Confessioni

Quest’oggi mi sono recata in metropolitana, fermata Precotto, presso una di quelle cabine per fototessere. Non ne avevo mai parlato prima, ma credo sia arrivato il momento di farvelo presente: la mia casa non ha mai avuto specchi. Ho visto solo di rado il mio volto riflesso in qualche vetrina, sfuocato e abbagliato dalla riflessione della luce solare. Oltre a questo, non esistono fotografie del mio vero volto. Sono nata e cresciuta in una famiglia molto protettiva, la quale ha pensato bene che non fosse opportuno, forse per non ferire la mia sensibilità, forse perché si vergognavano di me, che io stessa venissi a conoscenza delle mie reali fattezze.

Bene, inevitabilmente, oggi ho deciso di affrontare la verità, capire quale fosse la mia vera faccia, chi si cela in realtà dietro la squallida mascherata di Dino Veniti, la mascherina igienica che uso per proteggermi dal virus della mia stessa miseria, dalle mie pulsioni di morte, dalle mie nevrosi e dalle mie psicosi. Sono entrato in cabina, ho inserito cinque euro, ho chiuso gli occhi e ho lasciato che la macchina fotografica acquisisse l’immagine del mio volto. Sudavo freddo, intanto che la cabina si accingeva a stampare il risultato di quella seduta fotografica. Al termine della stampa, sono uscito e ho tirato fuori quanto realizzato da quella macchina infera. Con coraggio ho aperto gli occhi e ho finalmente guardato, trepidante, le mani tremanti.

Quanto emerso mi ha fatto gelare il sangue, anche se in fin dei conti l’ho sempre sospettato. Sì, è così, ho sempre saputo che le cose stavano in questo modo. Mi sono tornati alla mente gli sguardi preoccupati di mia madre, le urla di mio padre e i loro litigi, i tempi dell’orfanotrofio e la prima volta che ho fatto all’amore con suor Paola e padre Pellegrino, la famiglia Veniti che mi adotta e mi porta a Lavreotiki, le dieci cinghiate quotidiane di mio padre adottivo Giánnis Kyriakos, i capitali spesi in psicoanalisi e le dieci cinghiate settimanali del mio psicoanalista, una fiammata di rimembranze che ardevano nel mio petto.

È stato lì che ho visto, ho visto quattro volti, tutti e quattro differenti, quattro figli di puttana disposti in una matrice due per due, orribili, inquietanti. Indistinguibili, per età, sesso ed etnia.

Forse è meglio che non sappiate cosa si cela dietro questo blog, dietro questa pagina. Non abbiate desiderio di incontrarmi, di conoscermi, il solo incrociare il mio sguardo potrebbe tramutarvi in statue di sale. È bene che continui a muovermi nell’ombra, nell’oscurità, ove non vi è spiraglio alcuno di luce. È lì che mi sento a mio agio, è lì che posso attingere alla cloaca del mio inconscio e sublimare il letame della mia anima corrotta in forma scritta.

Quest’oggi ho visto l’orrore in faccia, l’orrore di chi incarna tutti i mali della società liquida.

E quell’orrore sono io.

Un Anno di Pandemia

È passato ormai un anno dall’esplosione della pandemia, da quando il Covid-19 è entrato a far parte delle nostre vite come un inconsueto animale domestico, alla stregua di un micetto occultato dietro la tenda del soggiorno che, d’improvviso, tende un agguato al proprio padrone tirandogli un’allegra zampata con cui ci vuol ricordare la sua dispettosa presenza. Sono state molteplici le conseguenze sulla nostra cultura e sull’informazione: alla già stucchevole retorica basata sul leccare il culo alle cosiddette “minoranze”, perpetuata dai nostri giornalisti “maschi di donna” castrati, si sono aggiunte le videoconferenze di Veltroni, Jovanotti, Recalcati, quest’ultimo psicanalista dal dolcevita nero che pronuncia “Lacan” alla francese, autoproclamandosi esperto del suddetto mentre strizza l’occhietto ai progressisti, tanto che sovente mi chiedo se costui qualche volta sia presente in studio e se abbia davvero dei pazienti. Vogliamo poi aggiungere il narcisismo ridicolo e collettivo di un paese che si sente eroico e grande per essersi serrato in casa in pigiama? Mi sovvengono i nostri nonni, che forse un’autentica sofferenza esistenziale l’hanno conosciuta, avendo molti di loro toccato con mano cosa voglia dire rischiare seriamente la vita, e mi auguro davvero che voi, coglioni patetici menestrelli da balcone del cazzo, improvvisati pasticceri e panificatori da Instagram, finiate prima o poi al fronte: sarà uno spettacolo vedervi cagare addosso terrorizzati, dopo vent’anni passati a farvi le seghe sui social network.

