Via dall’Italia

È da un po’ di tempo che non vi mando uno dei miei affettuosi saluti e infatti mi avete scritto in tanti per chiedermi che fine avessi fatto. Ovviamente non è vero, siete in pochi a sollecitare un mio segnale, quasi sempre indirettamente, e va bene così. Qualcuno vorrebbe sapere chi si cela realmente dietro questo faccione rassicurante, ma posso assicurarvi che chi è venuto in contatto con le mie reali fattezze è impazzito a causa dell’orrore che è capace di scaturire dal mio vero volto, un orrore in grado di causarvi una tale disperazione da farvi rimpiangere i tempi del pentapartito.

Ma non divaghiamo, ho lasciato da qualche tempo la nostra amata Italia. Ho trovato un cliente in Germania e sono qui da qualche mese in questa Repubblica Federale efficiente, ma a suo modo mattacchiona e scalmanata. La gente del posto parla un tedesco biascicatissimo, quando non parla in dialetto bavarese, e sono dunque alle prese con una lingua infera che piazza il participio passato alla fine della frase principale, utilizza quattro casi per tre declinazioni, spezza i verbi in due e conta nel suo vocabolario una montagna di sinonimi. Questa è una delle ragioni per cui ho poco tempo per aggiornare questo schifo di pagina, come se poi ve ne fregasse davvero qualcosa degli sproloqui di un frustrato che fa prediche sull’Italia, con l’aggravante di starsene ora con il culo in caldo in un’altra nazione.

Ripenso a questa scelta, ripenso all’idea di aver lasciato i miei vecchi clienti, il mio vecchio capo Sorriso e il giovane Ilario. In particolare, mi manca quest’ultimo, con il caschetto da nazista, mi manca la sua ambizione patologica, la sua totale mancanza di empatia, il suo trattare i colleghi come amiconi a cui piantare la fatidica coltellata alla schiena. Mi mancano gli sguardi omicidi che mi lanciava quando lo facevo cadere in contraddizione, le contraddizioni del Millenial ingestibile che vuole cambiare il mondo, ma non sa da che parte cominciare, ossessionato com’è dal diventare migliore di suo padre palazzinaro, mentre lecca i culi di chiunque sia un gradino sopra di lui nella scala gerarchica, mentre sua moglie ingrassa e sfiorisce e attende solo una carezza, una tenerezza, una sguardo e un sorriso che non giungeranno mai, sedotto completamente dalla sua volontà di potenza e dai suoi desideri narcisistici che, sul lungo periodo, lo lasceranno con un pugno di mosche, con due figli ormai adulti che non se lo cagheranno di striscio e, con buona probabilità, non si presenteranno neppure al suo funerale.

Ripenso a Ilario, ripenso a tutti coloro che restano in Italia convinti di riuscire a cambiare un paese governato nel pubblico e nel privato da cariatidi e da tromboni mai sazi della loro ambizione, identificati unicamente nel loro cazzo di lavoro, che fanno prediche ai più giovani perché incapaci di guardarsi allo specchio e intanto stanno là con il culo in poltrona fino a ottanta, novant’anni, a fingere di agire per il bene delle loro famiglie, dei loro figli, quando in realtà sono solo mossi dalla paura, sarebbero disperati, perduti, dimenticati, sbattuti nel dimenticatoio se mollassero tutto, e si aggrappano a qualcosa che non c’è più, a un ruolo obsoleto e decadente, incapaci di accettare che il tempo sta per scadere, che nel giro di qualche mese dopo il loro trapasso non si ricorderà più nessuno di loro, mosche di passaggio, meglio ancora, zanzare che succhiano il sangue altrui per colmare il vuoto cosmico che hanno dentro, figli di genitori retrogradi a loro volta figli di genitori altrettanto retrogradi e vigliacchi, che gli hanno resi sospettosi e paranoici nei riguardi del mondo esterno e agiscono solo nel bene della famiglia, ed è proprio il familismo, il cazzo di cancro di questo paese, una società di sette dove si viene educati alla diffidenza verso il prossimo, quando è proprio di quei burattinai dei vostri genitori che dovreste diffidare, se volete vivere una vita libera da condizionamenti e capire che al contrario il mondo là fuori non fa così paura come sembra e, se davvero volete fare “impresa”, non occorre essere dei cazzo di Steve Jobs, ma potreste cominciare semplicemente ad avere uno sguardo più ampio verso il mondo e verso il prossimo, senza divenire amici di tutti, naturalmente, altrimenti correreste il rischio di trasformarvi anche voi in un giovane Ilario dal caschetto nazista e impotente, ma santo Dio, trovate qualcuno di cui fidarvi fuori da casa vostra con cui condividere un’idea, un sogno, un desiderio, Cristo santo!

