Andrà Tutto Bene

Ormai siamo sulla soglia del venticinque percento di vaccinati. Un quarto della popolazione è ormai immune da questo nemico invisibile. Stiamo vincendo, sta andando tutto bene, ce l’abbiamo quasi fatta. Credo che in tutto questo l’onore della vittoria vada a Massimo Gramellini, uno dei primi ad aver trasmesso ottimismo e buoni sentimenti in questa drammatica vicenda. Grazie Maximum Gramellina, per le struggenti storie che ci racconti tramite “Le parole della settimana” mentre la bocca ti si impasta, gli occhietti ti si fanno lucidi e ti si inumidisce la topolina, storie struggenti di donne, omosessuali e migranti, eroine ed eroi che ce l’hanno fatta, non si sa bene a far cosa, ma ce l’hanno senz’altro fatta. Tua moglie sarà senz’altro fiera di te.


C’è una cosa che mi mancherà profondamente di tutta questa vicenda: gli “scrisciotti” delle video conferenze. Matrici rettangolari che hanno per elementi dei figli di puttana che vogliono mostrare al mondo l’impegno profuso, il senso d’appartenenza a una comunità, la resilienza di chi non si arrende mai e non si lascia schiacciare dalle pandemie e da qualsivoglia avversità, mentre indefessi continuano a lavorare per imporci la loro interpretazione di bene comune. Mi mancherà essere catechizzato da Massimo Recalcati, che, in diretta dal suo studio ci fa presente come la violenza degli uomini sulle donne sia una forma di razzismo, strizzando l’occhietto a Repubblica anziché fare il suo lavoro di analista. Mi mancherà lo stesso Gramellini che, rigorosamente con una libreria alle spalle, stupra la poesia “If” di Kipling, aggiungendo versi di sua composizione, facendo rivoltare nella tomba il povero scrittore britannico. Mi mancheranno i leader mondiali, distanziati di un paio di metri nelle foto di gruppo per darci il buon esempio per scambiarsi baci e abbracci subito dopo, a telecamere spente. Mi mancherà quella coglionata di salutarsi con il gomito, credetemi, una delle cose più da coglioni, ma da autentici coglioni, Cristo di un Gesummaria, che l’umanità si stata in grado di concepire; ogni volta che guardo qualcuno salutarsi in quel modo mi auguro che sbaglino mira e si frantumino accidentalmente e reciprocamente uno zigomo.


E soprattutto, mi mancherà la quiete, la pace, il silenzio nelle strade, l’aria che si fa più fresca, trasgredire il coprifuoco nei primi giorni di clausura camminando rasente ai muri per evitare i delatori armati di telecamera dai balconi e rientrare a casa nell’attimo esatto in cui passa il camion dell’esercito italiano, percependo l’adrenalina della trasgressione, sentire il sangue gelarsi nelle vene e al contempo un briciolo di soddisfazione per averla fatta franca in questa birichinata.


Non oso immaginare cosa ci aspetti, cos’altro si inventeranno per irritarci, cos’altro ci imporranno di pensare, quando tutti, nessuno escluso, saremo definitivamente immuni. Non voglio saperlo.


Ho freddo e paura.

Nuovi Materiali a Indice di Rifrazione Unitario

In base al secondo postulato della relatività ristretta, la velocità della luce nel vuoto presenta sempre il medesimo valore in tutti i sistemi di riferimento inerziali, pari a circa 3 x 10^8 m/s . Quando la luce incontra un mezzo diverso dal vuoto, la sua velocità si riduce di un fattore n, definito come indice di rifrazione, una costante adimensionale che quantifica la capacità di un materiale di ridurre tale velocità.

Bene, da questo si evince che l’indice di rifrazione del vuoto può essere considerato pari a 1. Tuttavia, di recente, la scienza ha scoperto dei nuovi materiali a indice di rifrazione unitario, attraversando i quali, se si applica la legge di Snell, la luce non subisce alcun fenomeno rifrattivo e nessuna deviazione rispetto alla sua direzione di propagazione. Ve ne mostro un’anteprima.

Giocasta

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Sono qui che ti osservo, Fica Totale.

