Buon duemilaventidue

In molti attendevano un mio messaggio augurale di fine anno, ho ricevuto svariate missive che mi imploravano affinché potessi fare anche io un bilancio di questo duemilaventuno. Naturalmente non è vero, questa pagina ha perso nel tempo utenti e utentesse, “likes” e “reactions”, e forse è meglio così. Siete i soliti quattro gatti a commentare, in cerca di qualcuno che vi comprenda, che vi distragga dalla vostra routine mortifera, eppure sento anch’io che questa pagina diviene sempre più stantia, sempre più ingrigita. Manca l’entusiasmo dei primi giorni, della novità, ormai questo blog assomiglia sempre più a un matrimonio bianco, manca il pepe, la seduzione, l’innamoramento è giustamente scemato e si è tramutato in un tiepido affetto, stima, forse amicizia, perché no.

Eppure, sono comunque eccitata come una scolaretta, pensando a voi pochi che seguite e autenticamente commentate, senza doppi fini, senza “likes” strategici che seguono ad altrui “likes”, quei “likes” che sanno di controllo ipocrita, di insicurezza, di passivo-aggressivo, insomma, quei “likes” che potete candidamente ficcarvi nel culo, senza passare da questa bettola in cerca di attenzioni.

Va bene così, auspico che la pagina perda sempre più “followers” e che incrementi il proprio coefficiente di Stalinismo, sapete bene che sono un’amante degli espropri e delle patrimoniali, per una sana ridistribuzione del reddito e una cicciosa detassazione dei redditi di impresa e da lavoro.

Anche l’anno prossimo, non cambiate assolutamente nulla delle vostre vite, restate dove siete, non osate sognare un futuro migliore, non cambiate lavoro, non cambiate paese, non lasciate vostra moglie per la vostra amante più giovane, più bella, più sveglia, più comprensiva. Restate lì, a prendere la polvere, a invecchiare nelle vostre certezze di plastica, esattamente come la sottoscritta, la quale sta per farvi una grande rivelazione: dietro questa pagina si nasconde il prossimo Presidente della Repubblica.

Insomma, buon duemilaventidue, che sia un anno arido e inconcludente per noi tutte, esattamente come il duemilaventuno.

Abbasso il patriarcato, abbasso la fica, viva Stalin!

🥰😍😘

Jovanotti e il Covid

da corriere.it

Jovanotti a quanto pare ha preso il Covid. Prendo spunto da questa notizia non per aizzare la solita polemica relativa alle doti artistiche dell’artista Lorenzo Cherubini, ma perché tutto questo mi fa riflettere sulla natura di questo virus, che dal 2020 ha iniziato a fare parte delle nostre vite. Vedo un grande accanirsi nei confronti di questo piccoletto invisibile da parte di noi tutti, che vogliamo a tutti i costi debellarlo, distruggerlo, come se, in un certo senso, stessimo rifiutando una parte di noi, la nostra parte più virulenta e contagiosa. Mi sovviene il racconto di un amico, il quale lo contrasse circa un anno fa, dicendomi che in fin dei conti aveva avuto gli stessi sintomi dell’influenza, a cui si era aggiunta la perdita dell’olfatto. Ora, se dovesse succedere a me una cosa di questo tipo, sarebbe dal mio punto di vista una benedizione del Signore, in quanto avrei il privilegio di non sentire più la vostra puzza, ma pensiamo un attimo all’accanimento nei riguardi di questo benedetto “Covid”. Non sarà, in qualche modo, una sorta di discriminazione razzista nei confronti di questo malanno? E se si trattasse semplicemente di un’influenza con un pizzico di brio e creatività in più? Magari sta cercando semplicemente di mostrarci il suo estro, un’influenza sì, ma con un bonus, un regalo a mio avviso originale, privarci dell’olfatto, per farci capire quanto una cosa sia preziosa, una volta che l’abbiamo perduta.

Orsù, cari utenti e care utentesse, smettiamola di far la guerra a questo piccoletto, cerchiamo di accoglierlo nella nostra comunità e nei nostri cuori, diamo anche al Covid la dignità di un’influenza di stagione, una febbre che in fin dei conti vuol solo emergere un po’, dire la sua, un malanno che sa un po’ il fatto suo, un virus che rompe le scatole, ma che potrebbe dire altrettanto di noi, di voi. Forse siamo noi esseri umani a essere un virus per il Covid, dovrebbe essere un’occasione per riflettere e fare un po’ di autocritica.

Magari, se smettessimo di accanirci così tanto contro di lui, a un certo punto si stancherà e la smetterà di cercare di attirare l’attenzione a tutti i costi.

O no, porca di quella puttana troia?

