Italia-Austria 2-1

Vittoria immeritata degli azzurri, gli austriaci hanno dominato la partita e hanno chiuso la gran parte delle nostre iniziative. Occorre pertanto dirlo senza girarci troppo attorno: abbiamo avuto una gran botta di culo. Questo serva di lezione soprattutto a quei “menagramo d’un menagramo” (cit.) dei nostri giornalisti, che al termine del girone consideravano l’Italia già campione d’Europa, usando la squadra come simbolo della ricostruzione, di un paese che riparte.

La vittoria degli azzurri risulta ancora più amara, se pensiamo che hanno sconfitto una squadra che, vantando tra le sue fila un giocatore di colore come Alaba, dimostra d’aver fatto dell’antirazzismo un valore fondante. Chiellini ha dichiarato che non occorre inginocchiarsi per sconfiggere il “nazismo” (sic), tradendo ancora una volta le simpatie di questa nazionale nei confronti degli ambienti di certa destra. Invero, sappiamo benissimo che gli Americani, i Britannici e i Sovietici hanno sconfitto le truppe di Hitler inginocchiandosi davanti ai soldati nazisti, i quali, intimoriti dalla potenza di fuoco di un simile gesto, hanno immediatamente deposto le armi ponendo fine al secondo conflitto mondiale.

Almeno, credo sia andata così. Correggetemi se sbaglio.

Italia-Galles 1-0

Vittoria di misura degli Azzurri sui Draghi Rossi. Un risultato che fa onore alla nostra nazionale, che ha giocato la partita risparmiando un po’ di energie per le fasi finale del campionato europeo e che consente un agevole accesso agli ottavi di finale. Faccio fatica a definire il gol di Pessina come un tocco di classe o una gran botta di culo, infilando la palla nell’angolo destro della porta gallese lì dove Ward non ci sarebbe mai arrivato.

In ogni caso, a prescindere dalla bella prestazione e dalla gioia nel vedere una nazionale italiana finalmente promettente, dopo la lunga traversata nel deserto della mancata qualificazione ai mondiali del 2018, purtroppo emergono dei profondi aspetti negativi di carattere chiaramente politico. Difatti, mi preme ricordare che, prima dell’inizio della partita, solo sei giocatori italiani su undici si sono inginocchiati per Black Lives Matter e chiaramente non possiamo fare altro che condannare questo gesto altezzoso che tradisce il pensiero politico di taluni calciatori. Come si permettono questi ragazzacci di non aderire a un’iniziativa che ha probabilmente contribuito a ridurre il razzismo del 37.4%, non so rispetto a cosa, ma comunque lo ha ridotto? Oltre a questo, emerge un ulteriore aspetto inquietante, che forse è sfuggito ai più: con questa vittoria, gli azzurri hanno raggiunto un numero di risultati utili consecutivi pari a trenta, eguagliando il record di Vittorio Pozzo, il commissario tecnico della nazionale campione del mondo nel 1934 e nel 1938, gli anni in cui il regime fascista raggiunse l’apice del suo potere.

Da questi due aspetti sopra menzionati, risulta evidente che questa nazionale ha chiaramente delle simpatie fasciste, lo stesso concetto di amore per la patria è un concetto fascista. Il rifiuto di alcuni giocatori nel sostenere Black Lives Matter ne costituisce degno certificato di garanzia.

Hanno ragione Tosa, Delprete, Tommasi, Michela Murgia, sta tornando il fascismo, ma stiano in guardia, questi cosiddetti fascisti: noi, sostenitori del Black Lives Matter e del ddl Zan, non lo permetteremo mai. Terremo alta la guardia e concentreremo le nostre energie unicamente nella nostra battaglia antifascista, fregandocene financo delle aziende che chiudono, delle casse integrazioni e dello stato della nostra economia, affinché questo cosiddetto “Roberto Mancini” la smetta di scimmiottare un commissario tecnico vissuto in una delle epoche più buie della storia d’Italia.

Concludo dando un suggerimento alla FIGC: è bene che il prossimo commissario tecnico sia una donna di colore, in modo che tutto questo non accada più.