Libertate

Giorno in balia dell’altrui decisioni,
voler volar libro senza catene,
sempre più in alto, lontan dalle pene,
o schiavitù che lo spirto rintroni.

Via questi pesi!
Lève, leggero!
Ciò bramo invero,
sin malintesi!

La schiena erigo col mur del rispetto,
nego il consenso tenendomi degno,
per quattro lire non pago il mio pegno,
ispiro l’aere infilandomi il petto.

O Libertate,
sposa fedele,
non darmi fiele,
dolci portate!

Portami verso la Terra promessa,
pur traversando quest’acque agitate,
ripide poscia mi speran scalate,
dicon: “Parigi val bene una messa!”

Musica Erotica

Fiamme divampan nell’alma e il dolore,
fattosi furia ch’incendia nel ventre,
leva ormai il sonno donando nel mentre
l’ispirazione che fa da motore.

Tanti quei giorni passivi, in balia
di Mangiafuoco narcisi, quadrati,
ritti, induriti, divini ostentati.
Puntan le dita mostrando la via

da lor battuta, cacciando il potere,
fornendo cibo a quell’ego sì ingordo,
col loro sguardo venuto ormai sordo
si fan d’orgoglio di marmo temere.

Ma tutto ciò è nutrimento vitale,
per pellegrini giammai troppo stanchi,
ebbri, emulanti quei bei saltimbanchi,
di gioia e speme. Quest’arma letale

che la vetusta superbia devasta,
fa sì che l’aere risuoni ed invada.
Musica Erotica, permea ed irradia
la strada Vera, lontan da Giocasta.

Attesa

Volgomi intiero nell’atro del lago,
donde la luna si specchia completa,
pallido globo ch’appare a compieta,
con il mio sprito mai sazio né pago.

Siedo raccolto sul madido prato,
integro odo ed osservo coll’alma.
S’in superficie apparente v’è calma,
dentro quell’acque è continuo boato.

Agile e pigra, tempesta cangiante,
d’animo equo, di speme, dolente,
muta la forma la flora impotente,
serva di Luce Assoluta imperante.

Volgomi a te, o mio Lume potente,
ch’inesorabile al fato mio guidi,
per la miseria mia tutta m’irridi,
e nel tuo braccio mi sciolgo accogliente.