Sei buia, enorme, minacciosa, invischiante, dentata, invitante.

I tuoi umori sono fetidi e velenosi, emetti miasmi, demoniache zaffate di zolfo, odore di uova marce.

Sei un buco nero, la tua gravità risucchia tutto e non lascia scampo, spaghettifica falli, cervelli, cuori, anime.

Ti guardo Giocasta, con rabbia stavolta, mentre sei legata nuda mani e piedi a quel tavolo di legno, mentre afferro una motosega, te la infilo tra le gambe e spingo. Inizio proprio da lì, da quella cazzo di Fica Totale dentata, fino a farteli saltare, quei denti gialli e cariati, fino ad aprirti il ventre, il petto, la gola, a tagliarti quella faccia da politicastra da quattro soldi, fino a dividerti in due parti uguali, mentre il sangue schizza dappertutto, sul mio volto, sui miei abiti, e la mia rabbia esplode in un urlo liberatorio, mentre guardo i tuoi resti con i miei occhi spiritati e iniettati di odio, sentendomi ebbro ed euforico, mentre mi godo il sapore metallico sulla lingua e sulle labbra.

Falsa e ipocrita puttana, merdosa burattinaia, crepa per adesso.

E adesso mi libero dai fili che mi tengono legato a te e corro a tuffarmi nel fiume, a ripulirmi del tuo sangue e a nuotare nudo, seguendo la corrente, verso la vita vera.

Ogni tanto farai ritorno, lo so, dovrò farmi trovare vigile.

Fica Totale, Puttana Globale, Madre Mortale.

Promemoria sull’invidia

L’invidia è una frustata che ferisce profondamente, che stordisce e che a volte spaventa, soprattutto da chi non te l’aspetti, da chi ha sempre ribadito che gli manca l’ambizione, che gli interessa una vita tranquilla e serena, senza i fastidi e le fatiche che la voglia di migliorare la propria condizione e di mettere a frutto i propri talenti inevitabilmente causano.

Eppure, la gioia di un buon risultato, che spontaneamente a volte vogliamo condividere con gli altri, non è sempre cosa gradita. Qualcuno può sentirsi sminuito, inconsapevolmente. E velatamente te lo fa capire, magari sotto forma di una battuta ben mascherata, che però purtroppo a me non sfugge mai.

Non sono un santo: lo sono anch’io invidioso, lo sono stato, lo sarò, ma ormai prendo come regola ferrea il fatto che tutto quello che mi ferisce in fondo appartiene anche a me, che posso aver ferito a mia volta allo stesso modo o forse anche in maniera più crudele, che le ferite dell’anima sono uno squarcio da attraversare per uscirne rinati e più sereni. Non più forti, ma più in pace con il mondo, più centrati. Sicuramente però mi ricordo di un’altra cosa molto importante, ossia che ciò che invidiamo è quello che non ci appartiene. Ecco perché ormai, da un po’ di tempo a questa parte, mi concentro su quello che so fare, su ciò che è mio per davvero, e lo coltivo e lo faccio crescere. Chissà se riuscirò ad avere cura di questa pianta, se si svilupperà, chissà se sarà il caso o meno di fermarsi un attimo a pensare. Sicuramente sì, questo fine settimana sarà dedicato a tutt’altro.

Eppure fa sempre male, quando ti rendi conto che una persona che reputi amica e disinteressata, è in realtà invidiosa di un tuo successo. Fa male perché è una persona che hai perso, ed è un nuovo lutto da elaborare, perché d’ora in avanti, dovrai pensare anche a tutelarti e a difenderti da questa persona di cui un tempo ti fidavi, mantenendo una salutare distanza su certi temi.

D’accordo, galleggiamo in questa delusione, finché non arriverà la schiarita. Nel frattempo, visto che qualcuno ha aperto questa porta per me, mi accomodo in questa stanza buia e aspetto con pazienza e sopportazione che faccia giorno per vedere dov’è l’uscita, ma soprattutto dove si affaccia.

Che post strappalacrime, a volte so essere anche peggio di Massimo Gramellini e di Stella Pulpo, a cui, sotto sotto, voglio anche un po’ di bene.