Piano Vaccini

Ascolto i Dead Daisies, ringraziando il blog lemiecose di Filippo Fenara che mi ha consentito di approfondire lo scatenato rock di questi vecchi mattacchioni, intanto che qui in Italia si discute se i Maneskin possano considerarsi anche loro rock o il primato nell’ambito spetti a Ligabue o a Vasco Rossi, il che la dice lunga sullo stato di salute di questo paese.

Proprio parlando della mia bella Italia, mi sovviene questa sera una riflessione relativa al cambio di governo. A quanto pare, Draghi non è il tipo da perder tempo e il piano vaccinale sta prendendo forma. Ho avuto modo di disquisire con alcuni autorevoli docenti e, a quanto pare, molti di loro sono stati sottoposti all’agognata punturina, benché abbiano dovuto tollerare terribili effetti collaterali, tra cui mutazioni genetiche, doppi cambi di sesso e, nei casi più gravi, brucianti dissenterie. Noto che Super Mario agisce dietro le quinte, ricorda un po’ il Pio XIII di Jude Law in “The Young Pope”, che sfrutta il principio di presenza-assenza e nel mentre agisce, ingigantendo in questo modo il suo prestigio con lo scopo di farsi trovare pronto per la Presidenza della Repubblica.

Osservo tutto questo, lodando tutto sommato l’apprezzabile pragmatismo dell’ex presidente della BCE e mi domando: come mai la scalmanata coppia Conte-Casalino non è riuscita ad accelerare i tempi e a organizzare la cosa con metodo? Viene in effetti il sospetto, e solo di una vaga sensazione si tratta, intendiamoci, non dubiterei mai della buona fede di un politico e del suo portavoce (come no…), che i due abbiano temporeggiato perché tutto sommato ci avevano preso gusto a governare il paese senza contraddittorio e senza un potere legislativo che facesse da contrappeso, convinti che avrebbero potuto godere dell’apprezzamento del popolo italiano in eterno. In fin dei conti, non posso biasimare del tutto Conte, il quale, alla stregua di un padre, appariva nelle sue dirette come novello Papa laico, a rassicurare il suo popolo e i suoi fedeli, mentre le sue bimbe mugolavano in preda al piacere massaggiandosi i rugosi grilletti, le loro secche e a lungo inutilizzate ciliegine. Posso capire la sensazione, il nostro pregiatissimo docente e avvocato, con il suo completino e il fazzolettino bianco nel taschino, si sarà sentito un Cristerrimo onnipotente e, credetemi quando vi dico che al suo posto mi sarei comportato anche peggio, perché il potere e la gloria sono due troie capaci di darti l’illusione dell’immortalità, una sensazione a cui è molto difficile resistere.

Insomma, ripenso all’ex-presidente del consiglio e alle subdole velleità totalitarie spacciate per democrazia diretta dell’azienda-burattinaio che lo manovrava e giungo alla conclusione che c’è una persona verso la quale dobbiamo profonda gratitudine: Matteo Renzi. In qualche modo, costui ha avuto il merito di aver liberato il paese dallo strapotere della Casaleggio Associati. Ne ho parlato molto male in passato, ma in fin dei conti, pur con lo scopo di ingrassare il proprio ego già patologicamente ipertrofico, la sua azione sabotatrice ha avuto il merito di ripristinare un minimo di democrazia in uno stato di emergenza che, per un anno buono, ci ha costretto a mettere in discussione le nostre libertà, i nostri diritti costituzionali e il ruolo del parlamento e del potere legislativo. Ho la ferma intenzione di scrivere al Presidente della Repubblica per una sua nomina a senatore a vita e di inviare una missiva anche a Papa Francesco per proporre la sua beatificazione, una volta passato a miglior vita.

Ehi, Dino, ma che cazzo dici? Questi ci chiudono di nuovo in casa fino a Pasqua! – Avete ragione, ma posso solo rispondervi di tenere duro: non manca molto al vaccino, facciamocelo piantare su per il culo, facciamoci due tre giorni di diarrea e questa storia sarà solo un brutto ricordo.

Fino alla prossima pandemia.

