo a prendere il mio posto, Ilario. Paolo ha l’autorevolezza giusta e anche una buona compatibilità con un carattere come il tuo. La cosa è stata già ufficializzata con il cliente.

Nel leggere quelle parole, l’entusiasmo e la gioia di Ilario si convertirono immediatamente in una fiammata che fece il suo volto di bragia. Una fitta atroce lo colpì all’altezza del fegato, intanto che, come raccontava spesso al suo psicanalista, presso cui aveva già scialacquato migliaia di euro, aveva la percezione che le carni gli si staccassero dalle ossa. Le mani cominciarono a tremargli ed ebbe a malapena la forza di digitare, in risposta al suo ex-mentore:

– Come preferisci…ciao Dino, in bocca al lupo…

– Ciao Ilario, grazie ancora di tutto! In gamba!

Dino chiuse il suo portatile e scoppiò in una fragorosa risata. Indossava già costume, ciabatte e una maglietta da pochi euro. Prese il suo telo, aprì la porta della sua stanza, scese in reception, consegnò le chiavi della stanza e si recò con passo leggero in spiaggia, con un largo sorriso. Si sentiva euforico come un ragazzino, pienamente quarantenne ormai, ma gli era tornata finalmente la voglia di vivere e di ricominciare.

Ilario rimase impietrito per circa venti minuti davanti al suo computer, intanto che i suoi occhi si erano riempiti di lacrime, come se una parte di lui fosse morta. Si sentiva svuotato, privo di vitalità, intanto che una rabbia dal sapore patricida si faceva strada. Stringeva i pugni tremanti, ripensando alle opportunità perse, ricordando i suoi vecchi compagni di scuola che lo prendevano in giro, ripensando a suo padre, palazzinaro toscano, che lo faceva sentire continuamente un fallito. Il bruciante fantasma dell’umiliazione tornò a fargli visita, mentre aveva la sensazione di rimpicciolirsi, di non contare più nulla. Non si era mai sentito così solo.

Rientrò a casa dall’ufficio, salutò svogliatamente Martina e i suoi figli, per chiudersi immediatamente in bagno. Sedette sul gabinetto, portò entrambe le mani sul volto, tentò di scoppiare in lacrime, ma non ci riuscì. Dopo quindici minuti, con il pianto fermo in gola, rassegnato e completamente sopraffatto dal dolore, si alzò in piedi, si mise davanti allo specchio e ricominciò a ripassare ogni tipo di discorso, ogni possibile situazione con i propri colleghi e responsabili, cercando di adoperare un italiano corretto e imponendosi una postura autorevole, nella convinzione che con quella patetica recita avrebbe ottenuto il rispetto degli altri.

Anche quella sera, lui e Martina non avrebbero fatto l’amore. Martina avrebbe compreso, pazientemente, ancora una volta, intanto che sfioriva e prendeva ancora un chilo in più.

Il giorno dopo, nulla sarebbe cambiato.

La recita sarebbe ricominciata.

Ode alla Mediocrità

Mi rendo conto che gli aggiornamenti del blog divengono sempre più sporadici. Forse questa avventura ha fatto il suo tempo, forse Dino ha raggiunto gli scopi che si era prefissato, forse ha cercato solo compagnia, è stato un rimedio come un altro alla solitudine esistenziale che ci accompagna, anche se ci circondiamo di gente inutile con la quale intrattenerci senza fondamentalmente creare nessun tipo di rapporto autentico, presi come siamo dalla nostra continua tensione al miglioramento, alla crescita personale e all’accrescimento delle nostre capacità di leadership, no? Com’è che dite voi? “No pain, no gain”, “Ciò che non uccide fortifica”, “Il Boss è impersonale, il Leader è empatico”, mentre citate Butkowski e Carl Gustav Jung, senza sapere chi siano e non avendo mai letto e inteso nessuno dei loro libri, fondamentalmente perché non avete capito voi stessi, non sapete assolutamente nulla di chi siate voi stessi in realtà, mentre a guisa di pecorelle smarrite vi lasciate imboccare dagli stereotipi patetici delle reti sociali e dei media, guidati unicamente dal senso di colpa, dall’ansia e dalla paura, senza fermarvi mai a riflettere, senza osservare realmente cosa vogliano dirvi queste emozioni. Sto parlando con voi, voi madri di figli che non avete mai desiderato, voi rampanti giovani in carriera che si ritrovano responsabili di area sottopagati per poter raccontare ai vostri genitori che ce l’avete fatta senza sapere che l’avete presa sonoramente nel culo. Forse altro non desideravate che divenire semplici panettieri, impiegati comunali, scrittori, poeti, pittori, musicisti. Invece no, eccovi lì, buoni cristiani di facciata, buoni progressisti dalla parte delle minoranze, buoni lavoratori, padri e madri di famiglia, nella vostra gabbietta dorata, mentre vi lamentate di una quotidianità noiosa solo perché, fondamentalmente, vi è mancato il coraggio di fare alcune scelte.

