Piano Vaccini

Ascolto i Dead Daisies, ringraziando il blog lemiecose di Filippo Fenara che mi ha consentito di approfondire lo scatenato rock di questi vecchi mattacchioni, intanto che qui in Italia si discute se i Maneskin possano considerarsi anche loro rock o il primato nell’ambito spetti a Ligabue o a Vasco Rossi, il che la dice lunga sullo stato di salute di questo paese.

Proprio parlando della mia bella Italia, mi sovviene questa sera una riflessione relativa al cambio di governo. A quanto pare, Draghi non è il tipo da perder tempo e il piano vaccinale sta prendendo forma. Ho avuto modo di disquisire con alcuni autorevoli docenti e, a quanto pare, molti di loro sono stati sottoposti all’agognata punturina, benché abbiano dovuto tollerare terribili effetti collaterali, tra cui mutazioni genetiche, doppi cambi di sesso e, nei casi più gravi, brucianti dissenterie. Noto che Super Mario agisce dietro le quinte, ricorda un po’ il Pio XIII di Jude Law in “The Young Pope”, che sfrutta il principio di presenza-assenza e nel mentre agisce, ingigantendo in questo modo il suo prestigio con lo scopo di farsi trovare pronto per la Presidenza della Repubblica.

Osservo tutto questo, lodando tutto sommato l’apprezzabile pragmatismo dell’ex presidente della BCE e mi domando: come mai la scalmanata coppia Conte-Casalino non è riuscita ad accelerare i tempi e a organizzare la cosa con metodo? Viene in effetti il sospetto, e solo di una vaga sensazione si tratta, intendiamoci, non dubiterei mai della buona fede di un politico e del suo portavoce (come no…), che i due abbiano temporeggiato perché tutto sommato ci avevano preso gusto a governare il paese senza contraddittorio e senza un potere legislativo che facesse da contrappeso, convinti che avrebbero potuto godere dell’apprezzamento del popolo italiano in eterno. In fin dei conti, non posso biasimare del tutto Conte, il quale, alla stregua di un padre, appariva nelle sue dirette come novello Papa laico, a rassicurare il suo popolo e i suoi fedeli, mentre le sue bimbe mugolavano in preda al piacere massaggiandosi i rugosi grilletti, le loro secche e a lungo inutilizzate ciliegine. Posso capire la sensazione, il nostro pregiatissimo docente e avvocato, con il suo completino e il fazzolettino bianco nel taschino, si sarà sentito un Cristerrimo onnipotente e, credetemi quando vi dico che al suo posto mi sarei comportato anche peggio, perché il potere e la gloria sono due troie capaci di darti l’illusione dell’immortalità, una sensazione a cui è molto difficile resistere.

Insomma, ripenso all’ex-presidente del consiglio e alle subdole velleità totalitarie spacciate per democrazia diretta dell’azienda-burattinaio che lo manovrava e giungo alla conclusione che c’è una persona verso la quale dobbiamo profonda gratitudine: Matteo Renzi. In qualche modo, costui ha avuto il merito di aver liberato il paese dallo strapotere della Casaleggio Associati. Ne ho parlato molto male in passato, ma in fin dei conti, pur con lo scopo di ingrassare il proprio ego già patologicamente ipertrofico, la sua azione sabotatrice ha avuto il merito di ripristinare un minimo di democrazia in uno stato di emergenza che, per un anno buono, ci ha costretto a mettere in discussione le nostre libertà, i nostri diritti costituzionali e il ruolo del parlamento e del potere legislativo. Ho la ferma intenzione di scrivere al Presidente della Repubblica per una sua nomina a senatore a vita e di inviare una missiva anche a Papa Francesco per proporre la sua beatificazione, una volta passato a miglior vita.

Ehi, Dino, ma che cazzo dici? Questi ci chiudono di nuovo in casa fino a Pasqua! – Avete ragione, ma posso solo rispondervi di tenere duro: non manca molto al vaccino, facciamocelo piantare su per il culo, facciamoci due tre giorni di diarrea e questa storia sarà solo un brutto ricordo.