Incarico a Draghi

Finalmente arriva un governo tecnico, un bel governo imposto dal Presidente della Repubblica, che già fa inturgidire Piazza Affari e fa afflosciare lo spread, intanto che i media mainstream sbattono immediatamente in discarica il professor Conte e il suo spin doctor Casalino, della cui esistenza ci saremo dimenticati entro al massimo un paio di giorni, intanto che partono gli Alleluia e gli Osanna nei confronti del nuovo Presidente del Consiglio da parte dei nostri giornalisti, lambendogli le terga con le loro linguette pelose.

Lo so, lo so, so benissimo a cosa state pensando: – Dino, questa decisione non rispetta il voto degli italiani, la sovranità popolare! – Avete ragione, ma sapete cosa vi dico: fotte sega! In verità è bene che ce ne facciamo tutti quanti una ragione: non siamo sufficientemente responsabili e maturi, non ci meritiamo la democrazia, votiamo generalmente per dei coglioni a cui vorremmo assomigliare, a cui forse già assomigliamo senza però avercelo il potere, grazie a Dio, dei miserabili pifferai che aduliamo e invidiamo e su cui proiettiamo le nostre ambizioni totalmente fuori dalla realtà, mentre sogniamo di essere fondamentalmente come Renzi pur criticandolo. Chissà quante volte abbiamo immaginato, anche solo per un attimo, di avere la possibilità di tenere il paese per i coglioni e di essere decisivi, di fare la storia mandando a puttane un esecutivo per puro capriccio, mascherando il tutto come un gesto di democrazia e spacciandoci per vittime che non sono state sufficientemente ascoltate nella loro presunta e dinamica propositività. E invece è proprio questo il momento in cui viene meno il teatrino squallido della guerra tra finti sordi, il palcoscenico della perenne campagna elettorale, è questo il momento in cui la realtà appare ai nostri occhi per ciò che è: noi cittadini non abbiamo nessun potere decisionale, non siamo artefici del nostro destino. Mettetevi il cuore in pace pertanto, cari millenials, care donne e madri “che ce l’hanno fatta”: non contiamo una sega, il nostro voto non conta una sega, e ve lo dico da donna e madre millenial.


Sediamoci dunque, mettiamoci belli comodi e assistiamo finalmente al grande spettacolo della politica più genuina. Osserviamoli, questi antichi presunti avversari mentre sotterrano l’ascia di guerra e si alleano responsabilmente, scendendo ai tanto amati compromessi che mandano in sollucchero noi democristiani del cazzo, guardiamoli mentre pensano al bene comune e danno la loro fiducia a una personalità di altissimo profilo, al nostro Mario Draghi, un gesuita alla stregua di Papa Bergoglio, la cui presenza a Palazzo Chigi farà ben sperare in merito al fatto che sarà fautore di un pauperismo tanto apprezzato da quel buontempone del pontefice argentino e che restituirà senza meno dignità a noi poveri straccioni. Super Mario sa bene come si fa e finalmente la smetterà di farci vivere di sogni di gloria e di ricchezza, di redditi di cittadinanza, di denari pubblici gettati a pioggia nel nome di un assistenzialismo che ci sta solo rendendo pigri e sedentari. Di Maio, da ministro del lavoro, ha abolito la povertà con una riforma epocale e per questo motivo finirà all’inferno, sapendo che la povertà avvicina a Cristo e al Regno dei Cieli e che una vita di rinunzie e sacrifizi ci guarirà sicuramente dal nostro narcisismo e dalle nostre finte depressioni da lazzaroni, utilizzate come scusa per non lavorare. È ora che ci diamo tutti quanti da fare, razza di pelandroni. Via da subito qualsiasi sussidio, aboliamo reddito di cittadinanza, quota 100 e, perché no, anche la cassa integrazione e la NASpI. È finalmente giunto il momento di tassare come se non ci fosse un domani prime, seconde, terze case, aggiungendo un bel prelievo forzoso sul conto corrente e sul deposito titoli, magari con una bella spolverata di contributo di solidarietà. Come vi permettete di risparmiare, con questa attitudine da anali accumulatori? Restituiamo subito la potenza di fuoco del professor Conte, forza, i conti pubblici non tornano.

Lo ha detto anche il presidente Mattarella: qui c’è bisogno di un governo nel pieno delle sue funzioni per contrastare la pandemia e risollevare il paese dalla crisi economica e occupazionale che ne è scaturita, sarebbe un grave rischio tornare a votare adesso. Condivido quanto dice il Presidente della Repubblica e oserei dire che sarebbe un bene se le elezioni politiche italiane venissero abolite per sempre e piantassero finalmente una cazzo di oligarchia che si inchiodi a Roma per sempre ed esegua le volontà di Bruxelles.