Guardo a tutto questo con invidia, in realtà. Io stessa bramo una vita normale, mentre sono lacerato dai rimorsi e dalla mia costante irrequietezza, dalla colpa dei continui abbandoni e tradimenti, dei dolori che ho causato, della scia di cadaveri che ho lasciato alle mie spalle, mentre penso che non avrei dovuto lasciare l’università per darmi alla libera professione, mentre rifletto sul fatto che forse avrei dovuto essere una pecora e campare tranquillo, sposarmi, sfornare un paio di pargoli, ingrassare sul divano e diventare un cicciobombo sedentario e scoreggione, incassando e somatizzando le lamentele di una moglie altrettanto grassa, con i capelli unti e sessualmente frustrata.

Oggi mi guardo allo specchio e finalmente vedo lo sguardo di un fallito, un miserabile perdente senza una laurea, senza una famiglia, senza neppure un gatto scroccone ad accoglierlo quando rientra a casa, un vagabondo senza meta, ramingo per il mondo, incapace di portare a compimento i propri obiettivi, incapace finanche di tenere in piedi uno stupido blog, ormai trascurato e divenuto alla stregua d’una vecchia capanna abbandonata, piena di topi, polvere e ragnatele.

È un bene che non abbia conosciuto personalmente nessuno di voi e che nessuno di voi sia venuto in contatto con me. Vi siete risparmiati l’orrore del mio sguardo spento e ambiguo, del mio volto mutevole ed ermafrodito. Vi siete risparmiati un trauma.

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Notizie del Giorno

Leggo le notizie e al solito mi rendo conto di una certa mia tendenza masochistica a voler quasi di proposito irritare la mia fichetta secca e rugosa. Al solito, si narra di contagi che non decrescono a causa dei famigerati no-vax, questa banda di mattacchioni un po’ ribelli che si oppone alla scienza. Come osano, questi discolacci, a voler crear scompiglio e a disturbare il manovratore in questo modo?

Oltre a ciò, mi salta all’occhio un altro trend di recente introduzione da parte dei nostri amati giornalisti: quello degli incendi. Fateci caso, prima prende fuoco un grattacielo a Milano in Via Antonini, quest’oggi si parla d’un palazzo bruciato a Torino, in zona Porta Nuova. Vi ci vedo, cari boccaloni e boccalonesse, mentre leggete queste notizie, mentre prendete a noleggio i pensieri altrui e i fatti a cui dare importanza, mentre vi fate imboccare come infanti con la vostra pappetta quotidiana di cronaca, pensare quanto segue: – Mamma mia, il mondo intero sta andando a fuoco, dove andremo a finire?

Cari utenti e care utentesse, premesso che se la pensate in questo modo, mi auguro davvero che andiate a finire in una discarica di rimpianti per il modo in cui avete sprecato la vostra vita, ma vi invito comunque a non farvi prendere per il culo. Non ve lo dico dall’alto di una cattedra, ci mancherebbe. Sono una ragazza semplice di quartiere anch’io, che si cerca la vita come può, con i suoi pregi e i suoi difetti, che sculetta come una frociona quando corre nel parco, ma che un tempo era esattamente così, manipolabile, suggestionabile, priva di spirito critico. Ebbene, una rondine, forse anche due, tre, dieci, cento non fanno primavera. Il mondo non sta andando a fuoco, vengono presi fatti di cronaca statisticamente irrilevanti e vengono magnificati facendone di una mosca un elefante, con lo scopo di distrarvi, terrorizzarvi per tenervi sotto controllo, se vogliamo anche per darvi degli argomenti di conversazione mentre siete a tavola con la vostra famiglia, con i vostri colleghi, intanto che sopra di voi, chi comanda il vapore fa il bello e il cattivo tempo e si diverte come un matto a tirarvi scemi. L’ho detto e lo ripeto: se avessi un briciolo di potere farei altrettanto, forse anche di peggio. E lo fareste anche voi.