Nessuno leggerà questo post, è troppo lungo. Meglio così, è bene che questa roba non abbia troppa visibilità, non verrebbe capita.

Pasqua

Mi chiedo per quale motivo tantissimi di voi si ostinino ad augurare buona Pasqua a chi vi circonda. A prescindere dalla fede di ognuno, questo augurio è un invito alla rinascita e al rinnovamento, totalmente fuori luogo da parte vostra, possessori di facce perennemente da morti, che a guardarle viene in mente solo il venerdì Santo e la commemorazione dei defunti, o per meglio dire “il giorno dei morti”. Ecco, vi guardo in faccia e vedo un perenne due novembre, senza alcuno scampo e via di fuga.

Davvero, posso anche augurarvi buona Pasqua, ma non avete alcuna speranza di resurrezione dalla vostra non vita, altro non siete che barche rimaste nel porto a consumarsi, mentre là fuori il mondo è pieno di opportunità e di treni che avete perso e che perderete ancora, ancora, ancora, fino a quando il tempo non sarà scaduto e in quell’ultimo istante la vostra intera non vita vi si parerà davanti e un acuto senso di rimpianto vi coglierà e vi perseguiterà in eterno.

Sarà questo il vostro inferno, un’eterna amarezza spesa a compiacere gli altri, schiavi del giudizio altrui, buoni cittadini repressi, cristallizzati nei loro ruoli che camminano appoggiati alle stampelle della loro autostima di cartapesta, identità fatte di castelli di carta pronti a crollare al primo soffio di vento.

Va bene, mi sembrava giusto scuotervi un po’, per iniziare bene la giornata, dopo una colazione ricca di fibre.

Sovranità Nazionale e Difesa

Spezzerò senza meno il cuore degli amici sovranisti che seguono immeritatamente questa pagina, ma sono proprio le guerre a mostrare la debolezza del nostro paese.

L’Italia resta un bellissimo museo e giardino per noi tutti, un paese che va avanti grazie a circa il trenta, massimo il quaranta percento di lavoratori infaticabili che si fanno il culo solo per la gloria, portandosi dietro il restante sessanta percento di lamentosi e pigri, questi ultimi magari pagati anche profumatamente, ma intoccabili, perché in fin dei conti il sistema lo consente, non premia e non punisce, non vuole scontentare nessuno e, generalmente, chi sta in alto non vuole fastidi e lascia le cose come sono per quieto vivere e, fondamentalmente, mancanza di palle.

Quindi, cari sovranisti e care sovranistesse, se le cose stanno così nel mondo del lavoro, immaginate cosa possa essere un esercito governato in questo modo, ove occorre coesione, disciplina e, forse, meritocrazia.

Ahimè, c’è poco da fare, ma avere un esercito europeo sarebbe una buona soluzione e ormai bisogna arrendersi all’evidenza: la sovranità popolare italiana tanto decantata non esiste più, d’altro canto quest’ultima dovrebbe essere esercitata “nelle forme e nei limiti della Costituzione”, il che implica, a mio modesto avviso, che anche un governante con grande legittimità popolare non è autorizzato a fare il cazzo che gli pare. Il caso di Putin è l’esempio più calzante: leader amato in patria, ebbro di tanto amore, si lancia in un conflitto autodistruttivo per il suo popolo e per sé, nella convinzione di avere in mano una superpotenza che lo è, nei fatti, solo come estensione territoriale. E mi sento di aggiungere: l’Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”, come recita l’articolo 11 della Costituzione.

Insomma, ma dove cazzo vogliamo andare da soli? Altro non possiamo fare che confluire mestamente nel grande progetto Europeo, capitanato dalla Germania, che finalmente, dopo anni di mutismo e di autocensura dovuta a quel marchio d’infamia causato dalla fine del secondo conflitto mondiale, caccia i suoi coglioni biondi sul tavolo e inizia a investire cento miliardi di Euro all’anno nella difesa, il due percento del Prodotto Interno Lordo, porca puttana troia. 😍

Coraggio, non siate tristi, sapremo dare il nostro contributo come provincia della Repubblica Federale Europea, non vedo l’ora.