Europa, conquistaci, cazzo!

Responsabili e Costruttori

Responsabili, costruttori, parole d’un certo tenore, pregne d’una connotazione positiva, alla ricerca della fiducia per sostenere l’avvocato Giuseppe Conte per il bene del paese, l’affascinante professore esordiente in questo mondo un po’ birbantello della politica italiana e che ha conquistato i nostri cuori. Non metto in dubbio che una parte di costoro abbia a cuore le sorti della nostra nazione, ma oltre a questo c’è senza meno l’aspetto che più risalta ai nostri occhi: l’umano attaccamento al potere, la volontà di non perdere lo scranno e di rischiare di tornare a fare una vita ordinaria, schiantarsi al suolo dopo aver volato alto, nella convinzione di sentirsi immortali, migliori degli altri, liberi.

Ho riflettuto a lungo sul potere, così ambito, così famelicamente desiderato da noi tutti, autentica ossessione per i più ambiziosi di noi. Chiunque comandi è invidiato, detestato e, al contempo, venerato e adulato, nella convinzione di trovarsi dinanzi a qualcuno che abbia trovato la chiave per raggiungere libertà e felicità. Invero, la condizione di costoro è tutt’altro che tale, anche perché il potere è fondamentalmente una puttana, irrequieta e sfuggente. Un giorno giace al vostro fianco e vi promette amore eterno, il giorno dopo è nel bagno di un autogrill a succhiare l’uccello del vostro migliore amico. Guardate nel vostro quotidiano, nei vostri luoghi di lavoro, quanti sarebbero disposti a fare carte false per occupare la poltrona di un ufficetto fatto da quattro poveri cristi frustrati, in guerra tra loro da vent’anni per riuscire a portare il pane a casa. Guardate al giovane Ilario, con la lingua ormai consumata dalla quantità di culi leccati, che lavora fino alle undici di sera per compiacere i suoi superiori e intanto sono mesi che gli si ammoscia il cazzo tutte le volte che sua moglie lo desidera, considerata come un impiccio alla sua scalata. Guardate al vecchio Sorriso, il suo capo, che in prossimità della pensione gli promette di cedergli il posto e, all’improvviso, comincia a dannarsi l’anima per restare inchiodato alla scrivania, smentendo la sua promessa una settimana dopo, nella consapevolezza che la fine della carriera professionale lo farà cadere nel dimenticatoio, che la pensione lo costringerà a una paga mensile ridotta e a ridimensionare il suo stile di vita, che dovrà uscire di scena e quindi sperimentare una sensazione di morte dalla quale probabilmente non riuscirà a risorgere. Quotidianamente ho a che fare con uomini di potere, continuamente massacrati dai capricci di chi è a sua volta sopra di loro, costretti a passare una vita a recitare la parte dei freddi calcolatori, dei grigioni nei loro abiti eleganti che somigliano alle uniformi dei controllori di un’azienda di trasporti. Mi piace soffermarmi a guardare i loro occhietti, in realtà intrisi di colpa per la scia di cadaveri lasciati alle spalle per conquistare la vetta e dell’acuto terrore di chi, tutto sommato, percepisce la precarietà di quella posizione e sa bene che basterebbe un colpo di vento, un soffio da parte di chi a sua volta è sopra di loro per farli precipitare a terra da un momento all’altro.

Miei cari, dovessero proporvi posizioni di responsabilità, agite controcorrente: lasciate perdere, ringraziate e rifiutate con educazione. Vi ritroverete dipendenti forse da una droga al cui confronto l’eroina è innocuo zucchero filato. Il potere vi lusingherà, vi darà un miraggio di libertà, ma in realtà finirete con il diventare inesorabilmente degli schiavi, schiavi di chi vi comanda, ma, soprattutto, schiavi di chi comandate, schiavi dei vostri schiavi. Questi ultimi sanno bene che ogni loro mancanza ricadrà su di voi e faranno il possibile, se vi odiano, per far sì che veniate bistrattati e umiliati. Oltre a questo, sono proprio gli schiavi a essere i veri detentori del potere, visto che avete assoluto bisogno di loro e della loro manodopera, concetto che Hegel saprà spiegarvi meglio di me nella sua dialettica signore-servo.

