Jovanotti e il Covid

da corriere.it

Jovanotti a quanto pare ha preso il Covid. Prendo spunto da questa notizia non per aizzare la solita polemica relativa alle doti artistiche dell’artista Lorenzo Cherubini, ma perché tutto questo mi fa riflettere sulla natura di questo virus, che dal 2020 ha iniziato a fare parte delle nostre vite. Vedo un grande accanirsi nei confronti di questo piccoletto invisibile da parte di noi tutti, che vogliamo a tutti i costi debellarlo, distruggerlo, come se, in un certo senso, stessimo rifiutando una parte di noi, la nostra parte più virulenta e contagiosa. Mi sovviene il racconto di un amico, il quale lo contrasse circa un anno fa, dicendomi che in fin dei conti aveva avuto gli stessi sintomi dell’influenza, a cui si era aggiunta la perdita dell’olfatto. Ora, se dovesse succedere a me una cosa di questo tipo, sarebbe dal mio punto di vista una benedizione del Signore, in quanto avrei il privilegio di non sentire più la vostra puzza, ma pensiamo un attimo all’accanimento nei riguardi di questo benedetto “Covid”. Non sarà, in qualche modo, una sorta di discriminazione razzista nei confronti di questo malanno? E se si trattasse semplicemente di un’influenza con un pizzico di brio e creatività in più? Magari sta cercando semplicemente di mostrarci il suo estro, un’influenza sì, ma con un bonus, un regalo a mio avviso originale, privarci dell’olfatto, per farci capire quanto una cosa sia preziosa, una volta che l’abbiamo perduta.

Orsù, cari utenti e care utentesse, smettiamola di far la guerra a questo piccoletto, cerchiamo di accoglierlo nella nostra comunità e nei nostri cuori, diamo anche al Covid la dignità di un’influenza di stagione, una febbre che in fin dei conti vuol solo emergere un po’, dire la sua, un malanno che sa un po’ il fatto suo, un virus che rompe le scatole, ma che potrebbe dire altrettanto di noi, di voi. Forse siamo noi esseri umani a essere un virus per il Covid, dovrebbe essere un’occasione per riflettere e fare un po’ di autocritica.

Magari, se smettessimo di accanirci così tanto contro di lui, a un certo punto si stancherà e la smetterà di cercare di attirare l’attenzione a tutti i costi.

O no, porca di quella puttana troia?

Europei e Ripartenza

Sono davvero sorpresa da questa notizia. Sono l’unica che dava per scontata un’impennata del PIL a seguito della vittoria degli azzurri agli Europei? Eppure i nostri amati e stimatissimi giornalisti non facevano altro che parlare di questo, di rinascita, ripartenza, la nazionale di calcio trattata a guisa d’un archetipo, una sorta d’elisir di lunga vita che avrebbe ridato lustro alla nostra economia. Vi confesso che, non appena Donnarumma ha parato l’ultimo rigore di Saka, mi sarei aspettato che le nostre imprese avrebbero riaperto un secondo dopo, con un esplosione degli ordini di produzione, oltre a pensare che avrei ricevuto una miriade di telefonate per avviare nuove e proficue collaborazioni con aziende del mio settore.

Invece nulla, c’è un incremento della povertà. Come si permettono, questi cosiddetti “poveri”, di frenare la ripartenza?

Davvero, non me l’aspettavo proprio. Sono stupita.

Andrà Tutto Bene

Ormai siamo sulla soglia del venticinque percento di vaccinati. Un quarto della popolazione è ormai immune da questo nemico invisibile. Stiamo vincendo, sta andando tutto bene, ce l’abbiamo quasi fatta. Credo che in tutto questo l’onore della vittoria vada a Massimo Gramellini, uno dei primi ad aver trasmesso ottimismo e buoni sentimenti in questa drammatica vicenda. Grazie Maximum Gramellina, per le struggenti storie che ci racconti tramite “Le parole della settimana” mentre la bocca ti si impasta, gli occhietti ti si fanno lucidi e ti si inumidisce la topolina, storie struggenti di donne, omosessuali e migranti, eroine ed eroi che ce l’hanno fatta, non si sa bene a far cosa, ma ce l’hanno senz’altro fatta. Tua moglie sarà senz’altro fiera di te.