Togliete il like a questa pagina.

E segnalatela.

Guerra Nucleare

Qualora dovesse concretizzarsi la minaccia di un olocausto nucleare, almeno potrò dire di non avere rimpianti. Ho sculettato a lungo come una fichetta in questo pazzo mondo, ci siamo fatti assieme una valanga di risate, possiamo senza meno lasciare questo pianeta mattacchione con il sorriso sulle labbra, mentre svariati megatoni sganciati da quegli scalmanati birichini dei russi radono al suolo l’intera Unione Europea, riportandoci all’età della pietra, divenuti nuovamente prede inermi di bestie ben più adatte a sopravvivere alle radiazioni, in una Terra arida e desolata, fredda, priva di vegetazione, sormontata da un cielo permanente grigio e bagnato da piogge nere e tossiche.

Sì, se tutto questo dovesse accadere, temo che dovrò chiudere il blog.

🥰😍😘

San Valentino

Un mio pensiero non poteva mancare nel giorno di San Valentino. Vedo un gran parlare di questa ricorrenza, qui sulle reti sociali, vedo grande esperienza da parte degli utenti e delle utentesse in merito a questo cosiddetto “amore”, coppie felici, single altrettanto felici, insomma, qualunque sia la vostra condizione, mi fa molto piacere che siate così lieti. Davvero, ve lo dico con sincerità: le vostre manifestazioni di giubilo in merito al vostro stato sentimentale sembrano davvero spontanee e autentiche. Chiunque abbia dei dubbi e pensi che la vostra sia solo un’opera di autoconvincimento, rafforzata dal miserabile consenso ottenuto dai vostri “amici” mediante i loro “likes” e le loro “reactions” è senza meno in malafede.

Cari utenti e care utentesse, qualcuno dovrà pur dirvelo, ma, ahimè, invero vi sono ben pochi motivi per esser lieti. La vostra ostentazione di giubilo presenta probabilmente una proporzionalità quadratica, per non dire cubica, al grado di disperazione che provate quotidianamente, al pozzo nero della vostra miseria che ignorate e cercate di anestetizzare qui in rete, nella convinzione di vivere delle vite meravigliose e di successo. La verità è che la vostra vita fa schifo esattamente come la mia. Se siete celibi o nubili, non siete liberi, non state ricominciando da voi stessi o da voi stesse, siete solamente soli come cani e state negando a voi stessi quanto abbiate disperato bisogno di un abbraccio, di una carezza, di un bacio. Bene, sappiatelo: quelle attenzioni non vi giungeranno mai. Nel momento in cui qualcuno proverà ad avvicinarsi a voi, lo farete scappare a gambe levate nel giro di una settimana, nel momento in cui lo utilizzerete come valvola di sfogo su cui riversare tutti i vostri conflitti irrisolti con vostra madre e con vostro padre.

Per quanto riguarda le coppie, invece, sarò sintetico: non prendetevi per il culo, si vede lontano un miglio che non vi amate. Lui cerca un surrogato di sua madre in cui infilare, sempre più di rado con il passare del tempo, il proprio uccellone. Lei cerca solo un mezzo per procreare e per utilizzare il proprio stato interessante o la propria prole per dimostrare alle sue odiate “amiche del cuore” di avercela fatta.

Insomma, cari utenti e care utentesse, buon San Valentino del cazzo. 🥰😍😘

Buon duemilaventidue

In molti attendevano un mio messaggio augurale di fine anno, ho ricevuto svariate missive che mi imploravano affinché potessi fare anche io un bilancio di questo duemilaventuno. Naturalmente non è vero, questa pagina ha perso nel tempo utenti e utentesse, “likes” e “reactions”, e forse è meglio così. Siete i soliti quattro gatti a commentare, in cerca di qualcuno che vi comprenda, che vi distragga dalla vostra routine mortifera, eppure sento anch’io che questa pagina diviene sempre più stantia, sempre più ingrigita. Manca l’entusiasmo dei primi giorni, della novità, ormai questo blog assomiglia sempre più a un matrimonio bianco, manca il pepe, la seduzione, l’innamoramento è giustamente scemato e si è tramutato in un tiepido affetto, stima, forse amicizia, perché no.