Auguri di Buon Natale

Il Natale è alle porte e sono eccitata come una scolaretta per aver ricevuto in dono qualcosa che desideravo da tanto tempo: una bella influenza. Sono sulla via della guarigione, ma credetemi, cari utenti e care utentesse, indossare costantemente la mascherina igienica mi aveva privato di questo piacere da circa un paio d’anni. Ho finalmente rimembrato cosa significhi avere a che fare con un acuto mal di testa, accompagnato dall’occhietto destro languido e contratto, cosa voglia dire esser tormentati da una sequela di sternuti nel tentativo di disfarmi delle vischiose mucose che tutt’ora intasano le mie vie respiratorie. Ho ritrovato il piacere di osservare le mie urine e restare affascinato dal loro colore giallo-arancio, cagionato dalla disidratazione, intanto che, anche in questo momento, una leggera sete continua a tormentarmi. Insomma, cari utenti e care utentesse, ho ritrovato il piacere del Natale, una parvenza di normalità, dato che, almeno per la sottoscritta, non è un vero Natale senza influenza.

In fin dei conti, ho sempre apprezzato la febbre, è un momento di distacco obbligato, di lunghe dormite, un tempo in cui il mio gracile e rachitico corpicino deve scatenare quelle discolacce delle mie difese immunitarie per fronteggiare l’avanzata del nemico, un nemico invisibile forse meno insidioso e furbetto del Covid, ma comunque birbantello anch’esso. In questi momenti, mi ranicchio sotto le calde coltri del mio letto e attendo che la guerra abbia fine, una guerra che mi consente di riflettere sulla mia vita, di attendere la prossima evoluzione, la mia successiva trasformazione, mentre mi interrogo su cosa accadrà tra pochissimi giorni, dove mi porterà la mia vita contraddistinta da un’inquieta e incessante ricerca, mentre rifletto sul fatto che, cari utenti e care utentesse, il mio stile caustico è un patetico tentativo di occultare la mia sensibilità e la mia premura verso di voi, il mio insultarvi è un modo perché anche voi possiate trovare la forza di muovere il vostro culacchione flaccido e di tirarvi fuori da situazioni umilianti e denigranti. Ovviamente, non ditelo troppo in giro, non vorrei che si sparga la voce che sono una fichetta sensibile che ha a cuore il benessere altrui, mai sia.

Insomma, facciamola breve, Buon Natale, buon “Sol Invictus”, “anche se siete atei”, no? Com’è che dite voi, che vi divertite a fare gli spacconi e a sfidare Dio solamente perché fondamentalmente siete in buona salute e siete una manica di viziati incoscienti? Voglio proprio vedere se, sul letto di morte, qualcuno di voi avrà davvero il coraggio di non cercare un appiglio, una speranza per rendere quegli ultimi momenti meno angosciosi, meno terrificanti, manica di conigliazzi che non siete altro.

Insomma, il tempo stringe, datevi una mossa, rinascete, esattamente come ha fatto quel capellone rockettaro di Gesù, in grado di metter su una banda di dodici scalmanati mattacchioni, i cosiddetti “apostoli”.

Buone feste.

Facciamo Spesa con la Variante Omicron

Allora, come ve la passate, cari utenti e care utentesse? Siete pronti per la terza dose, per sconfiggere una volta per tutte questa variante mattacchiona denominata “Omicron”? Sapete, ho riflettuto sul motivo per cui non siano stati utilizzati i nomi “Nu” e “Xi” e a quanto pare la giustificazione risiede nel fatto che tali nomi avrebbero avuto delle analogie con dei cognomi molto diffusi, ma debbo dire che questa spiegazione non mi ha convinto del tutto. Dal mio punto di vista, è stato scelto un nome terrificante di proposito. “Omicron” suona tetro, cupo. Provate a ripeterlo nelle vostre testoline vuote o, nei casi migliori, piene d’acqua: “Variante Omicron”. Santissimi numi di un Gesucristomariavergine, sembra il fottuto titolo di un fottuto film horror. Mi sembra giusto, cari amici e care amichesse: bisognava a tutti i costi conferire un nome a questa nuova mutazione che ci facesse cagare e pisciare nei pantaloni e correre dritti a farci inoculare la terza dose.

Diciamola tutta, era giunta l’ora che i grandi investitori incassassero quanto acquistato un annetto fa sul mercato azionario e obbligazionario a prezzi stracciati. Non era forse necessario che questi filantropi vendessero all’improvviso tutto e, pertanto, servisse una buona scusa per farlo? Voi pecoroni, voi parco buoi, vi ostinate a comprare quando i prezzi salgono facendovi ammaliare da una potenziale crescita infinita quando, ahimè, è proprio da quei trend toro che dovete stare ben alla larga, se non volete evitare di sputtanarvi i pochi soldi guadagnati con il vostro stage retribuito alla veneranda età di quarant’anni. State alla larga dalla borsa e dedicatevi a investimenti da novantenni, come i buoni fruttiferi postali.

