San Valentino

Un mio pensiero non poteva mancare nel giorno di San Valentino. Vedo un gran parlare di questa ricorrenza, qui sulle reti sociali, vedo grande esperienza da parte degli utenti e delle utentesse in merito a questo cosiddetto “amore”, coppie felici, single altrettanto felici, insomma, qualunque sia la vostra condizione, mi fa molto piacere che siate così lieti. Davvero, ve lo dico con sincerità: le vostre manifestazioni di giubilo in merito al vostro stato sentimentale sembrano davvero spontanee e autentiche. Chiunque abbia dei dubbi e pensi che la vostra sia solo un’opera di autoconvincimento, rafforzata dal miserabile consenso ottenuto dai vostri “amici” mediante i loro “likes” e le loro “reactions” è senza meno in malafede.

Cari utenti e care utentesse, qualcuno dovrà pur dirvelo, ma, ahimè, invero vi sono ben pochi motivi per esser lieti. La vostra ostentazione di giubilo presenta probabilmente una proporzionalità quadratica, per non dire cubica, al grado di disperazione che provate quotidianamente, al pozzo nero della vostra miseria che ignorate e cercate di anestetizzare qui in rete, nella convinzione di vivere delle vite meravigliose e di successo. La verità è che la vostra vita fa schifo esattamente come la mia. Se siete celibi o nubili, non siete liberi, non state ricominciando da voi stessi o da voi stesse, siete solamente soli come cani e state negando a voi stessi quanto abbiate disperato bisogno di un abbraccio, di una carezza, di un bacio. Bene, sappiatelo: quelle attenzioni non vi giungeranno mai. Nel momento in cui qualcuno proverà ad avvicinarsi a voi, lo farete scappare a gambe levate nel giro di una settimana, nel momento in cui lo utilizzerete come valvola di sfogo su cui riversare tutti i vostri conflitti irrisolti con vostra madre e con vostro padre.

Per quanto riguarda le coppie, invece, sarò sintetico: non prendetevi per il culo, si vede lontano un miglio che non vi amate. Lui cerca un surrogato di sua madre in cui infilare, sempre più di rado con il passare del tempo, il proprio uccellone. Lei cerca solo un mezzo per procreare e per utilizzare il proprio stato interessante o la propria prole per dimostrare alle sue odiate “amiche del cuore” di avercela fatta.

Insomma, cari utenti e care utentesse, buon San Valentino del cazzo. 🥰😍😘

L’Estate Si Avvicina

Non so se c’è qualcuno tra i quattro gatti che mi segue che vive in Lombardia, nello specifico a Milano o nell’Hinterland. Fatemi capire se sono l’unica a provare una sensazione di angoscia nel momento in cui si approssima l’estate, in questo cazzo di agglomerato di cemento che sembra un forno. La cosa che generalmente mi causa più malinconia sono i fine settimana di luglio e di agosto. La città si svuota, voi bauscia maledetti non vedete l’ora di mettervi in coda come delle pecore lungo la A7 o la A26, figa, per recarvi in Liguria, con la vana quanto inutile speranza di trovare parcheggio in una delle regioni più scomode mai generate dalla fottuta tettonica delle placche, l’orogenesi più bizzarra mai avvenuta in quattro miliardi e mezzo di anni di vita del nostro fottuto pianeta. Ma come cazzo vi salta in mente di recarvi in quel cazzo di lembo di spiaggia soffocato dalle Alpi e dagli Appennini, una regione che non conosce vie di mezzo, una dicotomia tra pianura e montagna, cazzo, una regione che mi ha sempre fatto rabbia perché non sono mai stato in grado di imitare l’accento ligure. Ma come è possibile che voi liguri siate gli unici che non riesco a localizzare in base alla vostra cadenza? Smettetela di essere così anonimi, fatevi avanti, nel nome di Dio!

Non che ce l’abbia con i liguri, intendiamoci, la mia è solo la volontà di far sì che questa simpatica etnia emerga dalla sua introversione. Da quello che mi è stato detto, i liguri sono invero persone estroverse, pazienti, generose e poco lamentose. In ogni caso, so che in alternativa alla Liguria, la meta prediletta per il vostro agosto scoppiettante sarà la Puglia. Non so se qualcuno di voi proviene da codesta regione, che non conoscevo finché non ho iniziato a sentirne parlare qui sulle reti sociali. Non manca molto e saremo circondati dalle vostre foto in questo cosiddetto “Salento”, che contempla città dai nomi esotici e buffi quali Gallipoli, Otranto, Porto Cesareo, quando so di alcuni amici apuli che, al contrario, hanno passato delle vacanze meravigliose in posti meno conosciuti che a questo punto ritengo opportuno consigliarvi. Mi sembra giusto proporvi delle mete un po’ diverse dal solito, con lo scopo di mettere un po’ di pepe nelle vostre grigie vite e far sì che diveniate valorizzatori di nicchie che forse, per eccesso di umiltà, sanno pubblicizzarsi meno. In ogni caso, se volete trovare davvero un mare pulito, dei lidi attrezzati e delle spiagge meravigliose, vi consiglio di recarvi a Barletta, possibilmente sulla riviera di ponente, nei pressi del canale H.

