Finale

E dietro ogni timor v’è un desiderio
d’amare, d’esser liberi e volare
lontani da un padrone deleterio;

è tempo le catene di disfare,
lasciare questo grigio cimiterio,
riprendere la rotta, di salpare.

Ci si prepara all’uscita di scena,
ché la commedia può dirsi conclusa;
la luce si fa sempre più soffusa,
fuggi lontan, tu sei un’anima in pena!

Verso il Monte

Davvero pensi d’osservare il mare,
che lieve ti lambisce e si ritira,
che scuro un po’ t’inquieta, un po’ t’ispira
a prendere il coraggio d’affrontare?

Non credi sia terribile restare
a riva, mentre il suono che sospira
dell’onda, senza meta un po’ t’attira,
e attende che ti possa ormai tuffare?

E, intanto, all’orizzonte, v’è un tramonto
di giorni ormai remoti e di valori
vetusti, ch’ora pesan come scogli;

consigli, ch’assomiglian ad imbrogli,
già storni, e vai lontano da quei cori,
su il manto, verso il monte, da ogni affronto!

Sipario

Lento procede il sipario calante,
lo sguardo perso, un mar di rimembranze
già s’agita e ti scuote ad ogni istante.

Spenti s’incede, che han fine le danze,
cuore deterso e per nulla distante
che palpita e percuote le tue istanze.

Tutto si svuota per farti leggero,
perché si allevi il tuo giogo e il tuo lutto,
perché si rompa il seme per dar frutto
e un riso solchi quel tuo volto austero.

La Ficamorfosi

È ormai un dato di fatto che il mio processo di passerificazione sta volgendo al termine. Gli aggiornamenti al blog divengono sempre più sporadici, forse perché il sarcasmo che contraddistingueva i miei soliloqui va lentamente dissolvendosi, si sta tramutando in qualcos’altro, forse addirittura in comprensione e tolleranza nei vostri confronti. Sovente vi guardo con questo stato d’animo placido, con questa calma olimpica che ha preso il sopravvento sulle mie antiche nevrosi e inquietudini e mi domando che cosa cazzo mi stia succedendo, non potendo più attingere alle abbondanti acque un tempo torbide del pozzo nero del mio inconscio. Sento che il mio corpo stesso si sta trasformando in una fica, il mio cranio a guisa di un clitoride. L’altro giorno avevo un gran mal di testa, ho cominciato a massaggiarmi le tempie e ho avuto un orgasmo devastante, l’intero mio corpo, ormai completamente ficamorfo, ha cominciato a sentirsi squassato da molteplici ondate di piacere, al termine delle quali mi sono sentita in colpa e mi sono bloccata da sola su Whatsapp e su tutti i social.


Davvero, cari utenti e care utentesse, questo luogo non sarà più quell’antico ristoro in cui potevate sentirvi al sicuro. La politica non scatena in me più alcun interesse, non riesco più a irritarmi per le miserie della nostra classe dirigente e per l’indignazione a comando dei nostri giornalisti e presunti tali. Osservo questi fuochi di paglia e riesco a percepire, in fin dei conti, la fatica enorme di chi ha ottenuto successo, consenso, visibilità, il peso di dover mantenere tutto questo, giustificare ogni scoreggia fatta in ascensore, riesco a percepire quel confine sottile e indeterminato tra il delirio di onnipotenza e la pulsione di morte che contraddistingue questi personaggi, soffocati dai loro ego ipertrofici e da vite tutto sommato aride, perennemente sotto i riflettori.


Penso a tutto questo e penso a quanto siate fortunati, cari utenti e care utentesse. Godetevi le vostre famiglie, le vostre vite semplici che incarnano un po’ quelle antiche tradizioni, quei valori d’un tempo andati ormai perduti che sono forse tutto quello a cui una persona sana dovrebbe ambire e state alla larga dalle false sirene del successo, dalle luci della ribalta. Restate nell’ombra, se volete campare felici.


Nel frattempo, farò i conti con la mia ficamorfosi e, novello Gregor Samsa, capirò che cosa fare di questo blog.


Intanto, per iniziare potreste fare una bella cosa: togliere il like e segnalarlo.

Un Mare di Nostalgia

Non avrei mai detto che sarebbe accaduto, ma sto passando delle giornate impregnate di nostalgia, un sentimento che ho sempre rimosso, rifuggito, un’emozione considerata dalla sottoscritta alla stregua di un virus da cui proteggersi. La nostalgia è tipica dei falliti, solevo dire a me stesso qualche tempo fa, di coloro che guardano al passato per non fare i conti con un presente miserabile e un futuro privo di prospettive, la nostalgia vista come una vecchia casa, arredata di ricordi edulcorati di un passato idealizzato a cui sono stati rimossi gli aspetti negativi, i difetti.