Fino alla prossima pandemia.

Inchiostro Marrone

La nostra mancanza di memoria ha un impatto non da poco sulla totale assenza di vergogna e di dignità dei nostri giornalisti. Il quarto potere, che dovrebbe per definizione pungolare i nostri governanti, al contrario si tramuta istantaneamente in megafono accondiscendente e scendiletto adulante dei potenti, soprattutto se in procinto di insediarsi o appena insediatisi. È imbarazzante il servilismo con cui Mario Draghi, senza meno al momento rispettabile signore e persona capace, è stato comunque accolto dalla stampa. Tutto questo mi rimanda al 2011, lo spread schizzava a guisa d’un eiaculazione sopraggiunta dopo mesi d’astinenza e giungeva a Palazzo Chigi il professor Mario Monti, dopo anni di Berlusconismo, di mancata rivoluzione liberale, di leggi ad personam, di nipoti di Mubarak e di puttanelle minorenni a caccia di soldi e di notorietà che ormai tenevano l’ex Cavaliere, fuor di metafora, letteralmente per le palle.

Ricordo bene quei giorni, curiosavo con il mio solito masochismo tra le varie testate online con lo scopo di irritarmi, avevo lasciato la facoltà di teologia da circa un paio d’anni, Silvio era in procinto di essere sbattuto temporaneamente nel dimenticatoio, intanto che del docente Bocconiano ne veniva esaltata la sobrietà. Sobrietà, era questo il termine con cui i primi giorni di governo gran parte dei giornali ci aveva asfissiato con il gas tossico della retorica servile. Sobrietà, mi si perdoni l’intollerabile anafora, con il suo capello tra il candido e il cinereo, con i suoi austeri occhiali e con il suo incedere felpato e imperturbabile, il tutto unito al cappottino di gran classe. Il professorone della Bocconi è in realtà, e mi ripeto, perdonatemi, un altro chiaro esempio di come la politica e il potere creino molta più assuefazione e dipendenza dell’eroina. Dopo averne assaggiato una piccola dose, il nostro sobrio docente non ha resistito al dolce sapore di quel ghiotto cioccolatino dal retrogusto amaro e, al termine della legislatura, ha commesso l’errore più madornale della sua vita: candidarsi alla Presidenza del Consiglio, fondando un ridicolo partito, con il solito progetto fallimentare e inutile di presentare una destra dalla faccia pulita, ottenendo come unico risultato di cadere rapidamente nel dimenticatoio pur entrando in parlamento, dando il colpo di grazia al già ammaccato Gianfranco Fini, uccidendolo una volta per tutte politicamente, con l’alleato Pierferdinando Casini entrato in Senato per il rotto della cuffia. Gran bella fine del cazzo, professor Monti, non ti si incula più nessuno e ci ricordiamo di te solamente per l’IMU sulla prima casa, per le lacrime ipocrite della Fornero e per gli esodati, un capolavoro di idiozia che probabilmente si sarebbe risparmiato persino Gasparri. È questo il ricordo intangibile che hai lasciato ai più, tu e la tua sobrietà osannata dalle nostre penne smidollate.

Vedremo di che pasta sarà fatto Super Mario, se al termine del suo mandato riuscirà a non farsi contaminare dal dolce veleno della gloria terrena e avrà il fegato di farsi da parte e di mortificare la sua volontà, magari ottenendo in premio una meritata Presidenza della Repubblica, o se si farà accecare dalle sirene del successo, vento di passaggio che, presto o tardi, si placherà come qualsiasi festosa salva di peti, anche dopo un abbondante pranzo a base di legumi, cipolle e prugne.

Sediamoci e ammiriamo il grande spettacolo, cari sudditi e care sudditesse, la birra la porto io.

