La Crisi della Pagina Bianca

Non che questo blog costituisca per la sottoscritta una forma di sostentamento, del resto occuparmi di esorcismi, nel tentativo spesso inutile di purificare le vostre anime dannate, mi reca ben altra soddisfazione, ma sovente capita anche a me di sedermi dinanzi allo schermo del mio calcolatore, di avere voglia di buttar giù qualche riga, qualche pensiero moderato dei miei, qualche parola di conforto nei vostri riguardi, prendendo atto che non emerge assolutamente nulla. Paradossalmente, l’unico modo per risolvere la mia crisi della pagina bianca è parlare della mia crisi della pagina bianca. Cerco fonte di ispirazione nelle notizie del giorno, nell’osservare i vostri profili, eppure nulla scaturisce, probabilmente perché osservare il nulla non può che farmi parlare del nulla. La politica, un tempo argomento di conversazione di questo blog, adoprato unicamente a guisa di esca per attirarvi qui, su questa brutta copia di pagine ben più seguite e divertenti, non suscita più nessun interesse. Si fa solo della stupida polemica, le reti sociali sono davvero una discarica dove le masse vomitano il peggio di loro, alla stregua di tifosi che commentano i risultati elettorali con lo stesso piglio di chi segue la serie A, pecoroni incapaci di integrare nelle loro personalità il male del mondo. “Queste elezioni le abbiamo vinte noi!”, ho sentito proferire una volta da un ragazzo di quasi quarant’anni, e credetemi, non sto scherzando! Era naturalmente uno di quei meridionali trapiantati al nord che non fa altro che rimpiangere sua madre, le teglie di riso, patate e cozze, che a Milano esce con lo stesso gruppo di amici di Cassano Murge che frequenta dalle scuole elementari, tanto che uno si chiede come cazzo abbiano fatto a finire tutti lì, insomma, uno di quei piantagrane lamentosi con l’accento nasale tipico della provincia di Bari, che incarna gli antichi valori della tradizione eccellentemente enunciati da moderni maestri dell’intrattenimento come Casa Surace, per citarne uno.

Insomma, penso a voi, penso soprattutto a me, penso all’attualità, penso alla nostra società e penso al nulla, al conformismo, alla tiepida consolazione del “mal comune mezzo gaudio”. Penso ai vostri sogni e ai vostri desideri, alle vostre ambizioni e alla vostra volontà di potenza soffocata dalle convenzioni. Riesco persino a sminuzzare nel dettaglio la sequenza di pensieri che spesso attraversa la vostra mente come un serpentello: avete un’idea, un’idea tutta vostra, unica, che vi causa entusiasmo, euforia, percepite finalmente la concreta possibilità di essere liberi, di uscire da situazioni opprimenti, lavori sbagliati, matrimoni infelici in cui siete diventati entrambi soci di una s.r.l., senza più sesso, senza più amore, ma solo doveri. L’euforia vi pervade, avete avuto quell’illuminazione che tanto aspettavate, avete l’opportunità di dare le dimissioni e lasciare quell’imbranato del vostro capo, avete incrociato lo sguardo di un bellone che vi ha sorriso e vi ha anche proposto di bere qualcosa, quello sguardo da togliere il fiato che vi rimanda a Laionel, il fusto della quinta B, che ai tempi vi faceva bagnare così tanto la passerina. Insomma, forse siete pronti all’azione e invece, ops! All’improvviso arriverà un altro pensiero, che vi richiamerà al dovere e vi rimetterà in riga, vi farà rientrare nei ranghi, quel pensiero che inizia con un “e se…”, quel dannatissimo pensiero che non fa altro che scatenare vergogna e senso di colpa, sentimenti capaci di anestetizzare eros e libido in un colpo solo. Del resto, come la prenderebbero i vostri genitori, i vostri fratelli, vostro marito, vostra moglie, i vostri figli, i vostri amici, il partito, il parroco, se davvero decideste di togliervi le fette di salame dagli occhi, di iniziare a non farvi soverchiare da questa vitaccia stronza e di andare davvero incontro a quello che quest’ultima ha da offrirvi?