Pertanto, siate liberi, siatelo per davvero. Uscite dalle gerarchie, o, se proprio non potete, restate degli umili sottoposti e divertitevi a fare impazzire i vostri responsabili, comportandovi in maniera imprevedibile e negligente, scavalcandoli il più possibile e facendo intendere loro quanto non abbiate bisogno di loro e del loro mendicare attenzioni nei vostri riguardi.

Perché questo è fondamentalmente un uomo di potere, salvo rarissime eccezioni di chi si è messo davvero al servizio degli altri e ha avuto la saggezza di ritirarsi al momento opportuno: un misero e vigliacco re, solo come un cane, che mendica le attenzioni del suo popolo.

Zona Gialla e Cashback

Sono eccitata ed entusiasta come una scolaretta, è andato tutto come previsto: sono state allentate le restrizioni e quei malandrini degli italiani hanno rimesso piede fuori di casa, accalcandosi e mischiando i loro odori, sapori e umori presso negozi e centri commerciali per usufruire del ghiotto cashback, una succulenta detrazione fiscale sugli acquisti natalizi che senza ombra di dubbio ridarà vigore e lustro alla nostra malconcia economia, generando un mastodontico flusso di entrate per le casse dello stato. Guarda un po’, in tutto questo, emerge una simpatica nicchia di intellettuali e alte menti che punta il dito contro codesti birbanti irresponsabili, che in piena pandemia osano darsi allo shopping compulsivo, anziché seguire le indicazioni del nuovo pontefice Giuseppe Conte, che impone orari e regole per le messe e invita tutti a una sobria spiritualità, in solitudine, magari facendo “l’amore con le parole”, come suggerisce l’ottimo psicanalista lacaniano Recalcati, il tutto con un gradevole contorno di Lorenzotosa, che funge da megafono del governo con la sua linguetta birichina e le sue pregiatissime frasi perentorie ricche di punteggiatura, per pura vocazione naturalmente, senza nessun secondo fine. È meraviglioso essere circondati da queste guide spirituali, anche se a mio avviso, ho la sensazione che i più talebani della chiusura, del rispetto ossessivo delle regole siano in realtà delle persone profondamente sole e miserabili, senza un cazzo di amico, le classiche brave persone che da un giorno all’altro compiono qualche strage o sterminano la famiglia, che non aspettavano altro che il resto del mondo venisse condannato al loro stesso destino di schiavi e alla loro frustrazione, gioendo per le altrui sconfitte.Miei cari, qui non si tratta dello stereotipo relativo agli “italiani indisciplinati”, che non rispettano le regole. È il contrario: vengono emanati decreti ogni settimana e gli italiani semplicemente si adeguano, non in quanto italiani, ma in quanto esseri umani i quali, sappiatelo bene, non sanno assolutamente cosa farsene della libertà, fonte unicamente di angoscia e di terrore per la maggior parte di loro e che, in verità, vogliono un’unica cosa che doni loro serenità: inginocchiarsi di fronte all’idolo di turno, a un padrone verso il quale essere schiavi ciechi, eseguendone gli ordini e le volontà. L’amara constatazione è che tutto questo è per loro rassicurante, fornisce in qualche modo un surrogato di stabilità e, soprattutto, consente loro di evitare di assumersi personalmente delle responsabilità. Il sottoscritto non è un cazzo di nessuno, ma Dostoevskij ha spiegato molto bene questo concetto ne “Il Grande Inquisitore”, uno dei capitoli più celebri del romanzo “I Fratelli Karamazov”.

Questo padrone, in questo momento, si chiama governo Conte. Faccia di noi ciò che vuole, Presidente, l’adoreremo come un Dio, almeno fino alla fine della pandemia e alle prossime elezioni.

Amen

George Orwell 2020

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Immaginiamo una rivisitazione di 1984 di George Orwell, ambientato questa volta nel 2020, in Italia, a Messina, in piena pandemia da Coronavirus.

Winston e Julia, in questo caso italiani, si incontrano per l’ultima volta, nella stanza da letto del negozio di antiquariato del signor Charrington, al piano di sopra, violando i DPCM che impongono il distanziamento sociale. Sono lì, abbracciati gli uni agli altri, fianco a fianco, dopo aver fatto l’amore, che osservano dalla finestra una tozza e anziana signora nell’intento di stendere pannolini alla fune del bucato nel giardino sottostante, mentre canta: dicono che il tempo sana tutto / e che ogni cosa tu ti puoi scordar / ma gli anni se ne vanno e il tuo sorriso / ancora il cuore mi viene a straziar.