Eppure, sono comunque eccitata come una scolaretta, pensando a voi pochi che seguite e autenticamente commentate, senza doppi fini, senza “likes” strategici che seguono ad altrui “likes”, quei “likes” che sanno di controllo ipocrita, di insicurezza, di passivo-aggressivo, insomma, quei “likes” che potete candidamente ficcarvi nel culo, senza passare da questa bettola in cerca di attenzioni.

Va bene così, auspico che la pagina perda sempre più “followers” e che incrementi il proprio coefficiente di Stalinismo, sapete bene che sono un’amante degli espropri e delle patrimoniali, per una sana ridistribuzione del reddito e una cicciosa detassazione dei redditi di impresa e da lavoro.

Anche l’anno prossimo, non cambiate assolutamente nulla delle vostre vite, restate dove siete, non osate sognare un futuro migliore, non cambiate lavoro, non cambiate paese, non lasciate vostra moglie per la vostra amante più giovane, più bella, più sveglia, più comprensiva. Restate lì, a prendere la polvere, a invecchiare nelle vostre certezze di plastica, esattamente come la sottoscritta, la quale sta per farvi una grande rivelazione: dietro questa pagina si nasconde il prossimo Presidente della Repubblica.

Insomma, buon duemilaventidue, che sia un anno arido e inconcludente per noi tutte, esattamente come il duemilaventuno.

Abbasso il patriarcato, abbasso la fica, viva Stalin!

🥰😍😘

Jovanotti e il Covid

da corriere.it

Jovanotti a quanto pare ha preso il Covid. Prendo spunto da questa notizia non per aizzare la solita polemica relativa alle doti artistiche dell’artista Lorenzo Cherubini, ma perché tutto questo mi fa riflettere sulla natura di questo virus, che dal 2020 ha iniziato a fare parte delle nostre vite. Vedo un grande accanirsi nei confronti di questo piccoletto invisibile da parte di noi tutti, che vogliamo a tutti i costi debellarlo, distruggerlo, come se, in un certo senso, stessimo rifiutando una parte di noi, la nostra parte più virulenta e contagiosa. Mi sovviene il racconto di un amico, il quale lo contrasse circa un anno fa, dicendomi che in fin dei conti aveva avuto gli stessi sintomi dell’influenza, a cui si era aggiunta la perdita dell’olfatto. Ora, se dovesse succedere a me una cosa di questo tipo, sarebbe dal mio punto di vista una benedizione del Signore, in quanto avrei il privilegio di non sentire più la vostra puzza, ma pensiamo un attimo all’accanimento nei riguardi di questo benedetto “Covid”. Non sarà, in qualche modo, una sorta di discriminazione razzista nei confronti di questo malanno? E se si trattasse semplicemente di un’influenza con un pizzico di brio e creatività in più? Magari sta cercando semplicemente di mostrarci il suo estro, un’influenza sì, ma con un bonus, un regalo a mio avviso originale, privarci dell’olfatto, per farci capire quanto una cosa sia preziosa, una volta che l’abbiamo perduta.

Orsù, cari utenti e care utentesse, smettiamola di far la guerra a questo piccoletto, cerchiamo di accoglierlo nella nostra comunità e nei nostri cuori, diamo anche al Covid la dignità di un’influenza di stagione, una febbre che in fin dei conti vuol solo emergere un po’, dire la sua, un malanno che sa un po’ il fatto suo, un virus che rompe le scatole, ma che potrebbe dire altrettanto di noi, di voi. Forse siamo noi esseri umani a essere un virus per il Covid, dovrebbe essere un’occasione per riflettere e fare un po’ di autocritica.

Magari, se smettessimo di accanirci così tanto contro di lui, a un certo punto si stancherà e la smetterà di cercare di attirare l’attenzione a tutti i costi.

O no, porca di quella puttana troia?

Auguri di Buon Natale

Il Natale è alle porte e sono eccitata come una scolaretta per aver ricevuto in dono qualcosa che desideravo da tanto tempo: una bella influenza. Sono sulla via della guarigione, ma credetemi, cari utenti e care utentesse, indossare costantemente la mascherina igienica mi aveva privato di questo piacere da circa un paio d’anni. Ho finalmente rimembrato cosa significhi avere a che fare con un acuto mal di testa, accompagnato dall’occhietto destro languido e contratto, cosa voglia dire esser tormentati da una sequela di sternuti nel tentativo di disfarmi delle vischiose mucose che tutt’ora intasano le mie vie respiratorie. Ho ritrovato il piacere di osservare le mie urine e restare affascinato dal loro colore giallo-arancio, cagionato dalla disidratazione, intanto che, anche in questo momento, una leggera sete continua a tormentarmi. Insomma, cari utenti e care utentesse, ho ritrovato il piacere del Natale, una parvenza di normalità, dato che, almeno per la sottoscritta, non è un vero Natale senza influenza.