Incarico a Draghi

Finalmente arriva un governo tecnico, un bel governo imposto dal Presidente della Repubblica, che già fa inturgidire Piazza Affari e fa afflosciare lo spread, intanto che i media mainstream sbattono immediatamente in discarica il professor Conte e il suo spin doctor Casalino, della cui esistenza ci saremo dimenticati entro al massimo un paio di giorni, intanto che partono gli Alleluia e gli Osanna nei confronti del nuovo Presidente del Consiglio da parte dei nostri giornalisti, lambendogli le terga con le loro linguette pelose.

Lo so, lo so, so benissimo a cosa state pensando: – Dino, questa decisione non rispetta il voto degli italiani, la sovranità popolare! – Avete ragione, ma sapete cosa vi dico: fotte sega! In verità è bene che ce ne facciamo tutti quanti una ragione: non siamo sufficientemente responsabili e maturi, non ci meritiamo la democrazia, votiamo generalmente per dei coglioni a cui vorremmo assomigliare, a cui forse già assomigliamo senza però avercelo il potere, grazie a Dio, dei miserabili pifferai che aduliamo e invidiamo e su cui proiettiamo le nostre ambizioni totalmente fuori dalla realtà, mentre sogniamo di essere fondamentalmente come Renzi pur criticandolo. Chissà quante volte abbiamo immaginato, anche solo per un attimo, di avere la possibilità di tenere il paese per i coglioni e di essere decisivi, di fare la storia mandando a puttane un esecutivo per puro capriccio, mascherando il tutto come un gesto di democrazia e spacciandoci per vittime che non sono state sufficientemente ascoltate nella loro presunta e dinamica propositività. E invece è proprio questo il momento in cui viene meno il teatrino squallido della guerra tra finti sordi, il palcoscenico della perenne campagna elettorale, è questo il momento in cui la realtà appare ai nostri occhi per ciò che è: noi cittadini non abbiamo nessun potere decisionale, non siamo artefici del nostro destino. Mettetevi il cuore in pace pertanto, cari millenials, care donne e madri “che ce l’hanno fatta”: non contiamo una sega, il nostro voto non conta una sega, e ve lo dico da donna e madre millenial.


Sediamoci dunque, mettiamoci belli comodi e assistiamo finalmente al grande spettacolo della politica più genuina. Osserviamoli, questi antichi presunti avversari mentre sotterrano l’ascia di guerra e si alleano responsabilmente, scendendo ai tanto amati compromessi che mandano in sollucchero noi democristiani del cazzo, guardiamoli mentre pensano al bene comune e danno la loro fiducia a una personalità di altissimo profilo, al nostro Mario Draghi, un gesuita alla stregua di Papa Bergoglio, la cui presenza a Palazzo Chigi farà ben sperare in merito al fatto che sarà fautore di un pauperismo tanto apprezzato da quel buontempone del pontefice argentino e che restituirà senza meno dignità a noi poveri straccioni. Super Mario sa bene come si fa e finalmente la smetterà di farci vivere di sogni di gloria e di ricchezza, di redditi di cittadinanza, di denari pubblici gettati a pioggia nel nome di un assistenzialismo che ci sta solo rendendo pigri e sedentari. Di Maio, da ministro del lavoro, ha abolito la povertà con una riforma epocale e per questo motivo finirà all’inferno, sapendo che la povertà avvicina a Cristo e al Regno dei Cieli e che una vita di rinunzie e sacrifizi ci guarirà sicuramente dal nostro narcisismo e dalle nostre finte depressioni da lazzaroni, utilizzate come scusa per non lavorare. È ora che ci diamo tutti quanti da fare, razza di pelandroni. Via da subito qualsiasi sussidio, aboliamo reddito di cittadinanza, quota 100 e, perché no, anche la cassa integrazione e la NASpI. È finalmente giunto il momento di tassare come se non ci fosse un domani prime, seconde, terze case, aggiungendo un bel prelievo forzoso sul conto corrente e sul deposito titoli, magari con una bella spolverata di contributo di solidarietà. Come vi permettete di risparmiare, con questa attitudine da anali accumulatori? Restituiamo subito la potenza di fuoco del professor Conte, forza, i conti pubblici non tornano.