Infine, Roberto Benigni lecca il culo a sua moglie e, di conseguenza, a tutte le donne, non perché le ritenga davvero migliori degli uomini, ma come sempre per garantirsi visibilità e cavalcare l’ennesima moda. In fin dei conti, Benigni vi dà quello che vuole, facendovi credere, cari utentessi, che in questo modo vi guadagnerete il rispetto delle donne e magari anche una generosa scopata. Bene, mi spiace deludervi, ma è l’esatto contrario, ragion per cui so benissimo che molti di voi, a causa di questa miserabile tecnica di seduzione, è da tempo che in verità passano le loro lunghe giornate con il pesciolone in mano. Le donne vi disprezzeranno ancora di più e con buona ragione: chiunque abbia un minimo di dignità e rispetto per se stesso non ha alcun bisogno di ruffiani che gli baciano il culo in maniera melliflua.

Questa, ahinoi, è la squallida società in cui viviamo, un super-io passivo-aggressivo che impone un mondo di pace, di accoglienza, di tolleranza e di rispetto delle minoranze in maniera autoritaria, individuando negli uomini, nel patriarcato e in un generico “fascismo” del quale nessuno probabilmente comprende il significato, perenni nemici da combattere.

E queste, cari utenti e care utentesse, sono le stesse identiche dinamiche dei regimi totalitari.

State tranquilli in ogni caso. Come sempre, una risata li seppellirà e, per citare il mio caro e rimpianto professore di filosofia delle superiori, anche “un bel pernacchio”.

Messaggio della Buonanotte

Erano diversi giorni che non pubblicavo una delle mie missive al vetriolo, difatti sono stato sommerso da lettere, email, messaggi privati, mi sono ritrovata una folla di persone sotto casa che mi ha chiesto che fine avessi fatto, che mi ha letteralmente implorato di tornare a pubblicare. In realtà, sapete benissimo che tutto ciò è solo frutto della mia fantasia, sono solo sogni di gloria che svaniscono nell’inesorabile vento della vita, che tutto spazza e porta via con sé, verso destini giammai pianificati. Auspico, in verità, che questo spazio rimanga un salotto per pochi intimi, con poche reazioni e pochi lettori, l’ennesima invenzione che ho messo su per farmi ammirare da qualcuno e per sentirmi meno sola. Vogliamo essere amati, vogliamo essere adorati, tutto è vanità, ahimè, potreste mai dimostrarmi il contrario?

Sarò breve quest’oggi, sono giornate impegnative, ma non volevo farvi mancare un messaggio d’affetto e un buon consiglio per una vita sana e retta: rinunciate anche stasera al sesso e, al suo posto, recitate un Santo Rosario con il vostro partner. Mi rivolgo soprattutto alle coppie omosessuali, le cui unioni sono senza meno benedette dal Santo Padre e da Santa Madre Chiesa.Abbasso la fica, viva il Signore.

Buonanotte.

La Pandemia delle Giornate Mondiali

da corriere.it

Non so se sono l’unica a sentirsi irritata, ma qualcuno fermi questa epidemia, questa influenza spagnola delle giornate mondiali. Smettiamola, nel nome di Dio, con questo orribile calendario laico, impregnato di ricorrenze consumistiche che hanno contribuito a tramutarci in amebe prive di spirito critico. Ricordo che ai miei tempi ci si alzava tutti alle quattro del mattino, mio marito si recava al lavoro con i figli maschi, con il suo carro trainato dal nostro cavallo Imperatorius, mentre la sottoscritta si dedicava dapprima a una magra colazione a base di pane secco e un caffellatte. Terminata la colazione, seguiva la lettura delle lodi mattutine, caratterizzate da una rigorosa ruminazione delle sacre scritture e degli inni nei confronti del santo del giorno. Già, il santo del giorno, quello sì che era un signor calendario! Erano tempi meravigliosi, sublimavamo la sessualità a suon di eccitantissimi Padre Nostro e Ave Maria, raggiungendo l’apice del piacere con un terzetto di Gloria, incanalando la nostra libido esclusivamente verso Nostro Signore e la Vergine Madre. Gli unici rapporti sessuali consentiti erano quelli che avevano come obiettivo la procreazione, nel corso dei quali mai sia intercorresse un fiato, un urlo, mai sia trapelasse il benché minimo piacere. Erano tempi meravigliosi, godevamo nel sacrificare le pulsioni e nel rinunciare totalmente al piacere, avevamo un potere immenso, incatenavamo i nostri figli a vita, per noi considerati esclusivamente alla stregua di manodopera per i campi, per poi tramutarli in badanti una volta che saremmo divenuti anziani e impedendo loro, legandoli al letto o a suon di cinghiate, qualsiasi tentativo di indipendenza.

