Parliamo d’amore

Vedo un gran parlar d’amore qui sulle reti sociali, tra una faccia di cazzo e l’altra accompagnata da qualche orrida didascalia del tipo “Metti una sera da…”, “La mia personale versione di…”. Sorrido sempre quando leggo contributi rivolti contro l’uno o l’altro sesso, responsabili di illusioni, di chissà quali atroci sofferenze nei vostri riguardi. Mai, dico mai, una Cristo di un Gesù di autocritica, un’assunzione di responsabilità netta, qualcuno che dichiari apertamente di essere stato scaricato e di esserselo meritato per essersi comportato da parassita e da succhiavita emotivo, da lamentoso e da scontento, alla ricerca continua di quel padre e di quella madre irraggiungibili negli occhi di colui o colei che saranno la prossima vittima su cui riversare addosso la vostra discarica emotiva, alla disperata caccia di un sollievo dal vostro dolore esistenziale che non arriverà mai, zoppi alla ricerca di altri zoppi con cui imparerete solo a zoppicare, coglioni e coglionesse pretenziosi, infantili, perenni ragazzini che non hanno mai tagliato il cordone ombelicale, terrorizzati dall’idea di restare da soli, per non dover guardarsi allo specchio e dirsi una volta per tutte: – Sì, è vero, faccio veramente schifo al cazzo…

Cari italiani e care italianesse, fatevene una ragione: l’amore, molto semplicemente si esaurisce, spesso senza neppure un motivo. A un certo punto, chi sarà al vostro fianco non vi dirà più nulla, diverrà insipido e incolore, banale e noioso, spesso a causa dell’incapacità di saper mantenere un pizzico di mistero e ambiguità, di esser divenuto troppo scontato e prevedibile. Molti di voi continueranno a stare insieme, affidandosi unicamente al terrore della solitudine e ai sensi di colpa, incapaci di guardare oggettivamente le cose per ciò che sono, trasformandovi in una di quelle coppie di coglioni che passano le cene tra amici a punzecchiarsi e a umiliarsi a vicenda, rapporti vuoti e privi di profondità che costituiscono uno spreco di energie, vite buttate nel grande raccoglitore dei falliti e pecoroni che non siete altro.

Insomma, per concludere, e mi rivolgo a noi donne soprattutto, imparate a starvene per i cazzi vostri e a darvi degli obiettivi, senza ostentare questo patetico femminismo che altro non è che una forma di isteria collettiva che serve ancora una volta a trovare un colpevole fuori di noi, e guarda caso poi a vincere elezioni in Italia e anche all’estero, ad avere posti di rilievo nel settore aerospaziale, sono proprio donne che non hanno affatto avuto bisogno di elemosinare nulla, ma ho la sensazione che un discreto mazzo se lo siano fatto.

Buon fine settimana.

Sosia

Ne ho viste ormai di primavere, ho viaggiato in lungo e in largo per l’Italia e per l’Europa, venendo in contatto con svariate etnie, dalle quali mi sono lasciato sedurre e contaminare, contribuendo a rafforzare la mia vis camaleontica e la mia astuzia sopraffina, quella furbizia tipica di noi contadini, che mi ha insegnato a muovermi agilmente nell’ombra, nell’oscurità, ove regna l’ambiguità e l’indeterminatezza, contribuendo a rendermi inafferrabile e indecifrabile anche a me stesso. Ciò nonostante, a discapito di queste presunte qualità o lati oscuri della mia sfaccettata personalità, vi è un’ossessione che mi attanaglia fin dalla mia infanzia: la ricerca compulsiva di “sosia”. Ebbene sì, fin da quando ero piccina, giravo per le strade del paesello con un gruppetto di altri tre mattacchioni, alla ricerca spasmodica di individui che assomigliassero a celebrità del mondo dello spettacolo e della politica. Ricordo ancora le matte risate nell’incrociare qualsiasi figlio di puttana in paese che vagamente assomigliasse a un cantante, un attore, un presentatore televisivo, un parlamentare della repubblica e quello sgomitare e sussurrare tra noi: – Guarda Nico quel tipo è uguale a Sgarbi! Oh, Gianluca, hai visto quell’altro tizio che è passato? È identico a Bud Spencer! – Taluni di noi, alla vista di quest’ultimo, osava fischiettare con fare strafottente il motivetto degli Oliver Onions, “Dune Buggy”, e mentre noi ci si sganasciava dalle risa, il sosia di turno ci osservava con aria perplessa, con un volto sul quale compariva una muta domanda, incapace di comprendere se quelle risa fossero indirizzate a lui o fossero solo le bravate di quattro ragazzacci scapestrati. Rimembro ancora il giorno in cui abbiamo chiesto che ore fossero al sosia di Paolo Villaggio, ma uno di noi scoppiò a ridergli in pieno viso, ottenendo in risposta la frase: – Non ce l’ho l’orologio, comprilo! – compromettendo ulteriormente la propria dignità, mediante quella balorda coniugazione della seconda persona dell’imperativo presente del verbo “comprare”.