In fin dei conti, ho sempre apprezzato la febbre, è un momento di distacco obbligato, di lunghe dormite, un tempo in cui il mio gracile e rachitico corpicino deve scatenare quelle discolacce delle mie difese immunitarie per fronteggiare l’avanzata del nemico, un nemico invisibile forse meno insidioso e furbetto del Covid, ma comunque birbantello anch’esso. In questi momenti, mi ranicchio sotto le calde coltri del mio letto e attendo che la guerra abbia fine, una guerra che mi consente di riflettere sulla mia vita, di attendere la prossima evoluzione, la mia successiva trasformazione, mentre mi interrogo su cosa accadrà tra pochissimi giorni, dove mi porterà la mia vita contraddistinta da un’inquieta e incessante ricerca, mentre rifletto sul fatto che, cari utenti e care utentesse, il mio stile caustico è un patetico tentativo di occultare la mia sensibilità e la mia premura verso di voi, il mio insultarvi è un modo perché anche voi possiate trovare la forza di muovere il vostro culacchione flaccido e di tirarvi fuori da situazioni umilianti e denigranti. Ovviamente, non ditelo troppo in giro, non vorrei che si sparga la voce che sono una fichetta sensibile che ha a cuore il benessere altrui, mai sia.

Insomma, facciamola breve, Buon Natale, buon “Sol Invictus”, “anche se siete atei”, no? Com’è che dite voi, che vi divertite a fare gli spacconi e a sfidare Dio solamente perché fondamentalmente siete in buona salute e siete una manica di viziati incoscienti? Voglio proprio vedere se, sul letto di morte, qualcuno di voi avrà davvero il coraggio di non cercare un appiglio, una speranza per rendere quegli ultimi momenti meno angosciosi, meno terrificanti, manica di conigliazzi che non siete altro.

Insomma, il tempo stringe, datevi una mossa, rinascete, esattamente come ha fatto quel capellone rockettaro di Gesù, in grado di metter su una banda di dodici scalmanati mattacchioni, i cosiddetti “apostoli”.

Buone feste.

Facciamo Spesa con la Variante Omicron

Allora, come ve la passate, cari utenti e care utentesse? Siete pronti per la terza dose, per sconfiggere una volta per tutte questa variante mattacchiona denominata “Omicron”? Sapete, ho riflettuto sul motivo per cui non siano stati utilizzati i nomi “Nu” e “Xi” e a quanto pare la giustificazione risiede nel fatto che tali nomi avrebbero avuto delle analogie con dei cognomi molto diffusi, ma debbo dire che questa spiegazione non mi ha convinto del tutto. Dal mio punto di vista, è stato scelto un nome terrificante di proposito. “Omicron” suona tetro, cupo. Provate a ripeterlo nelle vostre testoline vuote o, nei casi migliori, piene d’acqua: “Variante Omicron”. Santissimi numi di un Gesucristomariavergine, sembra il fottuto titolo di un fottuto film horror. Mi sembra giusto, cari amici e care amichesse: bisognava a tutti i costi conferire un nome a questa nuova mutazione che ci facesse cagare e pisciare nei pantaloni e correre dritti a farci inoculare la terza dose.

Diciamola tutta, era giunta l’ora che i grandi investitori incassassero quanto acquistato un annetto fa sul mercato azionario e obbligazionario a prezzi stracciati. Non era forse necessario che questi filantropi vendessero all’improvviso tutto e, pertanto, servisse una buona scusa per farlo? Voi pecoroni, voi parco buoi, vi ostinate a comprare quando i prezzi salgono facendovi ammaliare da una potenziale crescita infinita quando, ahimè, è proprio da quei trend toro che dovete stare ben alla larga, se non volete evitare di sputtanarvi i pochi soldi guadagnati con il vostro stage retribuito alla veneranda età di quarant’anni. State alla larga dalla borsa e dedicatevi a investimenti da novantenni, come i buoni fruttiferi postali.

