Giovani Rampanti in Carriera

Mi piace sovente visitare i profili sulle varie piattaforme sociali presenti qui in rete, costituite da un “mare magnum” di fotografie e di biografie di individui e individuesse che formano parte di questa buffa congrega di esseri viventi, questo circo un po’ malandrino e truffaldino di nome “umanità”, un agglomerato di cellule nevrotiche alla ricerca di un posto in questo mondaccio un po’ zuzzurellone, che compie un moto di rotazione attorno a se stesso in ventitré ore, cinquantasei minuti e quattro secondi. È forse proprio questo girotondo giornaliero che vi causa quei giramenti di testa, quell’ebbrezza, quell’euforia che vi fa sentire così unici, speciali, migliori degli altri, che vi dà l’illusione di essere degli dei, quando, ahimè, la dura realtà è che altro non siete che carne da macello, corpi in prestito, manodopera sottopagata a cui basta qualche lusinga, qualche medaglietta di bigiotteria al valore, qualche titolo del quale possiate fregiarvi con mamma e papà per farvi recuperare quell’euforia posticcia, quell’adrenalina da cui siete ormai totalmente tossicodipendenti, una pera di entusiasmo patologico che vi torna utile per non pensare al vostro dolore esistenziale, ai vostri demoni che vi solleticano i piedi e vi lambiscono i lobi delle orecchie, per indurvi in tentazione e, forse, proprio per condurvi esattamente nel posto in cui dovreste essere.

Ma non divaghiamo. Osservo i vostri profili, anche su quelle reti sociali che hanno scopi più di carattere professionale: Cristo Santo, che carrierona fulminante che avete fatto! Avete meno di trent’anni e siete già diventati tutti manager. Sono convinta che all’età di quarant’anni sarete già amministratori delegati di qualche grande multinazionale. Non pensavo che i tempi fossero mutati in tal guisa, che il mondo del lavoro al giorno d’oggi fosse così ricco di opportunità e di possibilità per voi giovani. Ordunque le notizie che vengono diffuse dai nostri media sono fasulle! Come si permettono, questi felloni, di diffondere tali falsità e di contribuire a creare un clima negativo? Sono colpito dal vostro spirito di condivisione, dal modo in cui sapete fare squadra, dalle vostre capacità di leadership. È davvero incredibile constatare come siate tutti leader. Mi immagino quanto i vostri colleghi più anziani, ma che dico, i vostri capi, i vostri titolari pendano dalle vostre labbra! Posso percepirlo da qui, il vostro magnetismo, il vostro carisma, la vostra capacità di saper influenzare il prossimo, di cambiare il mondo con la vostra parlantina sbarazzina, mi viene proprio voglia di spogliarmi dinanzi al vostro cospetto, mostrarvi i miei prepotenti seni prosperi, le mie provole affumicate in cima alle quali fanno capolino, alla stregua di una piccola vedetta, dei puntuti capezzoloni marroni che ben si abbinano alla mia carnagione olivastra, e concedervi il mio frutto proibito. Santo Dio, quanto siete seducenti e affascinanti, con la vostra postura autorevole, mentre mettete le mani sui fianchi, le braccia conserte, perennemente positivi, resilienti, no? Com’è che dite voi, quando volete magnificare la vostra capacità di rialzarvi dopo ogni caduta, di andare controvento, contro ogni avversità? La vostra grinta mi fa davvero strillare come una scolaretta che ha appena incrociato lo sguardo di Matthias, il pluriripetente bello e dannato della terza B.

Eppure, sappiate che c’è qualcosa che stona in tutto questo, posso invero percepire qualcosa che non quadra. Purtroppo, cari leader e cari leaderesse, ancor glabri lì ove non batte il sole, traspare tutto. Non occorre neppure un occhio troppo attento per percepire le sfumature delle vostre voci tremanti, della vostra incapacità di stare ben eretti in piedi, dei vostri occhietti lucidi ed emozionati, che tradiranno la vostra insicurezza, la vostra fragilità, la ricerca di approvazione nei confronti dei vostri colleghi più anziani, ma che dico, dei vostri capi, dei vostri titolari, in pratica, la ricerca di quell’approvazione che vi è mancata da parte di vostro padre il quale, è bene che qualcuno ve lo dica, è giustamente profondamente deluso e preoccupato dal fatto che vi facciate spremere come limoni da quattro vecchi disillusi e logorati da guerre per il potere che hanno causato solamente odio e rancore reciproci.

Cari ragazzoni e care ragazzone, posso solo augurarvi di non dover mai affrontare l’acuto dolore del risveglio, di non dover mai e poi mai sollevare il cosiddetto “velo di Maya”, di togliervi davvero le fette di salame dagli occhi e di vedere le cose esattamente per ciò che sono perché, tocca dirlo, le alternative non sono moltissime. Ahimè, o deciderete di chiudere nuovamente gli occhi e continuare imperterriti nella pantomima della vostra mediocre e squallida vita, fatta di automatismi indotti e di pacchetti preconfezionati ben incartati da parte di quella ragnatela invischiante del vostro Super-io, oppure vi toccheranno dei viaggi periodici attraverso il tunnel strettissimo della consapevolezza, una galleria soffocante, pregna di miasmi asfittici, irta di spine e di svariate insidie, ma soprattutto di specchi, implacabili specchi che mostreranno il vostro orribile volto, la vostra orribile vita, in tutta la sua nudità e crudezza, esattamente per ciò che è. Eppure, forse ne uscirete sporchi, puzzolenti e sanguinolenti, ma c’è una grande ricompensa che vi attende all’uscita di questa galleria merdosa: la libertà.