Davvero, siamo al tredici di giugno, ci sono trentaquattro gradi e tutto questo mi ha ricordato che tra non molto Milano diventerà un cazzo di deserto. Qualcuno mi spieghi cosa c’è di così entusiasmante nell’estate? Credetemi quando vi dico che si tratta della stagione peggiore. Non è possibile ripararsi fino in fondo dal caldo atroce, ci sono code infinite in autostrada, le spiagge saranno stracolme di pecoroni che si godono una finta libertà prima di tornare a quella condanna sociale di nome lavoro e, cosa peggiore di tutte, le donne inizieranno a mostrare i loro seni e culi con prepotenza. Forse ne avevo già parlato in passato, alcuni di voi sanno che sono ancora vergine nonostante abbia quarantotto anni. Ho sempre evitato i rapporti sessuali perché, come molti di voi mi potranno confermare, il sesso è un’attività faticosa e dolorosa, oltre che disgustosa. D’altro canto, non ansimereste e vi lamentereste così tanto mentre lo fate, arrivando addirittura a urlare, in certi casi.

Non commettete questo errore, davvero, restate qui con me a Milano, a luglio e ad agosto, restate con me a lavorare. Le vacanze vi daranno un’illusione di libertà, una speranza di vivere da persone libere e benestanti che durerà due, al massimo tre settimane. L’impatto del ritorno a casa sarà traumatico e devastante, non permettetevi di causarvi questo dolore, analogo al dolore provato alla nascita, analogo alla sofferenza del fanciullo svezzato a cui sono ormai proibiti i ghiotti seni materni.

Viva l’inverno, abbasso l’estate!

Andrea Scanzi e il Vaccino

La vicenda del vaccino di Scanzi ci insegna che è sufficiente sedersi in riva al fiume e attendere il passaggio del corpo esanime del nemico. Non che ritenga il giornalista aretino un mio nemico, intendiamoci, provo per lui la pena acuta che si prova nei confronti di un cinquantenne patetico come ce ne sono tanti al giorno d’oggi. Oggettivamente, Andrea ha pestato un merdone di notevoli dimensioni e d’altro canto, se ti esponi con milioni di persone con la tua pagina ridicola in cui commenti la politica in maniera del tutto soggettiva, ergendoti a sommelier della domenica e a critico musicale de noantri, se percepisci quell’ebbrezza che ti fa sentire venerato come un Cristo in terra, appena pisci fuori dal vaso te la fanno pagare cara e quel delirio di onnipotenza non può che tramutarsi in una morte cupa dell’anima, nonostante i goffi tentativi di giustificarsi e di autoproclamarsi cittadino responsabile per esseri reso immune.

Mi rendo conto che il nostro Andrea si sia vaccinato probabilmente perché rientra in una categoria fragile, quella dei narcisisti insicuri, ma persino il collega Peter Gomez lo sta scaricando. Del resto, quest’ultimo ha fatto un’osservazione giusta e di buon senso: il grosso danno dei social e di quest’epoca è proprio che, nel nome della trasparenza, tutti parlano e danno aria alla bocca, condividendo cazzi e fiche con la massa per poi piangere miseria quando la massa stessa, volubile per natura, spara loro merda addosso. Questa vicenda mi ricorda quella di Federica Pellegrini, la quale non troppo tempo fa ebbe modo di documentare su Instagram il modo in cui aveva affrontato il Covid, inizialmente sostenuta dai suoi seguaci per poi essere letteralmente massacrata nel momento in cui, non ricordo se ancora positiva o appena guarita, è andata a far visita alla madre non più giovane, rischiando di trasmetterle il virus e di farle seriamente del male.

Sul serio, mi rivolgo a tutti, come se qualcuno segua davvero questa porcheria di blog che ho messo su. Nel nome della trasparenza siamo diventati letteralmente invisibili, completamente uniformati in questo terzo millennio banale e stritolato da una dittatura del manierismo che ha letteralmente rotto i cosiddetti. Impariamo invece nuovamente un’antica virtù: quella del silenzio, quando opportuno, e del riserbo. Tenete i vostri cazzi e le vostre fiche a debita distanza dagli sconosciuti, per una questione di dignità personale, valore scomparso al giorno d’oggi, e di rispetto verso voi stessi. Vi garantisco che più terrete quella fogna chiusa, prima smetterete di pubblicare il vostro squallore su queste piattaforme che hanno lo scopo principale di mandarvi pubblicità mirata, più apparirete al contrario interessanti agli occhi degli altri.

Siate rivoluzionari per davvero, non nel conformismo dell’anticonformismo: tacete e imparate a tenervi i cazzi vostri per voi. Perché fondamentalmente, è proprio per il fatto di esservi sputtanati così tanto che non scopate da anni.

Chissà, magari con quest’ultima affermazione sono riuscita a convincervi (come no…).