Oggi ci tenevo a farvi un breve saluto, ricordandovi di non andare in giro a sculacciar la gente per evitare che qualcuno faccia carriera con il vittimismo, invitandovi pertanto a dedicare il vostro tempo e le vostre energie in alternative molto più costruttive rispetto alla fica, questo antro oscuro e umidiccio così attraente in taluni casi, ma che occorre visitare con l’esperienza e la saggezza dello speleologo, caverna che, in taluni casi, potrebbe appartenere a qualche felino deceduto che, pur mostrando un volto angelico e mostrando una posizione sociale impeccabile, potrebbe sottilmente, cari utenti, seminare zizzania tra voi e i vostri amici più cari e, nel peggiore dei casi, care utentesse, soffiarvi il vostro compagno o vostro marito.

Credo che una valida alternativa a “certa fica” potrebbe essere Padre Pio.

Pensateci bene.

L’Esilarante Variante Omicron

da corriere.it

Complice un abbondante bicchiere di “Dolcetto d’Alba” gentilmente donatomi da un mio caro amico del club dei gentiluomini, questa domenica mi sento vagamento brillo e dunque sfrutterò il momento per dare sfogo alla mia creatività con una delle mie missive al vetriolo e senza peli sulla lingua. A quanto pare la storia si ripete: siamo di nuovo a caccia del “paziente zero”, questo ragazzaccio un po’ malandrino che è andato in giro tra Caserta, Roma e Milano e avrà sicuramente contaminato taluni dei nostri beneamati concittadini, rendendo vano lo sforzo della scienza nel produrre vaccini che sconfiggano per sempre questo virus malandrino e subdolo, “il nemico invisibile”, no? Com’è che dicevate voi lo scorso anno, mentre cantavate l’inno di Mameli sui balconi delle vostre orribili case, menestrelli improvvisati nella speranza di trovare un senso di comunità nei vostri vicini di casa, esperimento durato tre giorni e terminato inesorabilmente nel momento in cui avete realizzato che la signora Liliana, la consigliera, ha magnificato esponenzialmente la sua tendenza a farsi i cazzi vostri, chiedendovi quotidianamente se la vostra caldaia a condensazione ha dei problemi con i polifosfati e se può entrare in casa vostra a darvi qualche consiglio non richiesto, magari anche sull’arredamento e, a quel punto, la sbatterete fuori di casa a calci nel culo e sognerete una casa su un atollo in mezzo all’oceano, pur di non avere a che fare con assemblee, spese straordinarie e altre perdite di tempo che vi toccheranno qualora decideste di vivere in queste “comunità” di vecchi rottinculo, impiccioni e fancazzisti.

Ma non divaghiamo, sarò breve quest’oggi, cari utenti e care utentesse, forse è bene che qualcuno ve lo dica: non andrà tutto bene, siamo fottuti, questo è il mondo in cui dovremo vivere da qui in avanti. Un mondo fatto di arresti domiciliari periodici e di terrorismo mediatico costante, dato che la sovrappopolazione mondiale sta diventando la vera emergenza, le risorse sono limitate, i cambiamenti climatici sono in agguato e dunque dobbiamo star distanti, dato che il piano ormai è chiaro come il sole: vogliono impedirci di scopare e di accoppiarci, di mettere al mondo altri mocciosi untori che andranno a ridurre ulteriormente la quantità di risorse disponibili su questo pianeta anomalo chiamato “Terra”.

Ecco perché occorre fare un appello alle utentesse, affinché lascino perdere le inconcludenti velleità femministe tanto di moda negli ultimi tempi, che hanno l’unico scopo di darvi l’illusione di avere potere e rendervi schiave del senso del dovere in modo che possiate dire a mamma e papà di avercela fatta. Fidatevi: l’unico atto davvero rivoluzionario è quello di andare a caccia seriamente di uccelloni turgidi e neri, di capocchione violacee e pulsanti e di dare il via a una scopata di livello mondiale, la vera espressione di un’orgasmica globalizzazione, in cui non vi saranno più differenze di razza, orientamento sessuale, religione, fichette strette penetrate da cazzoni duroni, in un impavido e coraggioso valzer di scroti e perinei ritmicamente schioppettanti, “allegro ma non troppo”, che cancellerà completamente ogni tipo di timore di contagio e ridarà finalmente speranza a questa umanità costantemente condizionata dalla cultura imposta dal potere del momento.

Iniziate da adesso, care utentesse, uscite di casa, magari il salsiccione marrone che tanto bramate è lì che vi aspetta.

E vi ha appena sorriso.