D’un tratto, la voce metallica del sindaco Cateno De Luca alle loro spalle li fa sobbalzare: – Voi siete i morti! Dove cazzo andate? Tornate a casa!

Il quadro attaccato alla parete della stanza viene giù e rivela un piccolo teleschermo. Il vetro della finestra va in frantumi, mentre droni circondano la casa, dai quali risuona ancora una volta la voce del sindaco: – Non si esce, questo è l’ordine del sindaco De Luca e basta! Vi becco a uno a uno! Non si esce da casa! A calci in culo! Ecco qual è il modo per fare applicare le norme! E già che ci siamo: ecco la carrozza che ti porta alla festa, ecco la scure che ti taglia la testa. 

Una scala si infila attraverso la finestra, rompendone il telaio. Su di essa, vi si arrampica un carabiniere fino a fare il suo ingresso nella stanza. Ne irrompono altri, questa volta dalla porta, coadiuvati dal signor Charrington e da un paio di infermieri, i quali si avvicinano a Winston e a Julia, che si danno le spalle con le mani dietro alla testa, tremanti, senza toccarsi.

– Inclinate il capo! – giunge perentorio l’ordine.

I due amanti eseguono e gli infermieri, armati di mascherina e guanti, estraggono un tampone a testa e lo inseriscono nelle narici dei due fuorilegge. A quel punto ripongono i tamponi con i campioni di muco nelle rispettive confezioni e li consegnano al signor Charrington che esce dalla stanza per inviarli a un laboratorio di analisi. Winston e Julia rimangono in piedi con le mani sopra alla testa, sotto stretta sorveglianza delle forze dell’ordine per qualche ora, finché il signor Charrington non fa ritorno nella camera da letto e annuncia:

– Sono positivi, portateli via!

A quel punto i due vengono portati di peso a Roma e rinchiusi nel Ministero della Sanità, dove vengono curati e torturati a lungo, per poi essere condotti entrambi nella famigerata “stanza 101”, all’interno della quale, messi di fronte al loro orrore più grande, ossia la possibilità che Giuliano Amato diventi Presidente della Repubblica nel 2022, sono costretti a tradirsi, attribuendosi a vicenda la responsabilità del contagio e accusandosi reciprocamente di essere il paziente zero.

Alla fine della storia, una volta liberi, Winston e Julia si incontrano nuovamente, al Bar del Castagno, e dichiarano di essersi traditi a vicenda, per il bene del paese. Dopo la difficile confessione, Julia, divenuta una bimba di Giuseppe Conte, lascia il bar e Winston, seduto da solo a quel tavolo, con una scacchiera davanti a sé, strafatto di gin, dà un’occhiata al teleschermo, su cui capeggia l’immagine del premier, del quale ha finalmente inteso a fondo la benevolenza del suo sorriso e la sensualità delle sue fossette e, mentre due lacrime maleodoranti di gin gocciolano ai lati del suo naso, finalmente realizza che è tutto a posto. La lotta è finita, è riuscito a trionfare su se stesso.

Ora ama Giuseppe Conte.

 

Giuseppe Conte e i Pieni Poteri – Parte 1

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Era stato un lungo viaggio. Quasi dieci ore di volo, più altre due ore in Taxi per raggiungere Zhongnanhai. Il presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte, nonostante il lungo e faticoso viaggio, mostrava come di consueto il suo impeccabile aplomb, vestito di tutto punto in completo nero, camicia e fazzoletto immacolatissimi e cravatta blu, oltre alle immancabili scarpe oxford nere. Al suo seguito, l’inseparabile Rocco Casalino, portavoce del presidente del consiglio, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e Davide Casaleggio, silente e imperscrutabile presidente della Casaleggio Associati.

I quattro avevano finalmente raggiunto la sede del governo della Repubblica Popolare Cinese. Entrarono nel vasto edificio e percorsero le enormi sale all’interno. Giuseppe Conte e Rocco Casalino camminavano qualche metro più indietro rispetto al ministro degli Esteri e al figlio del fondatore del Movimento Cinque Stelle.

– Rocco, amore mio…- biascicò il premier con la sua voce impastata – disciamo che oggi mi sento un po’ teso, ho bisogno di sentirti vicino.