Galleggio in questo mare di rimembranze, ripensando con intensità agli anni delle superiori, quando mi facevo beffe del grasso e sudaticcio Clemente per mettermi in mostra con quei pavidi eunuchi dei miei compagni, comportandomi da carnefice per evitare di diventare io la vittima. Mi viene in mente il mio trasferimento a Milano all’età di diciannove anni e alla mia lunga permanenza nel capoluogo lombardo, mi sovviene la quantità di gente che è entrata nella mia vita, a quanto fossi convinta che costoro sarebbero rimasti al mio fianco fino alla fine dei tempi, a come invero siano lentamente e inesorabilmente usciti dalla mia esistenza, per loro scelta, ma forse il più delle volte per mia scelta. È così che va, purtroppo è necessario chiudere tante parentesi, ma il più delle volte, ahimè, non abbiamo il fegato di farlo. Ci trasciniamo in situazioni stantie, amicizie e amori arrugginiti, finiti chissà quanto tempo fa, zoppi che vanno con altri zoppi che imparano a zoppicare sempre meglio, a odiarsi e a essere in perenne competizione tra loro, in un coacervo di dolore e di incomprensioni che in ogni caso fungono da riempitivo, perché oh, bisogna imparare a tollerare i difetti degli altri, bisogna essere comprensivi e indulgenti, altrimenti si rischia di rimanere isolati, quando la verità è che la maggior parte di noi altro non fa che ingoiare rospi tutti i giorni, in un continuo compromesso al ribasso con la famiglia, con il lavoro, con gli amici, mediocri circondati da altri mediocri.

Cari utenti e care utentesse, cambiare fa paura, anzi, vi dirò di più, cambiare causa letteralmente il panico, si rischia veramente di impazzire se non si ha la tempra giusta. Se sentirete la necessità di un cambiamento importante, vi piscerete e cagherete nei pantaloni. Tutti i vostri vecchi fantasmi saranno lì a solleticare i vostri timori più atavici, ricordandovi che state facendo una stronzata, che tutto sommato è bene che rimaniate dove siete, nella miseria e nello squallore, che tutto sommato presenta il vantaggio di trasmettere il calore asfittico di un contesto prevedibile e conosciuto.Insomma, ho usato questo blog per non mandarle a dire a nessuno e per mettere nero su bianco tutto il mio disprezzo nei vostri riguardi, ma mi sento di dire che, tutto sommato, un po’ vi capisco. Capisco che non sia facile mollare quella palla al piede di vostro marito e quell’isterica frigida di vostra moglie, capisco che il vostro odiato lavoro vi dà comunque uno stipendio alla fine del mese. Guardo a tutto questo e tutto sommato avete la mia comprensione, se vogliamo anche un po’ di tenerezza.

Forse dovrò cambiare il registro di questo blog, o forse no. Forse dovrei mostrare, di tanto in tanto, i miei reali sentimenti, ma non vorrei trasformarmi in una fichettina smielata e piagnucolona. Ne va della mia reputazione, perdiana!

Ebbrezza

E non vi è più paura dell’ignoto,
d’aprire e oltrepassare quella porta,
e reggi il peso, o tu pieno di vuoto;

piuttosto hai da temer la vita morta,
fuggire chi vietarti d’ogni moto
del cuor vuol, anch’ergendosi a tua scorta.

E già si manifesta la bellezza
di vita e ti travolge la sua ebbrezza.

Cambiarsi d’Abito

Cedon le mura, ed in fiamme i miei occhi
vedon castelli d’un florido regno
ora crollare per man di tre allocchi;

Fuggir è dura da un mondo sì indegno,
s’han mille scelte, ma troppi gli sbocchi;
per dove andare, a che ammonta il suo pegno?

Cambiarsi d’abito, è giunto il momento,
coi piedi a terra, resistere al vento!

Novello Ardore

Novello ardore, ch’infiammi, divampo,
ai polsi le caten di cortigiani,
dettami che al parer non danno scampo;

espelle odori d’infami sfuggenti,
accolsi le promesse alquanto immani,
reclamo dell’orror di certe genti.

Le nebbie si diradino, è ormai ora
di rifuggir chi vita mi divora!



Laura

Un transito incombente mette fine
al tempo del pusillo ed arto spazio,
per plaga dare al tempo in cui m’ingrazio
la volontà d’un Padre a me ora affine.

E penso a te, mia Laura, a quei tuoi occhi,
nel mentre che il mio corpo resta in quiete,
epistole e parole dolci e liete
che come di campana dei rintocchi,

nel fragile mio marmo fecer crepe
che la tua gentil forza ebbe scalfito.
Aperse danze al crollo delle mura

di quel fortino che, sol per paura,
erigo per rinchiudermi ferito,
in quella tana, ch’anche angusta tepe.

Musica Erotica

Fiamme divampan nell’alma e il dolore,
fattosi furia ch’incendia nel ventre,
leva ormai il sonno donando nel mentre
l’ispirazione che fa da motore.

Tanti quei giorni passivi, in balia
di Mangiafuoco narcisi, quadrati,
ritti, induriti, divini ostentati.
Puntan le dita mostrando la via

da lor battuta, cacciando il potere,
fornendo cibo a quell’ego sì ingordo,
col loro sguardo venuto ormai sordo
si fan d’orgoglio di marmo temere.

Ma tutto ciò è nutrimento vitale,
per pellegrini giammai troppo stanchi,
ebbri, emulanti quei bei saltimbanchi,
di gioia e speme. Quest’arma letale

che la vetusta superbia devasta,
fa sì che l’aere risuoni ed invada.
Musica Erotica, permea ed irradia
la strada Vera, lontan da Giocasta.