Questa ossessione, questa caccia al sosia mi ha accompagnato negli anni delle superiori, dell’università che abbandonai per dedicarmi alla libera professione, e nel mondo del lavoro, una fisima che ha contagiato amici e colleghi che ora soffrono della medesima patologia. Ad oggi, mentre sculetto impunemente qui nella Repubblica Federale di Germania, mi capita ancora di imbattermi in individui che presentano una formidabile somiglianza con celebrità d’ogni campo e rido ancora, spesso in solitudine. Forse sono pazzo, ne ho parlato persino con il mio psicoanalista, ma costui mi ha cacciato malamente dal negozio di divani, sottolineando di non essere Sigmund Freud e che se mi dovessi presentare nuovamente dalle sue parti chiamerà la polizia.

Eppure, ve lo giuro, oh, era uguale a Freud!

Elezioni Politiche 2022

Ieri sono rientrata presso la mia dimora in terra teutonica e aprendo la cassetta della posta ho trovato una gradevole sorpresa: ho ricevuto una missiva da parte del consolato italiano con all’interno due schede per esercitare il mio diritto di voto in qualità di cittadina italiana residente all’estero. Inutile dire che ho già provveduto a esprimere la mia preferenza per ambo i rami del Parlamento italiano, perché, oh, in Italia non si vota mica per il Presidente del Consiglio, no? Com’è che dite voi, quando vi ergete a fini giuristi sulle reti sociali, tra una fotocopia e l’altra del vostro praticantato non pagato presso il solito studio di commercialisti nel meneghino?

Ma non divaghiamo, questa volta ho fatto una scelta di cuore, votando in base al cognome dei candidati e alla loro provenienza geografica, incurante del partito, incurante delle biografie dei suddetti, ascoltando le buone vibrazioni, le “goodvibes” che provavo durante la lettura dei nomi di famiglia di coloro che presumibilmente occuperanno l’ambito scranno. In fin dei conti, sapete benissimo che votare è divenuto totalmente inutile, meglio esercitare il proprio diritto affinché si divertano tutti, affinché vincano tutti, perché proprio non ce la faccio a sopportare che qualcuno possa perdere. La sconfitta potrebbe ferire i sentimenti dei nostri politici, che in fin dei conti sono persone come voi, con una loro raffinata sensibilità, e ho proprio voglia di scorgere negli occhietti di questi seicento ragazzacci in lizza per rappresentare il vostro glorioso popolo italiano la gioia di avercela fatta, di aver raggiunto un traguardo ambizioso, ma impegnativo, la gioia che una madre vede negli occhietti dei propri figli il primo giorno di scuola, mentre varcano la soglia di un’istituzione che li trasformerà in futuri disoccupati o in lavoratori qualificati e rispettati all’estero.

Insomma, tutto questo per dirvi che, nell’insieme non vuoto dei vostri cazzi mosci e delle vostre fiche secche sbattuti ai quattro venti qui sulle reti sociali, rientra anche il vostro sentirvi in obbligo di dichiarare a cani e porci per chi avete votato. Cari italiani e care italianesse, il voto è segreto, avete perso come sempre una buona occasione per tacere e per mantenere quel minimo di decoro che vi resta.

Ma con chi sto parlando?