– Beppe… – rispose il responsabile della comunicazione del Movimento Cinque Stelle, con aria tenera e al contempo rassicurante – Io sono la tua ombra, e questo lo sai! – Rocco Casalino guardò Giuseppe Conte con la coda dell’occhio, ammiccò e gli diede una pacca sul culo. Conte si sentì leggermente sollevato, per quanto avesse ormai da tempo maturato la consapevolezza di essersi fatto carico di responsabilità più grandi di lui, nonostante allo stesso tempo non riuscisse a liberarsi della sua smisurata ambizione, ben celata dalle strategie comunicative suggeritegli dalla Casaleggio Associati.

Raggiunsero finalmente lo studio del Presidente della Repubblica Popolare Cinese. Xi Jinping attendeva impettito la delegazione italiana.

– Salve, Presidente Pin… – esordì Di Maio, ma non fece in tempo a terminare il saluto che Rocco Casalino gli tirò una gomitata in pieno stomaco.

– Dopo facciamo i conti, frocetto… – sussurrò fra i denti Rocco Casalino, guardando il ministro degli Esteri di soppiatto. Di Maio si ricompose immediatamente, benché il dolore allo stomaco gli mozzasse il fiato. Due lacrimoni scesero dai suoi occhioni fanciulleschi contriti. Anche Luigi sapeva ormai di essersi infilato in una situazione gigantesca, che non era in grado di gestire, nonostante l’ostentata sicumera mediatica. Erano ormai diverse notti che non dormiva, da tempo si augurava di tornare a fare quanto prima una vita normale, nonostante, al contempo, la politica fosse diventata per lui una dipendenza peggiore dell’eroina, della quale non riusciva più a fare a meno.

– Lietissimo di incontrarla, Presidente Xi Jinping! – proferì Giuseppe Conte, scandendo con precisione il suo nome e porgendo la mano al presidente cinese, con piglio ossequioso e istituzionale.

– Grazie per essere qui, siamo onorati di potervi ospitare per questo colloquio! – rispose Xi Jinping.

– Allora, Presidente – proseguì Conte, con fare vischioso e ruffiano – disciamo che è ben chiaro a tutti il motivo della nostra visita. Sa bene l’amicizia che lega ormai i nostri due paesi, no? Da un punto di vista economico e produttivo siete ormai una grande potenza, sappiamo bene che il vostro è un modello di efficienza riconosciuto a livello mondiale, che ha ormai di gran lunga superato gli Stati Uniti d’America. Ecco perché noi, in qualità di rappresentanti della Repubblica Italiana, volevamo una volta per tutte cercare di esportare il vostro esempio anche nel nostro meraviglioso paese.

– La risposta è semplice, professor Conte, i nostri processi decisionali sono molto più rapidi dei vostri. Qui in Cina, non abbiamo tutte le vostre lungaggini, la vostra burocrazia, noi semplicemente, qui, non abbiamo quella cosa obsoleta che voi chiamate…aspetti, com’è che si chiama, non mi viene la parola?

– Democrazia? – chiese prontamente il presidente del consiglio italiano, trattenendo a stento l’ilarità.

– Esattamente! – fece Xi Jinping.

I cinque scoppiarono in una fragorosa e liberatoria risata. Si davano pacche sulle spalle in maniera cameratesca, come cinque compagni di calcetto, cinque vecchi amici di sempre, in un clima informale e conviviale. Avevano le lacrime agli occhi, per le risa che si erano scatenate.

– Vede, Presidente Xi Jinping – fece Conte, passandosi l’indice sull’occhio destro, per asciugarsi le lacrime causate da quella sonora sghignazzata – il punto è proprio questo. Il progetto politico del Movimento Cinque Stelle è quello di trasformare la nostra democrazia parlamentare in una democrazia di carattere leggermente diverso. Sì, disciamo popolare, come la vostra, ma con la possibilità di lasciare ai cittadini l’ultima parola sulle decisioni del governo, mediante un voto su una piattaforma online chiamata Rousseau. Immagino che ne abbia già sentito parlare. In quel caso, non ci sarebbe la necessità di delegare le decisioni al Parlamento, che potrebbe tranquillamente essere abolito, riducendo enormemente i costi della politica e rendendo più rapida ed effisciente la macchina dello stato. Inoltre, è ben chiaro che non sarebbe neppure necessario avere partiti di opposizione, dato che l’ultima parola spetterebbe sempre e comunque ai singoli cittadini. Noi, come rappresentanti del governo italiano e del Movimento Cinque Stelle, facciamo presente con molta chiarezza e trasparenza che non siamo un partito. Siamo privati scittadini, animati dall’amore e dalla passione per la politica e con una costante tensione verso un concetto ormai considerato desueto da parte dei partiti tradizionali: etica pubblica. Pertanto non possiamo definirci antidemocratici, ben inteso!