Al solito lo dirò con fare birbantello e provocatorio, rovesciando completamente la narrazione di regime, che ci vuole tutti omologati e accondiscendenti, nel nome di un bene imposto dall’alto: dobbiamo prendere atto che questa situazione ha portato solo ed esclusivamente dei vantaggi. Pensiamo alla possibilità di lavorare comodamente da casa, consentendoci di non condividere l’alitosi e le ascelle terrificanti dei colleghi negli open space, magari partecipando a riunioni di lavoro online ostentando autorevolezza e professionalità seduti sul cesso, sorridendo sornioni all’idea che i colleghi dall’altra parte non sospetteranno mai che siamo in pigiama e stiamo cagando con la porta aperta. Pensiamo al fatto che avremo fatto sì e no due o tre pieni di benzina, all’aver speso molti meno soldi: tutto questo smentisce in maniera lapalissiana quanto i soliti frignoni e gufi sono soliti affermare in merito al fatto che la pandemia ha devastato la nostra economia. È l’esatto contrario: abbiamo risparmiato un sacco di denaro. È dunque cosa buona e giusta che molti esercizi commerciali abbiano chiuso e molte aziende abbiano avviato le procedure di cassa integrazione nei confronti dei loro dipendenti. Come vi permettete di risparmiare? È giusto che a fronte di tali cospicui capitali non spesi le vostre entrate si riducano. Vergonatevi, lazzaroni! Dovete tornare a spendere e a sperperar danaro, soprattutto perché è arrivato il cashback di Stato e la lotteria degli scontrini: al governo servono entrate, al governo serve IVA da incassare. Chissà, magari un giorno, qualcuno di voi potrebbe diventare anche milionario.

Lo so, molti di voi contesteranno il fatto che hanno dovuto sopportare la convivenza forzata con partner e prole, ma per quello basta non sposare qualcuno che non si ama per accontentare mamma e papà e per dar loro dei nipoti. Ciò nonostante, possiamo sicuramente gioire in merito al fatto che abbiamo avuto la possibilità di evitare per lungo tempo i nostri parenti e di saltare innumerevoli pranzi e cene in famiglia, incluse le feste comandate. Dopo un anno, immagino che voi ragazzacci quarantenni ci abbiate fatto l’abitudine a stare lontani dai vostri genitori e suoceri, dunque c’è speranza che questo virus un po’ impertinente sia riuscito a dare un colpetto al becero familismo amorale che perseguita il nostro devastato paese.

Ora perdonatemi, la donna che non amo e che non mi ama mi sta urlando dietro perché a suo avviso passo troppo tempo al computer e poco con dei figli che fondamentalmente detesto.

Buonanotte ❤

Giocasta

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Sono qui che ti osservo, Fica Totale.

Sei buia, enorme, minacciosa, invischiante, dentata, invitante.

I tuoi umori sono fetidi e velenosi, emetti miasmi, demoniache zaffate di zolfo, odore di uova marce.

Sei un buco nero, la tua gravità risucchia tutto e non lascia scampo, spaghettifica falli, cervelli, cuori, anime.

Ti guardo Giocasta, con rabbia stavolta, mentre sei legata nuda mani e piedi a quel tavolo di legno, mentre afferro una motosega, te la infilo tra le gambe e spingo. Inizio proprio da lì, da quella cazzo di Fica Totale dentata, fino a farteli saltare, quei denti gialli e cariati, fino ad aprirti il ventre, il petto, la gola, a tagliarti quella faccia da politicastra da quattro soldi, fino a dividerti in due parti uguali, mentre il sangue schizza dappertutto, sul mio volto, sui miei abiti, e la mia rabbia esplode in un urlo liberatorio, mentre guardo i tuoi resti con i miei occhi spiritati e iniettati di odio, sentendomi ebbro ed euforico, mentre mi godo il sapore metallico sulla lingua e sulle labbra.

Falsa e ipocrita puttana, merdosa burattinaia, crepa per adesso.

E adesso mi libero dai fili che mi tengono legato a te e corro a tuffarmi nel fiume, a ripulirmi del tuo sangue e a nuotare nudo, seguendo la corrente, verso la vita vera.

Ogni tanto farai ritorno, lo so, dovrò farmi trovare vigile.

Fica Totale, Puttana Globale, Madre Mortale.