Il Morto del Giorno

Osservo il comportamento dell’utenza qui sulle reti sociali con il distacco tipico dello scienziato, applicando l’acuto occhietto del chimico o del medico a caccia della diagnosi, corrucciando la fronte come a voler ottenere maggiore concentrazione. Quello che constato è la capacità che hanno le masse di addolorarsi a comando. Il morto del giorno rimpiazza immediatamente quello del giorno precedente, caduto nel dimenticatoio, e questo la dice lunga sull’autenticità del vostro dolore. Siete sicuramente addolorati per la scomparsa di codeste celebrità, posso percepire, toccare con mano, il dolore della vostra perdita, dimandandomi, sovente, se sarete in grado di andare avanti nella vostra vita intensa, nonostante questo lutto, questa perdita atroce che dilania le vostre alme straziate, ma stasera sarà tutto finito, perché c’è l’addio al nubilato di Kelly, e sapete bene, care Mariarite, che sarà Naomi a rubarvi la scena, pur con la sua bellezza artefatta, sarà lei a fare colpo su Mitch, il “personal trainer” del centro “fitness” di Piazza San Babila, mentre schiere di uomini adulanti imploreranno le sue attenzioni e lei ne avrà un po’ per tutti, e voi, care Mariarite, tornerete a casa e affonderete la testa nel cuscino in lacrime, ma non avrete il coraggio di tagliare i ponti con Naomi, la vostra odiata migliore amica che vi ruba costantemente gli uomini, ma che vi serve come metro di confronto, come termine di paragone, per capire dove sbagliate, per carpire i segreti del suo fascino, per ottenere una volta per tutte l’agognato uccellone che, lo so bene, meritate più di quella gatta morta ape regina di Naomi.

Insomma, care Mariarite, il morto del giorno sarà sempre Naomi, e non servirà morire tutti i giorni per ottenere le attenzioni di Mitch, ogni speranza di assomigliare alla vostra odiata amica sarà inutile e vana, sarete sempre la sua ombra, in una coazione a ripetere indissolubile, destini tetri e miseri senza via d’uscita, senza scampo.

Dimenticavo: 🥰😍😘

Familismo all’Italiana

Allora, come state, cari utenti e care utentesse? Siete usciti anche quest’oggi dalla vostra “zona di comfort”? State andando “all-in” con la vita? Siete riusciti a schivare il “narcisista patologico”, questa figura archetipica che con fare circospetto analizza ogni vostro movimento, per poi colpire all’improvviso, ma in fin dei conti lo amate e sapete che cambierà e finalmente apprezzerà l’amore che provate per lui, quell’amore dato che prima o poi vi tornerà indietro, e invece non accadrà, e sarà colpa sua, che non assomiglia a vostro padre che vi ha sempre trattato come principesse, e sarebbe lui l’uomo della vostra vita, anche se appartiene a vostra madre, quella madre a cui assomigliate più di quanto crediate, e il vostro partner ha un legame troppo morboso con la sua di madre, ma voi siete comunque autorizzate a messaggiare continuamente con la vostra, perché vostra suocera è una strega, ma vostra madre no, è una santa, anche se la odiate perché vi ha tolto una libertà auspicata che forse non interessa neppure a voi perché temete il caos, quello stesso caos che governa il vostro paese, una repubblica matriarcale fondata sull’incesto psicologico?

Sul serio, cari amici e care amichesse, le elezioni del 25 settembre sono inutili, come lo sono state quelle passate e lo saranno quelle future. L’Italia non ha bisogno di riforme cosmetiche, nessuna legge cambierà mai la miseria della società italiana, una società basata sulla famiglia, nuclei autarchici basati sul sospetto, che ogni generazione successiva contribuisce ad alimentare, ma la colpa, oh, è dei “politici che sono tutti uguali e che pensano solo ai propri interessi”, in pratica proiettate il vostro individualismo sugli altri, eterne vittime di un destino miserevole che vi siete scelto perché unicamente governati dai vostri sensi di colpa ingiustificati.

Sul serio cari amici e amichesse, ma come fate a pensare che il paese cambi se vostra madre, vostro padre, i vostri suoceri, Cristo di Dio, sono vostri amici su Facebook? Qui l’unica riforma auspicabile è che le famiglie si impegnino unicamente nella riproduzione e l’educazione venga affidata unicamente allo Stato e alla scuola pubblica, con docenti qualificati e strapagati che abbiano il potere di bocciare senza pietà quei lazzaroni dei vostri pargoli, con pene severissime per tutti quei genitori orribili che cercano la scappatoia per la promozione facendo ricorsi, in modo che quelle sanguisughe dei vostri angioletti capiscano fin da subito che le cose bisogna sudarsele, invece di farli vivere nella bambagia fino a trent’anni per poi scoprire di essere totalmente intolleranti alla minima frustrazione.