C’è una cosa che mi mancherà profondamente di tutta questa vicenda: gli “scrisciotti” delle video conferenze. Matrici rettangolari che hanno per elementi dei figli di puttana che vogliono mostrare al mondo l’impegno profuso, il senso d’appartenenza a una comunità, la resilienza di chi non si arrende mai e non si lascia schiacciare dalle pandemie e da qualsivoglia avversità, mentre indefessi continuano a lavorare per imporci la loro interpretazione di bene comune. Mi mancherà essere catechizzato da Massimo Recalcati, che, in diretta dal suo studio ci fa presente come la violenza degli uomini sulle donne sia una forma di razzismo, strizzando l’occhietto a Repubblica anziché fare il suo lavoro di analista. Mi mancherà lo stesso Gramellini che, rigorosamente con una libreria alle spalle, stupra la poesia “If” di Kipling, aggiungendo versi di sua composizione, facendo rivoltare nella tomba il povero scrittore britannico. Mi mancheranno i leader mondiali, distanziati di un paio di metri nelle foto di gruppo per darci il buon esempio per scambiarsi baci e abbracci subito dopo, a telecamere spente. Mi mancherà quella coglionata di salutarsi con il gomito, credetemi, una delle cose più da coglioni, ma da autentici coglioni, Cristo di un Gesummaria, che l’umanità si stata in grado di concepire; ogni volta che guardo qualcuno salutarsi in quel modo mi auguro che sbaglino mira e si frantumino accidentalmente e reciprocamente uno zigomo.


E soprattutto, mi mancherà la quiete, la pace, il silenzio nelle strade, l’aria che si fa più fresca, trasgredire il coprifuoco nei primi giorni di clausura camminando rasente ai muri per evitare i delatori armati di telecamera dai balconi e rientrare a casa nell’attimo esatto in cui passa il camion dell’esercito italiano, percependo l’adrenalina della trasgressione, sentire il sangue gelarsi nelle vene e al contempo un briciolo di soddisfazione per averla fatta franca in questa birichinata.


Non oso immaginare cosa ci aspetti, cos’altro si inventeranno per irritarci, cos’altro ci imporranno di pensare, quando tutti, nessuno escluso, saremo definitivamente immuni. Non voglio saperlo.


Ho freddo e paura.

Vaccino Anti-Covid

Molto bene, è una giornata storica, il vaccino anti-covid è finalmente giunto nel Belpaese e le prime dosi sono state somministrate. La collettività gioisce dinanzi a questa notizia, nutrendo la speranza che in circa sei mesi si possa tornare alla vita d’un tempo.

Eppure, parliamoci chiaro, siamo davvero sicuri che questa sia una buona notizia? Pensateci seriamente: tra pochi mesi si tornerà a condividere l’ufficio con gente che abbiamo sempre detestato, le mascherine verranno meno e torneremo a sentire l’alito fetido dei nostri colleghi. Ilario, il toccaccione di trent’anni appena compiuti che vuole cambiare il mondo, magari assunto da poco, si presenterà dandoci una pacca sulla schiena e massaggiandocela, chiamandoci con il nome di battesimo o, peggio, con il nostro diminuitivo, come se ci conoscesse da una vita, con lo scopo di elemosinare la nostra simpatia prima di sferrare l’inevitabile coltellata alla schiena. Le strade torneranno a essere trafficate, saremo costretti nuovamente a uscire il sabato sera alla ricerca di parcheggio e di un posto libero in pizzeria e il prossimo Natale lo passeremo nuovamente con genitori, suoceri e parenti, non più in videochiamata, per cui saremo costretti a rispondere de visu a tutte le domande imbarazzanti dei nostri vecchi rottinculo.
Cari lettori e care lettrici, diciamoci la verità: ma quanto cazzo siamo stati da Dio in questa situazione?

Buon vaccino, una volta immuni, sapete qual è la prima cosa che dovete fare. A buon intenditor…