– Chiarissimo e molto innovativo! – fece con marcato entusiasmo Xi Jinping – Ma per far sì che il vostro progetto prenda forma, dovete indurre i cittadini italiani a fidarsi ciecamente di voi, dapprima però incutendo loro timore per poi presentarvi come l’unica soluzione possibile alle loro paure…

– Ma a questo ci pensa già Salvini, con la paura dei migranti, del diverso! Quella nicchia è già stata ampiamente occupata! – replicò prontamente Conte.

– Già, ma voi dovrete fare leva sulla più grande paura e angoscia esistenziale che caratterizza l’essere umano… – rispose Xi Jinping, sfregando diabolicamente le mani.

– Sarebbe a dire?

– La paura della morte!

I quattro componenti della delegazione italiana rabbrividirono sincronizzati. Subito dopo, all’unisono, strabuzzarono gli occhi colmi di stupore e di meraviglia, come colti da un’illuminazione simultanea.

– Prego, seguitemi, amici italiani! Venite da questa parte! – fece Xi Jinping.

Il presidente cinese si avviò in fondo allo studio. C’era una tenda nera, che afferrò e scostò. La tenda celava una piccola porta. Il presidente cinese l’aprì.

– Entrate pure! – invitò con fare galante Xi Jinping.

I quattro italiani entrarono e sobbalzarono stupiti nello stesso istante. Era un laboratorio scientifico, al cui interno c’erano delle gabbie per sperimentazioni animali in cui erano rinchiuse delle donne cinesi in sovrappeso, le quali, notata la presenza della delegazione italiana, iniziarono a sbattere le mani furiosamente contro i vetri, grugnendo e urlando con fare animalesco. Saltavano rabbiosamente a destra e a manca, emettendo vocalizzi incomprensibili. Le loro iridi erano completamente scarlatte.

– Vedete, – fece Xi Jinping – queste donne, che tra l’altro sono anche lesbiche, sono affette da un morbo, una nuova malattia, che si chiama Covid-19, o Coronavirus. Dovete solo fare un cenno del capo, e ve ne spediamo qualcuna lì da voi. Avrete senz’altro un laboratorio scientifico analogo a questo, lì in Italia. Ah, a proposito, fate molta attenzione: sono contagiosissime!

Casaleggio, Casalino, Conte e Di Maio si lanciarono occhiate di intesa. Avevano già capito dove voleva andare a parare, quella vecchia volpe del segretario del Partito Comunista Cinese.

– A Codogno, in provincia di Lodi, in effetti i servizi segreti italiani hanno fatto installare un laboratorio scientifico segreto del tutto simile a questo… – rispose Conte, guardando gli altri tre italiani, sorridendo e mostrando le sue graziose fossette. Gli altri annuirono, l’idea poteva funzionare. Eccome, se poteva funzionare.

– Ben fatto! – rispose con entusiasmo Xi Jinping – vi manderemo alcuni esemplari di questi zombie, da tenere nei vostri laboratori. Mi raccomando, ora seguitemi attentamente: dovrete fare in modo che la notizia che il governo italiano tiene prigioniere delle donne lesbiche straniere curvy si sparga nell’ambiente radical chic, in modo che qualche buonista femminista antirazzista no-vax politicamente corretto organizzi una missione segreta per liberarle. A quel punto, saprete anche a chi dare la colpa per il contagio.

Tutti e cinque si guardavano sorridendo e annuendo. I loro sorrisi si tramutarono nuovamente in un’irrefrenabile ilarità. In breve il gruppo si ritrovò nuovamente in un clima goliardico, mentre le risate isteriche, inquietanti e bramose di potere riempivano il laboratorio e le cinesi zombie, al contempo, emettevano urla e grugniti terrificanti.

Tutto era pronto per dare vita a Gaia, il Nuovo Ordine Mondiale voluto dalla Casaleggio Associati.