Depressione Ostentata

Volevo approfittarne per ringraziare un affezionato lettore, il quale mi ha parlato con molta passione degli Alice In Chains e mi ha permesso di conoscere e approfondire questo gruppo. Mi ha colpito in particolare la versione “unplugged” di questo brano, “Down In A Hole”. In questa performance dal vivo, il cantante Layne Staley, fisicamente e psicologicamente logorato, tira davvero fuori tutta la vita che gli era rimasta, nonostante fosse totalmente in balia di una purtroppo irreversibile depressione e di una tossicodipendenza da eroina. Staley è finito “in un buco”, per l’appunto, e non è stato capace di uscirne.

Ecco, prendo spunto da questa autentica opera d’arte che renderà la buonanima di Layne immortale, perché ultimamente mi fa sorridere una certa ostentazione di malessere sui social, tramite la quale si cerca di mercanteggiare la propria dignità personale per elemosinare un briciolo d’affetto. Sembra quasi che essere ansiosi, depressi, “borderline”, sia divenuto un vezzo, una peculiarità di cui andar fieri in modo da sentirsi più affascinanti e più interessanti. Purtroppo, tocca darvi una delusione anche questa volta: siete banali, noiosi, prevedibili e, soprattutto, per nulla interessanti e attraenti. Oltre a ciò, mi sento di aggiungere una postilla: se foste davvero depressi, e, perché no, anche eroinomani, i social network dovrebbero essere un vero e proprio museo online, una sorta di virtuale accademia delle belle arti, con contenuti ricchi di fotografie, pitture, musica e letteratura di altissimo livello. Insomma, da un punto di vista artistico questi anni dovrebbero teoricamente costituire un nuovo Rinascimento, che tra l’altro sarebbe in linea con un papato per certi versi velatamente simile a quello di Alessandro VI, visto che anche a Bergoglio, in fin dei conti, piace la fica, visti gli ultimi apprezzamenti fatti su Instagram a una procace modella brasiliana. Invece, al solito la triste e mesta realtà: siete in grado di produrre solo post scontati, il più delle volte sgrammaticati, a cui si accompagnano fotografie di merda con i vostri patetici primi piani in cui ostentate profondità e nel frattempo vi date all’accattonaggio affettivo, per un presunto amore che mamma e papà non vi hanno dato quando eravate bambini.

Caso mai è il contrario, dal mio punto di vista, i vostri genitori non vi hanno dato sufficienti cinghiate sul culo.

Buon ascolto.

L’Annosa Questione del Debito Pubblico Italiano

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Si parla ormai da anni della crisi economica che attanaglia il nostro paese, in particolare uno degli argomenti ricorrenti è quello relativo all’enorme debito pubblico in rapporto al nostro Prodotto Interno Lordo.
Rifletto costantemente sul problema, su come fare a liberarci di questa zavorra che non ci consente di tornare a fare investimenti e abbandonare le politiche di austerity imposte in questi anni dall’Unione Europea.
In realtà, dopo profonda meditazione, sono giunto alla conclusione che una possibile soluzione potrebbe essere la seguente: multare salatamente chiunque faccia scempio della grammatica italiana.
Su Facebook o su altri social, le nostre forze dell’ordine scoverebbero senza dubbio una sovrabbondanza di illeciti amministrativi, qualora questa proposta venisse presa seriamente in considerazione. Per citare George Carlin, probabilmente, “nel giro di una settimana, il bilancio sarebbe completamente risanato”.
A questo proposito, ne approfitto per condividere con voi un ricordo di gioventù.
Ero molto giovane. Nella mia lunga vita, mi sono cimentato in diversi sport, ottenendo risultati al limite del ridicolo: sono negatissimo per qualsiasi tipo di attività sportiva, mi limito a camminare in solitudine e ogni tanto a fare una corsetta, in barba alle minacce di Vincenzo De Luca.
Ma non divaghiamo. Per un breve periodo, ebbi l’occasione di praticare nuoto, frequentavo una piscina dalle parti della mia vecchia casa. Un bel giorno, ricordo che mi trovavo negli spogliatoi, dopo aver fatto la doccia, avendo appena concluso dieci vasche scarse e rischiato un arresto cardio-respiratorio. Mentre mi cambiavo, chiuso nel camerino, mi posi in ascolto di due uomini, che si trovavano all’esterno e, come spesso accade, stavano facendo a gara a chi ce l’avesse meno piccolo:
– Oh, ci credo che sei stato male l’altra volta, durante l’allenamento, se “strafi”…
– “Strafo”?
– Sì, voce del verbo “strafare”: io “strafo”, tu “strafi”, egli “strafa”…
Dopo aver provato un’intensa fitta al cuore, a cui fece seguito un attacco d’asma, quel giorno, decisi di abbandonare definitivamente la frequentazione di quella piscina. Da quel breve dialogo, evidente segno del destino, capii che la mia missione era un’altra.
Il nuoto non era la mia strada.
Mi iscrissi in palestra. Ma questa è un’altra storia.