Lo ha detto anche il presidente Mattarella: qui c’è bisogno di un governo nel pieno delle sue funzioni per contrastare la pandemia e risollevare il paese dalla crisi economica e occupazionale che ne è scaturita, sarebbe un grave rischio tornare a votare adesso. Condivido quanto dice il Presidente della Repubblica e oserei dire che sarebbe un bene se le elezioni politiche italiane venissero abolite per sempre e piantassero finalmente una cazzo di oligarchia che si inchiodi a Roma per sempre ed esegua le volontà di Bruxelles.

Europa, conquistaci, cazzo!

Christine Lagarde e la Voragine dello Spread

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Fiera ed impettita, con il suo capello bianco liscio, perfettamente pettinato con la riga a un lato, le labbra contratte da anni di pronuncia francese, la neo presidente della Banca Centrale Europea sedeva in conferenza stampa. Stava pronunciando un delicatissimo discorso sulle azioni che la BCE avrebbe esercitato a supporto dell’emergenza sanitaria e, di conseguenza, economica, causata dal Coronavirus, specialmente in Italia. I mercati restavano in attesa, trepidanti, pronti a pigiare il loro fatidico pulsante su vendere o comprare, a seconda dell’esito scaturito dalle parole dell’avvocatessa francese.

– Diamine! – pensava Christine, intanto che proferiva il suo discorso, delicatissimo per gli equilibri dell’economia Europea – mi sento eccitata come una scolaretta. Io, presidente della Banca Centrale Europea. Io, dopo anni di dure lotte, a dimostrare il mio valore nei confronti di questa società patriarcale, sono qui, seduta su questa poltrona. Io, fiera Parigina. Io, che non devo ringraziare nessuno, ma solo il mio spirito di abnegazione, la mia volontà di potenza. Io, che non posso adeguarmi alla stessa linea di Mario Draghi, certo, ragionevole, ma pur sempre un uomo. Che ne sarà altrimenti della mia unicità, della mia irripetibilità, della mia femminilità? Io, ora, in diretta mondiale, ho l’occasione di mostrare a tutto il mondo che ho le mie idee. Certo, potrei offendere qualche naso dal sangue blu con il mio incedere vanitoso e il mio odore muschiato… oh, Io non sarò mai la  prediletta dei cosiddetti padri dell’Europa, che schioccano la lingua, si allisciano la barba e parlano di cosa deve essere fatto di questa Christine Madeleine Odette Lagarde, nata Lallouette.

E fu così, che Christine Lagarde, pronunciò una frase che avrebbe cambiato per sempre le sue sorti, oltre a quelle dell’Europa intera:

Noi ci saremo, come ho detto prima, usando la massima flessibilità, ma non siamo qui per ridurre lo spread, non è la funzione e la missione della BCE, ci sono altri strumenti per quello.

Sentì un brivido, un moto interiore. Il minuscolo tarlo del dubbio si presentò al cospetto della sua coscienza, come se quell’affermazione, per un istante infinitesimale, non convincesse neppure lei stessa. Rimosse e schiacciò immediatamente quel pensiero nel suo inconscio. Non poteva permettersi crolli d’immagine, specialmente in una situazione come quella.

La conferenza stampa ebbe fine. Christine si alzò sui suoi tacchi e, con passo fiero, quasi militaresco, lasciò la sala per recarsi alla toilette. Si sentiva orgogliosa di se stessa, così come lo sarebbero stati i suoi genitori. Entrò nel bagno, splendente e luccicante, ripulito alla perfezione in suo onore, aprì la porta del WC e vi entrò. Abbassò i pantaloni del suo tailleur grigio, oltre alle mutandine di pizzo nero, e sedette con piglio presidenziale sulla tazza.