Ahimè, la passerificazione dell’occidente ha portato a questo schifo, tanto sentimentalismo e zero azione, zero vitalità, isteria socialmente accettata, maschi di donna con la fica, e poi qualcuno osa dire che altri popoli “invidiano il nostro stile di vita”. Ma dove? Cristo Santo, c’è poco da invidiare, la democrazia non esiste più dal 2020, la differenza è che non ci sono manganellate e olio di ricino per i dissidenti, ma la gogna mediatica, l’isolamento e la messa in ridicolo di opinioni non conformi al “mainstream”, che esalta una società di “conformisti travestiti da ribelli” (cit.).

Ora coraggio, siete rimasti a casa a cantare sui balconi, ora forza con qualche nuovo hashtag per mostrare il vostro coraggio contro i russi cattivoni caccapupù: #iofaccioladocciafredda #iocucinolapastasenzafarbollirelacqua #ioscurengioneibarattoliperfarescortadimetano .

Cristo, questo è l’orrore, mio Dio…

Ignorare

Al termine di un frugale pranzetto, ne approfitto come sempre per buttare il mio occhietto impertinente qui sulle reti sociali: nulla di nuovo naturalmente, la solita povertà di contenuti, le solite ovvietà impacchettate a guisa di pensieri profondi, stronzi fumanti infiocchettati e venduti alla massa come ghiotta cioccolata, che una volta scartata rivelerà l’orribile odore e sapore della bassa qualità dell’informazione che ci viene quotidianamente propinata. Quello che mi fa sperare sono i commenti, grazie a Dio la gran parte dell’utenza deride e schifa questo orrore, salvo qualche utentessa reduce da qualche separazione che non si assume nessuna responsabilità della fine della relazione e cerca consolazione in qualche massima farlocca sul gentil sesso attribuita erroneamente a Butkowski o a C.G. Jung da cui si sente autorizzata a continuare a fare la vittima invece di rimettersi a caccia di uccelloni, lutti mai elaborati, ferite mai sanate.

Ma non divaghiamo. Dicevo che sono piacevolmente stupita, perché l’utenza media sembra meno pecorona di quello che sembra. Il problema è bensì un altro: questi fornitori di contenuti sono solo interessati ai numeri, non al tenore dei commenti o alle reazioni irrisorie dinanzi a tale miseria intellettuale e hanno ben capito che un contenuto non resta impresso solo quando trasmette gioia, ma soprattutto quando irrita. Fate caso alle pubblicità quando siete in auto e ascoltate la radio: ma quanto sono irritanti i dialoghi e i tormentoni degli annunci? In questo caso vale il detto “tutto il mondo è paese”. Ancora non ho una profonda comprensione della lingua di Goehte, ma anche qui in terra teutonica le pubblicità vengono strutturate alla stregua di dialoghi snervanti e stupide filastrocche che però, pur irritando le nostre passerine, rimangono impresse, vengono metabolizzate e ci costringeranno a comprare l’ennesimo inutile prodotto per anestetizzare i nostri dolori, colmare temporaneamente i nostri vuoti esistenziali,  completare momentaneamente la nostra incolmabile incompletezza.

Cari italiani e care italianesse, faccio seguito a un appello che già il Maestro Persone che pubblicano canzoni impegnate e non ne capiscono il significato aveva a suo tempo lanciato: ignorate, ignorate, ignorate. Non date cibo per l’ego di questa gente, piantatela di commentare, di piazzare “reactions” sotto le pagine dei quotidiani “mainstream”, smettetela di fare i morti di fica sotto le foto di Manuela, che sfodera la sua quarta di seno a Gallipoli e cita la Merini perché, oh, “non sono un oggetto, ho anche un’anima”.

Non commentate neppure questa pagina, non mettete nessun “Mi piace”.

Anzi, già che ci siete, segnalatela pure.