Una libertà che vi farà paura, dato che quella stessa libertà vi darà delle vertigini così forti che vi causerà solo panico e tornerete a inginocchiarvi davanti al prossimo idolo, che vi propinerà l’ennesimo pacchetto preconfezionato ben incartato, un’altra ragnatela invischiante che diverrà parte del vostro Super-io.

Restate dove siete, è meglio per voi, la consapevolezza può rivelarsi una vera croce.

Tocca ai Giovani

Mi si permetta di dire che questa continua retorica sui giovani a volte stufa. Ieri, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, brava persona per carità, in occasione della Festa della Repubblica, fa presente che ora “tocca ai giovani”. Mi chiedo cosa dovrebbero fare i giovani, ma soprattutto questi giovani? Davvero qualcuno spera che il nostro paese devastato possa essere rimesso in piedi dalla peggiore generazione mai vista? Una manica di mantenuti depressi fino a quarant’anni, che ancora si definiscono come “ragazzi”, che considera la viltà, la pigrizia e la depressione come una virtù, che scambia la vita virtuale sulle reti sociali con la vita reale, dovrebbe essere fautrice della cosiddetta ricostruzione? Davvero qualcuno spera che Casa Surace e The Jackal possano dare un contributo concreto al nostro PIL e alla nostra economia? Tra l’altro, i posti chiave sono occupati da vecchi decrepiti matusalemmi, dinosauri ultrasettantenni che non mollano le poltrone nemmeno per il cazzo, intossicati dal potere e dal denaro, sapendo che se tornassero a casa e lasciassero il posto a qualcuno di questi tanto osannati “giovani” sarebbero finiti, morti, perché non sono stati capaci di costruirsi un’alternativa. Hanno vissuto per il lavoro, le loro mogli sono giustamente inviperite per tutto il sesso e le tenerezze mancate, i loro figli li odiano per la loro assenza. Ciò accade sia nel pubblico che nel privato: le chance per i giovani sono pochissime, questo paese sta tirando le cuoia e al massimo, cari giovani del cazzo, potranno darvi uno stage non retribuito con un biglietto da visita con su scritto “Manager”. Eccovi accontentati, fatelo vedere a mamma e papà, da bravi, mentre questi ultimi vi compatiranno e penseranno che siate solo dei falliti, che lavorano gratis e preferiscono avere un titolo fittizio piuttosto che una busta paga pesante.

Certo, ricordo che lo abbiamo avuto un giovane al potere, un presidente del consiglio fresco e rampante. Si chiamava Matteo Renzi, ve lo ricordate? Un “ragazzo” di trentanove anni, un megalomane narcisista che ha dato l’ennesimo colpo d’accetta alla scuola pubblica, parlando di “cultura umanista” e trasformandola in una specie di azienda, l’ennesimo che ha provato a riformare la Costituzione, incolpandola di vetustà, come se quest’ultima fosse la vera responsabile del declino del nostro paese, quando in verità per cercare i veri colpevoli dovremmo guardarci tutti quanti allo specchio.

Mi aggancio a questo perché temo che l’andazzo malato dei nostri tempi sia il seguente: tutto dev’essere efficienza, progresso, positivismo, tecnologia, bisogna preparare dei futuri disoccupati e mantenuti o, nel migliore dei casi, degli stagisti non retribuiti al mondo del lavoro fin dalla prima elementare. La stessa democrazia è divenuta uno strumento scomodo, inefficiente, inadeguato. Dobbiamo correre, modernizzare, snellire, ridurre la burocrazia, “efficientare”, porca troia che termine del cazzo, la pubblica amministrazione, militarizzare, cinesizzare. Non ci sono alternative a tutto ciò, questa è l’unica realtà possibile. Viviamo ormai in una sorta di socialismo trozkista, una rivoluzione permanente mondiale in chiave caramellosa dove tutti guadagnano quattro spiccioli per lavorare come schiavi, in una narrazione propagandistica ove le donne, i gay, i migranti, i disabili e chiunque appartenga a una qualsivoglia categoria protetta è dipinto come eroe, puro di cuore, paladino della libertà, mentre i maschi bianchi etero vengono tutti etichettati come colpevoli cacca pupù puzzoni bruttoni scoreggioni. Già si inizia a parlare della possibilità di avere una donna al Quirinale, in merito a questo le giornaliste di Repubblica di sesso maschile sono già eccitate come delle fichette ripiene, non vedono l’ora di vedere la Bonino o la Casellati al colle, inconsapevoli o forse ben consapevoli del fatto che facendo così hanno già bruciato i loro nomi.

Bene, in merito a questo, credo fermamente che questa sia una scelta sbagliata. Questo blog potrà anche essere impopolare, ma voglio che voi tutti, cari utenti e care utentesse, siate dalla mia parte per una vera scelta d’innovazione, capace di restituire prestigio al nostro paese in Europa e nel mondo: gli unici candidati idonei alla Presidenza della Repubblica sono Giuliano Amato o Massimo D’Alema. Volendo potrei fare un’eccezione per Pierferdinando Casini, ma oserei dire che costoro sono gli ultimi baluardi della nostra gloriosa Repubblica, coloro che hanno combattuto per l’unico vero obiettivo che in fin dei conti tutti inconsciamente desideriamo, ormai stufi di questa società liquida, di questo dinamismo isterico che ci sta condannando alla precarietà: la stabilità e l’immobilismo. Solo grazie a questi uomini valorosi potremo finalmente restaurare l’antico regime, sorretto magari da un ritorno della gloriosa, eterna, splendente, immortale Democrazia Cristiana.

Adesso, cari giovani, tocca a voi: è il momento di cambiare questo paese a suon di selfie.