Cari utenti e care utentesse, sappiate che, da allora, le cose non sono affatto mutate, hanno solo cambiato veste. Per quanto i media mainstream, i giornali online, continuino a raccontarcela, a ficcare il naso sotto le nostre lenzuola, a darci consigli sulla sessualità, a frugare nelle nostre mutandine, si scopa meno di allora, o forse si scopa di più, ma spesso si scopa male. Quest’epoca di consumismo non ha portato alcun beneficio in quei termini, ho già fatto presente che viviamo un’epoca Vittoriana travestita da Woodstock. C’è stato un colpo di spugna che ha preteso di cancellare le paure e i sensi di colpa in merito alla sessualità, mentre in realtà latenti continuano a lavorare nei bassifondi del vostro inconscio, rendendovi sempre più isterici, insoddisfatti, ansiosi, impauriti, mentre indossate la maschera dei vincenti, perché a voi non la si fa, siete più furbi di vostra madre e vostro padre, voi sì che avete un sacco di donne, che avete un sacco di uomini, passate tutto il tempo a flirtare e a scopare, quando in realtà morite di solitudine perché non avete il coraggio di esporvi davvero, di mostrarvi con i vostri limiti e con le vostre insicurezze. Non preoccupatevi in ogni caso, i vostri cazzi mosci e le vostre fiche secche parleranno molto più di voi. Il momento della verità si manifesterà in camera da letto, cari presunti maschioni e ninfomani.

Ora, per cortesia, cercate di andare un po’ oltre il sarcasmo feroce delle righe precedenti e, nel frattempo, liberatevi delle vostre inutili Reflex, mezzo che usate naturalmente con la speranza di finire a letto con qualcuno. Tutto è vanità, ahimè, ma c’è bisogno che qualcuno ve lo dica: le vostre foto fanno veramente schifo, non avete la benché minima idea di come si faccia una composizione, sono banali, i vostri tramonti, i vostri paesaggi, i vostri ritratti sono tutti uguali, non trasmettono nulla, siete nulla che produce altro nulla.

In realtà sono di buon umore quest’oggi, un caro augurio, per questa splendida giornata mondiale. Togliete il like al blog e segnalatelo.

Recensioni Mattacchione – Claudio Cupellini – Una Vita Tranquilla

Per chi se lo fosse perso, vorrei consigliare a voi tutti la visione di questa esilarante commedia, diretta da Claudio Cupellini, che per l’intreccio non ha assolutamente nulla da invidiare ai capolavori dei fratelli Vanzina o di Neri Parenti.

Per sfuggire da una famiglia soffocante, il napoletano Antonio De Martino (Tony Servillo) si finge morto e si dà alla macchia, fuggendo in Germania e cambiando il suo nome in Rosario Russo. Quest’ultimo sposerà Renate (Juliane Köhler), una donna tedesca, con la quale darà alla luce un figlio, Mathias (Leonardo Sprengler). I due gestiscono assieme un albergo ristorante. La quiete della nuova famiglia sarà turbata dall’arrivo del discolo Diego (Marco D’Amore), figlio del primo matrimonio di Antonio/Rosario, una vera peste. Quest’ultimo, per vendicarsi di suo padre che lo ha abbandonato in tenera età, combinerà una serie di birichinate assieme al suo migliore amico Edoardo (Francesco Di Leva), scapestrato e mattacchione combinaguai, rendendo la vita molto difficile ad Antonio/Rosario e dando vita a una serie di equivoci e di gag da sbellicarsi dalle risate.

C’è un po’ di tutto in questa pellicola, un po’ “Dennis La Minaccia”, un po’ “Il Fu Mattia Pascal”. Un film da guardare in famiglia, assieme ai vostri bambini, per una serata all’insegna della spensieratezza.

Ego Sum Feministum

Credo che Repubblica svolga davvero un servigio di notevole ausilio nei confronti di noi donne, un quotidiano capace di supportare con consigli autorevoli come si può vivere felicemente in coppia. Paolo Crepet, con notevole piglio scientifico, ci fornisce suggerimenti su come comportarci qualora avessimo scelto di avere al nostro fianco un uomo anaffettivo.

Esattamente, “scelto” è il participio passato giusto. Per quanto forte possa essere la convinzione che sia stato il destino a farcelo incontrare, ce lo siamo scelto noi, siamo state noi a decidere, per automatismo indotto, perché quel bonobo freddo, taciturno e senza spina dorsale ci ricorda quello stronzo di nostro padre, che ancora amiamo incestuosamente, mentre siamo ancora identificate con la nostra mammina, sia imitandola spudoratamente, sia comportandoci esattamente all’opposto di lei, due facce della stessa medaglia, in ogni caso.