Emancipazione Femminile

Rido sempre in maniera sguaiata quando mi capita di entrare in contatto con alcune di voi, nostalgiche del passato, degli antichi valori in cui prevaleva un senso di comunità, di supporto vicendevole, che si contrappone a un percepito individualismo sfrenato dei giorni nostri. Cari utenti e care utentesse, ahimè, il passato appare sempre più dolce e più rassicurante del presente e la nostalgia è proprio la leva su cui generalmente i regimi autoritari fanno leva. Davvero siete convinte che un tempo si vivesse meglio, e mi riferisco anche a noi donne, che ce la cantiamo e suoniamo da sole con la retorica femminista, quando siamo esattamente uguali a quelle frustrate delle nostre madri, soprattutto quando ci trasformiamo nel loro esatto opposto, convinte di esserci finalmente emancipate, quando in verità detestiamo con tutto il nostro cuore quella vecchia befana di cui però non possiamo fare a meno perché elemosiniamo il suo amore e contemporaneamente siamo in perenne competizione con lei, che invidia la nostra giovinezza e freschezza e ci insegna a diffidare delle altre donne, motivo per cui anche se qui su questa fogna di rete sociale ostentiamo il legame con le nostre “sorelle”, in verità vi è tutto un patetico sottobosco di rivalità logoranti, finalizzate alla contesa, non necessariamente concreta, intendiamoci, alle attenzioni dell’uccellone di turno? Tutto questo è alquanto squallido e la dice lunga sul fatto di quanto noi donne non vogliamo ammettere a noi stesse quanto siamo sole e disperate, circondandoci di presunte amiche pronte ad accoltellarci alla schiena per un’invidia mai ammessa che rende le nostre vuote esistenze un vero inferno.

Insomma, care utentesse, volete emanciparvi davvero? Piantatela di confrontarvi con la patetica ape regina di turno, liberatevi di quella palla al piede di vostra madre, risparmiando una suocera a quel poveraccio che avete sposato solo per mantenere lo status quo e non per amore, prendetevi la responsabilità della vostra vita e siate veramente voi stesse.

Non lo farete mai in realtà, ma nella vita non si sa mai. Una su mille ce la farà, cantava qualcuno.

Ferragosto

Attendo sempre con gran fermento l’arrivo delle festività comandate, in particolare questo cosiddetto “ferragosto”, nel corso del quale resterò a casa a contemplare il soffitto e a riflettere profondamente sul senso della mia esistenza e delle mie scelte, a continuare a elaborare il lutto dell’esilio e di quella persona perduta che ha deciso di non seguirmi in questa avventura, ricordando le lacrime da fichettina versate reciprocamente esattamente un anno fa, nel giorno in cui ho annunziato che avrei lasciato il nostro un tempo glorioso e decadente paese per altri lidi, intanto che qui sopra si celebra il morto del giorno per fare il pieno di “likes” e “reactions” o al contrario lo si denigra, forse per cercare di apparire diversi dalle masse, ma ribellione e accondiscendenza altro non sono che due facce della stessa medaglia e trovo molto più appagante, anche se faticoso, cercare di non cadere nella trappola dei fanatismi del momento e cercare di lasciar riposare in pace i morti senza scomodarli per infarcire i nostri miseri egocentrismi e la nostra vanità e probabilmente sto facendo la stessa cosa anche io in questo momento, con questo post che verrà letto da quattro gatti, di cui tre lo fraintenderanno, ma in fin dei conti scrivere ha un valore catartico ed è per me forse un modo per non dimenticare la mia adorata lingua italiana, mentre fatico come una bestia a metabolizzare questo tedesco maledetto che non ne vuole sapere di entrarmi in testa, ma forse è meglio guardare in faccia a tutto questo, anziché domani buttare soldi e tempo nel traffico per distrarmi dalla verità e rimandare ancora una volta i miei miseri dolori esistenziali fingendo un’esistenza felice e serena come acque calme e, per questa ragione, torbide, tappeti di vite sotto cui si cela una montagna di polvere.

Insomma, cari italiani e care italianesse, a voi tutti buon Ferragosto e buone vacanze, il più lontano possibile da voi stessi, senza imparare mai un cazzo di niente dai vostri errori.