Ne approfittò per liberare la vescica. Si sentiva ancora un po’ tesa, anche a causa della scarica di adrenalina che le aveva provocato quel discorso importante. Aveva bisogno di lasciarsi un po’ andare. Terminata la minzione, si ripulì con delle salviette umide e indugiò per qualche istante sulla sua fica presidenziale, disegnando piccoli cerchietti attraverso la salvietta sul suo clitoride, prorompente con orgoglio dalla sua rugosa vulva dal sapore transalpino. S’interruppe, rendendosi conto che non era quello il momento, né il luogo adatto.

Ancora seduta sul gabinetto, estrasse dunque lo smartphone dalla tasca della giacca del tailleur. Era ben certa che i mercati avrebbero risposto in maniera estremamente positiva al suo discorso. Mostrando con fierezza il mento, mentre le rughe del suo collo ossuto si tendevano, iniziò a scorrere le notizie dei principali quotidiani. Di colpo, il suo sguardo si fece glaciale, colta d’improvviso da un profondo panico.

– Mon Dieu… – pensò la Presidente.

Dette una scorsa rapida e furiosa a tutti i principali quotidiani. Il suo discorso aveva causato una catastrofe nei mercati senza precedenti: Milano -16.9%, Parigi e Francoforte -12%, Londra -10.9%. Tutti le principali prime pagine la incolpavano per quella frase. Cominciò ad avvertire un senso di vertigine e di nausea. Si sentiva in procinto di vomitare. Si alzò dal cesso, adagiò le mani sulla tavoletta, affannata e sudata, ma, poco prima di rimettere, udì una voce terrificante provenire dalla tazza:

– Tu, vecchia baldracca!

Christine cacciò un urlo e si allontanò di colpo dal cesso, andando a sbattere contro la porta della latrina. Stava per piangere, mentre brividi di paura e di colpa la scuotevano tutta.

– Chi…chi sei? Chi ha parlato? Non farmi del male! Ti scongiuro!

– Tu, razza di Nonna Abelarda! Sono la Voragine dello Spread. Guarda che cazzo di casino hai combinato, vecchia gallinaccia! Tutto questo per colpa delle tue manie di protagonismo! Adesso, farò provare sulla tua pelle il peso dei mercati orso. Sei pronta, vegliarda?

– Cosa vuoi farmi? Fammi andare a casa! Mamma, Papà, aiuto! Aiutatemi! Fatemi uscire di qui!

Con la forza devastante di un tornado, il cesso cominciò a risucchiare l’aria circostante. Christine si aggrappò alla maniglia della porta, con le sue dita secche e ossute, mentre la corrente la faceva sventolare come una miserabile bandiera, al cui vertice prorompeva il suo culo nudo e rinsecchito. La presidente della BCE tentò con tutte le sue forze di resistere, ma la forza di quel risucchio era tale che, ben presto, le sue povere e deboli mani dovettero cedere.

Finì rovinosamente nel cesso, di piedi. Sentì, con angoscia, il rumore dello sciacquone, sapeva cosa la attendeva a breve. La Lagarde cominciò a girare su se stessa, con le braccia rivolte verso l’alto, mentre scendeva sempre più in basso, nelle acque ristagnanti e virulente della voragine dello spread. La latrina era ormai colma di un odore insopportabile di piscio, di merda, di Coronavirus e di vecchia presuntuosa.

– No, aiuto! Cazzo! Non può finire così! No…blubb…no…blubb…aiut…blubb..blubb…

– Vai a fare compagnia ai titoli di stato italiani adesso, vecchia rottainculo! – pronunciò con voce grave e severa il cesso, il quale, finito di tirare lo sciacquone, ingoiò definitivamente nei bassifondi della cloaca l’ormai ex Presidente della Banca Centrale Europea.

Il cesso emise un rutto, compiaciuto e saziato da quel lauto pasto.

L’indomani, avrebbero dovuto nominare un nuovo presidente per la BCE.