È questo il motivo per cui siamo tutti fermi al punto di partenza, comodi nelle nostre tiepide prigioni, capaci di lamentarci con i nostri amici, con i nostri colleghi, qui sulle reti sociali, di quanto la politica, un altro squallido surrogato di mamma e papà, non faccia nulla per noi, non rispetti i nostri diritti, non ci renda felici.

Cari utenti e care utentesse, se pensate che Draghi, o Conte prima di lui, o chiunque altro abbia ricoperto la carica di Presidente del Consiglio possano essere responsabili della vostra felicità, lasciate che ve lo dica: siete messi male, molto male.

Infine, non aspettatevi nulla da questo blog, non aspettatevi nulla dalla sottoscritta, nessun buon consiglio, nessun suggerimento: quelle che trovate qui sono le memorie di un fallito, di un miserabile che alla veneranda età di quarant’otto anni non ha ancora perso la verginità, un ometto senza attributi che vive ancora con sua madre e ha perso ormai tutti i treni possibili e immaginabili.

Non ci meritiamo, ahimè, nessun tipo di libertà.

Europei e Ripartenza

Sono davvero sorpresa da questa notizia. Sono l’unica che dava per scontata un’impennata del PIL a seguito della vittoria degli azzurri agli Europei? Eppure i nostri amati e stimatissimi giornalisti non facevano altro che parlare di questo, di rinascita, ripartenza, la nazionale di calcio trattata a guisa d’un archetipo, una sorta d’elisir di lunga vita che avrebbe ridato lustro alla nostra economia. Vi confesso che, non appena Donnarumma ha parato l’ultimo rigore di Saka, mi sarei aspettato che le nostre imprese avrebbero riaperto un secondo dopo, con un esplosione degli ordini di produzione, oltre a pensare che avrei ricevuto una miriade di telefonate per avviare nuove e proficue collaborazioni con aziende del mio settore.

Invece nulla, c’è un incremento della povertà. Come si permettono, questi cosiddetti “poveri”, di frenare la ripartenza?

Davvero, non me l’aspettavo proprio. Sono stupita.

Italia-Svizzera 3-0

Sarò breve nel commentare la grande prestazione mostrata dagli Azzurri. Bisogna riconoscere che gli italiani hanno confermato ancora una volta la grande capacità di depositare i propri talenti in territorio elvetico.

Fatta questa premessa, è già la seconda volta che i telecronisti e i nostri politici utilizzano la nazionale Italiana alla stregua di archetipo della ripartenza del paese. Sul serio ragazzi, piantatela con questa pagliacciata e finitela di prenderci per il culo. Ieri, terminato il primo tempo, la RAI si è presa la briga di intervistare il Presidente della Camera Roberto Fico il quale, con la sua vocina fanciullesca, si è lasciato andare a una serie di banalità, frasi fatte e retorica spicciola: “Questa sera è una grande festa che ci deve far guardare con coraggio, passione e fiducia per il futuro. Siamo a pochi metri dal traguardo. Dobbiamo andare avanti insieme per superare definitivamente questa pandemia” (Fonte ANSA).

Cari amici e care amiche, mi permetto di esprimere un’opinione leggermente diversa. Il calcio è un ottimo modo per distogliere l’attenzione dalla nostra misera quotidianità, quei novanta minuti hanno il compito di farci sentire parte di qualcosa e nel frattempo proiettare la nostra combattività repressa su qualcun altro, l’ennesima scusa per non assumerci la responsabilità della nostra vita. È una bella distrazione se vogliamo, ma che ci aiuta a non fare caso alla sensazione di morte che incombe fuori dalle nostre case e dentro di noi, alle casse integrazioni, alla disoccupazione, ai nostri salari bassi, ai clienti che non ci pagano, ai nostri matrimoni falliti, ai nostri genitori che continuano a interferire nelle nostre scelte di vita e ai nostri figli che non ci ascoltano, al fatto che siamo dei falliti e come tali, meritiamo di vivere in un paese fallimentare afflitto da un debito che non avremo la più pallida idea di come pagare se non perdendo sempre più sovranità e sapendo che alcuni dei settori che più ci tenevano in piedi, ristorazione e turismo, sono stati letteralmente massacrati da decreti liberticidi, nel nome della salute pubblica, il supremo valore di questa nuova società, questa nuova normalità nevrotica e ipocondriaca.