A chi resta

Seggo in un pub sorseggiando della tiepida birra, mentre in sottofondo ascolto “The power of love” dei miei amici Huey Lewis and The News, con i quali negli anni ottanta abbiamo stretto un sodalizio artistico del quale sono l’unica ad averne rimembranza. Mi piace ostentare, fingere di avere amicizie importanti nel mondo della politica e dello spettacolo, soprattutto perché nessuna di voi si accorgerebbe di nulla. Non vi è più alcuna differenza tra verità e menzogna, tra passato e futuro, tra destra e sinistra, tra uomini e donne, io stessa vivo unicamente nel presente, dimenticando da dove vengo, incurante di chi sarò, di cosa mi aspetta, avendo rinunciato a qualsivoglia progettualità, avendo gettato la spugna, rifugiandomi unicamente nel mio mondo fantasmatico, galleggiando tra simboli e archetipi, lasciando tutto alle spalle, compreso il mio antico titanismo romantico, che ha fatto posto a una placida serenità, nella quale ondeggia un segnale sinusoidale d’ampiezza sempre più ridotta, tra picchi di gioia e dolore sempre meno intensi.

Un tempo ero giovane e forte, sculettavo baldanzosa e strepitavo per cambiare le cose, ero esattamente come voi, giovani sognatori e idealisti con la voglia di conquistare il mondo, ma con il tempo mi sono resa conto che fondamentalmente riuscire a realizzarsi equivale a farsi potere, imporre un nuovo status quo e invecchiare di colpo, divenire politicanti da quattro soldi e manovrare la gente sottilmente, alternando bastone e carota, vivendo in uno stato di noia perenne. Si raggiunge la vetta e vi è solo il vuoto cosmico, si sgomita, si combatte finché malauguratamente i propri desideri si realizzano e ci si domanda:”Tutto qui?”

Cari utenti e care utentesse, lasciate perdere il potere, Hegel lo aveva capito benissimo: è lo schiavo ad avere il vero potere. Quando ho lasciato l’Italia ho dato il benservito a un superiore idiota e dispotico che ha continuato a scrivermi per chiedermi ancora supporto su alcuni miei vecchi lavori. Quando ho visualizzato la sua missiva, ero indecisa se rispondergli inviandogli la foto di un uccellone, di un cesso o semplicemente ignorarlo.

Ho optato per la terza opzione, mi ha scritto ancora e l’ho ignorato ancora, e ho potuto percepire, toccare con mano la sua disperazione e impotenza, il sentirsi perduto, ho potuto assaggiare con soddisfazione il dolore del suo sentirsi abbandonato, vederlo in ginocchio, monarca di un regno decadente al quale hanno tolto improvvisamente il trono da sotto il culo.

Insomma, non invidiate i vostri superiori, amici e amichesse, siete voi ad avere il vero potere. E a chi resta comunque, tutta la mia amicizia e la mia stima. Siete voi i veri eroi, io sono fuggita come una vigliacca.

Viva il proletariato, viva Stalin!

Genitorialità Sana

Nel mio navigare tra altri “blogs” e pagine più o meno blasonate nell’ambito delle reti sociali più note, mi capita talvolta d’incappare in autori e autoresse che raccontano della propria esperienza di genitori, delle ansie e delle preoccupazioni tipiche di chi si ritrova quotidianamente, o si ritroverà a breve, a dover intraprendere il mestiere più difficile del mondo. Posso ben capire lo stato d’animo di costoro: come ben sapete, sono madre e padre di due bellissimi bambini, e vi posso assicurare che anche alla sottoscritta tocca convivere con un carico emotivo che ai tempi delle superiori, i tempi in cui ero l’ape regina del Liceo, gli anni in cui mi circondavo del mio harem di mezzi uomini con al fianco la fedelissima e scodinzolante Mariarita, non avrei mai sospettato di dover affrontare.