Insomma, mi rivolgo a voi utentesse, con la mia consueta solidarietà femminile, premettendo che questo blog è favorevolissimo alla nostra emancipazione, ve lo dico da uomo e donna sposata, in procinto di divorziare dopo una storia durata undici anni. Che la nostra sia un’emancipazione fatta di conoscenza di noi stesse e di cosa vogliamo davvero. Credetemi, con il femminismo non abbiamo raggiunto nessun risultato, nessuna libertà. Abbiamo solo rivolto la nostra attenzione verso l’ennesimo surrogato di nostro padre, il femminismo stesso, il governo che non ci dà diritti, l’ennesimo totem verso cui piangere miseria ed elemosinare un briciolo di attenzione, l’ennesimo idolo a cui dare la colpa e su cui proiettare tutte le nostre fragilità e inadeguatezze, con i nostri capricci isterici del cazzo.

Per cortesia, care donne, troviamoci un uomo serio, che ci faccia veramente bagnare la passerina e che sappia ricambiare. Piantiamola di caricarci il primo scimmione a cui mettere l’anello al dito per far contenti mamma e papà, i quali comunque non saranno contenti finché non avremo almeno sfornato un paio di pargoli. Oh, alla vostra età è ora di metter su famiglia, no? Com’è che dicono, quei due vecchi rottinculo?

Fate così, andate da vostro marito, che sarà senz’altro sul divano a leggere la gazzetta dello sport o a bighellonare con la playstation e diteglielo: io non ti amo, ti stimo, provo per te solo un tiepido affetto, è finita. Fatelo ora, prima che sia troppo tardi, prima di trascinarvi in un lento e inesorabile cammino verso la miseria e l’infelicità.

Fatto ciò, liquidato l’orango di turno, mettetevi seriamente a caccia di uccelloni, ma soprattutto trovatevi un uomo onesto che vi dica le cose come stanno, nel bene o nel male, qualcuno che lo faccia con finalità catartiche. Non ce ne sono tantissimi, purtroppo. Forse è vero che per un uomo è difficile esprimere i propri sentimenti, non potrà mai dire a un suo caro amico “ti voglio bene”, senza il rischio di passare per ricchione, ma fidatevi che chi cerca trova.

Di qualsiasi età, di qualsiasi condizione sociale, care utentesse, è tempo di piselloni seri. Forza!

fonte: repubblica.it

Estate Bollente

Dopo il fresco insolito della scorsa settimana, finalmente un gradevole caldo darà un senso alle nostre estati. Quarantotto gradi, nel nome di Dio Onnipotente e di Nostro Signore Gesù Cristo! Avete atteso con ansia l’arrivo delle vibrazioni estive, finalmente in ferie, dopo un anno a svolgere il duro lavoro che tanto amate, no, com’è che dite voi, mentre vi fotografate in telelavoro sul balcone di casa dei vostri genitori, spacciandolo per la terrazza di una mansarda di lusso? Eppure la dura realtà è che nel corso di questa settimana passerete la notte a boccheggiare come malati terminali in attesa di esalare l’ultimo respiro, vi sveglierete più volte in una pozza di sudore, disidratati e assetati, con buona probabilità tormentati dalle zanzare che passeranno inesorabilmente nei pressi del vostro orecchio e non vi faranno chiudere più occhio, e le cercherete per ucciderle, quelle figlie di puttana, ma l’evoluzione ha fatto il suo corso, si sono fatte scaltre e imprendibili, quasi ai livelli delle mosche, quelle altre bastarde.


Cari utenti e care utentesse vacanzieri, leggete bene questo testo, sono esattamente queste le ferie che ci aspettano, non sarà qualcosa di diverso, non sarà riposante, non sarà rigenerante e torneremo in ufficio tra meno di due settimane ancora più incazzati di quando siamo partiti. Non devo certo dirvelo io, Paolo Villaggio ci ha costruito una serie di libri e di pellicole in merito ben più geniali di questo blog gestito da un’intelligenza artificiale che, tra parentesi, è in buona parte responsabile dei cambiamenti climatici del nostro pianeta a causa dei frequenti problemi di meteorismo della sua amministratrice.


Buona estate del cazzo a tutti! 😍🥰☀️🌊

Fonte: corriere.it