Ma non importa, sono convinto che ogni partita vinta dalla nazionale farà guadagnare al meno due o tre punti percentuali di PIL.

Forza Azzurri, sia chiaro, ma per cortesia, la politica e il giornalismo abbiano la dignità di tenere la bocca chiusa.

Sciacallaggio Mediatico

Sono davvero fiero della dignità che gli italiani stanno mostrando, offesi dal comportamento indegno che la TV russa sta perpetrando nei confronti del nostro popolo sul caso di Olesya Rostova e della possibilità che quest’ultima sia Denise Pipitone, la bimba scomparsa nel 2004 a Mazara del Vallo. È bello vedere questa gente scagliarsi contro il presunto sciacallaggio mediatico da parte della TV spazzatura russa, gente che si è sempre istruita e arricchita su programmi al contrario estremamente formativi quali “La Vita in Diretta” e “Pomeriggio Cinque”, format che hanno sempre fatto dell’informazione obiettiva scevra da qualsivoglia sentimentalismo, del tempismo nel fornire notizie il più possibile inerenti alla realtà dei fatti, senza temporeggiare con lo scopo di creare suspense e incrementare audience, dei solidi e inossidabili baluardi.

Sarò breve, ma voi russi avete solo da imparare dal modus operandi italico, dal metodo rigoroso con cui si fa televisione nel nostro belpaese, che ha sempre mostrato empatia e vicinanza nei confronti della gente comune, esente da qualsivoglia speculazione sul dolore delle famiglie o sull’ingenuità dei più deboli, che ha sempre avuto, come intento primario, il perseguimento dell’etica e del bene comune, senza soffiare sul fuoco dell’indignazione e senza creare false speranze con lo scopo di trarne profitto economico in termini di audience e pubblicità.

Cari russi, vi dovreste solo vergognare per aver speculato sul dolore di una madre. Avete tanto da imparare da Alberto Matano e da Barbara D’Urso, conduttori di razza che sapranno senz’altro spiegarvi meglio di me che questi comportamenti non sono degni di un paese civile.

Nel giro di pochi giorni, tutto questo sarà un brutto ricordo, e i media troveranno un’altra arma di distrazione di massa per non farci pensare alle chiusure degli esercizi commerciali, alle casse integrazioni e a quei fascisti puzzocacconi che scendono in piazza e osano mettere in pericolo il nostro sistema democratico, contestando un governo liberale che ci chiude in casa per il nostro bene e per la nostra salute.

Sciacalli

Sciacalli su un dolore familiare,
a fiaschi vengon fusi certi fischi,
la gente scende giù a manifestare;

le piazze ormai dimenticano i rischi,
da chi terrore vuole alimentare,
diffusi; non vogliam che ci s’invischi!

Che tutto questo finisca un bel giorno,
che questo scempio non faccia ritorno!

E Crolla Impero

E crolla impero per man d’una prole
trina, incapace di venir a patti,
brina fugace ai lor volti, disfatti,
di tolla, invero, brucianti già a un sole

che cala triste su tristi lor, duole
noscer quel regno un bel tempo servito
smosciar indegno, in un lampo, rapito
da male piste. Egoisti non vuole

come pastor, cani sconsiderati,
stolte cicale, profuse incoscienti,
che nutronsi del sangue d’innocenti

e l’alma lor sì langue, o impenitenti!

E van gli amor, vani, desiderati,
all’occhi tuoi virenti. Ed adirati.