Credetemi, tra le varie ansie che noi madri ed eroine multitasking del terzo millennio ci troviamo ad affrontare vi è quel costante senso di inadeguatezza, quel timore di non essere perfette agli occhi dei nostri figli, quella paura di non farcela, quei momenti in cui l’anima si fa cupa e le nostre fragilità e i nostri conflitti irrisolti riemergono con prepotenza, quegli attimi in cui non vogliamo che i nostri figli percepiscano tutto questo, quei momenti in cui facciamo di tutto per non scaricare addosso alle nostre creature il male di vivere e il dolore che ci portiamo dentro, noi donne trascurate da padri assenti e da madri narcisiste e invidiose, legate a uomini ignavi e privi di cuore e spina dorsale che abbiamo sposato accecate da chissà quale abbaglio, ma la loro stupidità ci torna utile per sentirci migliori di loro, ben sapendo che il loro ruolo all’interno della famiglia è ormai totalmente marginale, ma per fortuna la società ha finalmente capito la nostra reale superiorità e non c’è cosa più grande dell’amore e della riconoscenza che un figlio può provare nei nostri confronti, l’amore più grande che esista, un amore totalizzante che nessun elemento di disturbo esterno dovrà osare turbare, affinchè questo legame duri in eterno rendendo la famiglia nucleare un blocco monolitico inscalfibile che non consenta più alcun progresso, alcun passo in avanti, nessuna ulteriore evoluzione dell’umanità.

Fatta questa premessa, cari utenti e care utentesse, con il mio solito fare sculettante e malizioso, ci tengo a chiarire una volta per tutte quello che penso in merito a tutte queste psicociancie che si trovano in rete, in merito a come essere dei bravi genitori e come costruire dei rapporti solidi con i propri figli. Ci terrei, nello specifico a fornire un punto di vista alternativo, che forse si discosterà leggermente da quanto affermato dal cosiddetto “mainstream”, ma naturalmente cercherò di esprimere la mia opinione in maniera delicata e attenta a non ferire l’altrui sensibilità.

Cari genitori e care genitoresse, se i vostri figli vi amano, vi adorano, vi considerano i vostri migliori amici, tutto questo è degno certificato di garanzia del vostro totale fallimento. Avete incatenato i vostri figli per sempre al vostro fianco con l’arma del compiacimento e della seduzione, non consentendo loro di fare esperienza, di attraversare il dolore, di capire quanto voi facciate realmente schifo affinchè acquisiscano quella puntina di disincanto che serve ad affrontare il mondo con un sano realismo per entrare finalmente nel mondo degli adulti. Siete responsabili per aver messo al mondo dei mediocri che saranno perennemente terrorizzati dal mondo esterno, schiavi del vostro compiacimento e del compiacimento altrui.

Ecco perché questa mia missiva vuol essere un elogio ai genitori di merda. Mi riferisco ai padri assenti e scorbutici che umiliano i figli maschi, alle casalinghe sessualmente frustrate e ciccione che si alleano con i figli contro i mariti gettando tonnellate di merda su quest’ultimo, alle insegnanti isteriche che tirano ciabatte contro la loro prole, a quei papà distratti e pelandroni che passano il tempo sul divano, ma i migliori sono senza dubbio i genitori depressi e alcolizzati che costringono i figli a prendersi cura di loro. Loro sì che sono i migliori di tutti, grandissimi, porca troia!

Sapete perché vi dico questo? Le persone più interessanti che ho conosciuto, più realizzate, più sincere, più autentiche, più “individuate”, per non parlare dei grandi artisti, vengono tutti da famiglie problematiche, da genitori terribili che sono stati capaci di farsi detestare dalla loro prole che se l’è data a gambe da quei pazzoidi frustrati figli di buona donna, andando a conoscere il mondo, ricevendo stimoli nuovi e utilizzando quella rabbia come motore per lasciarsi alle spalle il passato e costruire qualcosa di proprio.

Per cui, cari utenti e care utentesse, se avete prole, il mio consiglio non richiesto per fare il loro bene è il seguente: trattateli male, quei piccoli rompipalle dei vostri pargoli, rompetegli i coglioni ed esasperateli con le vostre nevrosi fino a quando non vi urleranno addosso il loro schifo nei vostri confronti e vi daranno il ben servito. Fuggiranno da quella galera della vostra casa e troveranno il loro posto nel mondo, felici e realizzati.

A quel punto, ormai colmi di esperienza, saggi e maturi, vi perdoneranno e voi non potrete che essere fieri di quanto avete fatto, con i vostri limiti e la vostra pochezza, che in fin dei conti appartiene a noi tutti.

O no?