Oggi ci tenevo a farvi un breve saluto, ricordandovi di non andare in giro a sculacciar la gente per evitare che qualcuno faccia carriera con il vittimismo, invitandovi pertanto a dedicare il vostro tempo e le vostre energie in alternative molto più costruttive rispetto alla fica, questo antro oscuro e umidiccio così attraente in taluni casi, ma che occorre visitare con l’esperienza e la saggezza dello speleologo, caverna che, in taluni casi, potrebbe appartenere a qualche felino deceduto che, pur mostrando un volto angelico e mostrando una posizione sociale impeccabile, potrebbe sottilmente, cari utenti, seminare zizzania tra voi e i vostri amici più cari e, nel peggiore dei casi, care utentesse, soffiarvi il vostro compagno o vostro marito.

Credo che una valida alternativa a “certa fica” potrebbe essere Padre Pio.

Pensateci bene.

L’Esilarante Variante Omicron

da corriere.it

Complice un abbondante bicchiere di “Dolcetto d’Alba” gentilmente donatomi da un mio caro amico del club dei gentiluomini, questa domenica mi sento vagamento brillo e dunque sfrutterò il momento per dare sfogo alla mia creatività con una delle mie missive al vetriolo e senza peli sulla lingua. A quanto pare la storia si ripete: siamo di nuovo a caccia del “paziente zero”, questo ragazzaccio un po’ malandrino che è andato in giro tra Caserta, Roma e Milano e avrà sicuramente contaminato taluni dei nostri beneamati concittadini, rendendo vano lo sforzo della scienza nel produrre vaccini che sconfiggano per sempre questo virus malandrino e subdolo, “il nemico invisibile”, no? Com’è che dicevate voi lo scorso anno, mentre cantavate l’inno di Mameli sui balconi delle vostre orribili case, menestrelli improvvisati nella speranza di trovare un senso di comunità nei vostri vicini di casa, esperimento durato tre giorni e terminato inesorabilmente nel momento in cui avete realizzato che la signora Liliana, la consigliera, ha magnificato esponenzialmente la sua tendenza a farsi i cazzi vostri, chiedendovi quotidianamente se la vostra caldaia a condensazione ha dei problemi con i polifosfati e se può entrare in casa vostra a darvi qualche consiglio non richiesto, magari anche sull’arredamento e, a quel punto, la sbatterete fuori di casa a calci nel culo e sognerete una casa su un atollo in mezzo all’oceano, pur di non avere a che fare con assemblee, spese straordinarie e altre perdite di tempo che vi toccheranno qualora decideste di vivere in queste “comunità” di vecchi rottinculo, impiccioni e fancazzisti.

Ma non divaghiamo, sarò breve quest’oggi, cari utenti e care utentesse, forse è bene che qualcuno ve lo dica: non andrà tutto bene, siamo fottuti, questo è il mondo in cui dovremo vivere da qui in avanti. Un mondo fatto di arresti domiciliari periodici e di terrorismo mediatico costante, dato che la sovrappopolazione mondiale sta diventando la vera emergenza, le risorse sono limitate, i cambiamenti climatici sono in agguato e dunque dobbiamo star distanti, dato che il piano ormai è chiaro come il sole: vogliono impedirci di scopare e di accoppiarci, di mettere al mondo altri mocciosi untori che andranno a ridurre ulteriormente la quantità di risorse disponibili su questo pianeta anomalo chiamato “Terra”.

Ecco perché occorre fare un appello alle utentesse, affinché lascino perdere le inconcludenti velleità femministe tanto di moda negli ultimi tempi, che hanno l’unico scopo di darvi l’illusione di avere potere e rendervi schiave del senso del dovere in modo che possiate dire a mamma e papà di avercela fatta. Fidatevi: l’unico atto davvero rivoluzionario è quello di andare a caccia seriamente di uccelloni turgidi e neri, di capocchione violacee e pulsanti e di dare il via a una scopata di livello mondiale, la vera espressione di un’orgasmica globalizzazione, in cui non vi saranno più differenze di razza, orientamento sessuale, religione, fichette strette penetrate da cazzoni duroni, in un impavido e coraggioso valzer di scroti e perinei ritmicamente schioppettanti, “allegro ma non troppo”, che cancellerà completamente ogni tipo di timore di contagio e ridarà finalmente speranza a questa umanità costantemente condizionata dalla cultura imposta dal potere del momento.

Iniziate da adesso, care utentesse, uscite di casa, magari il salsiccione marrone che tanto bramate è lì che vi aspetta.

E vi ha appena sorriso.

Quarta Ondata e Variante Sudafricana

Sono eccitata come una scolaretta al primo appuntamento con Noel, il bagnino fustacchione e bel tenebroso conosciuto nell’ultima vacanza estiva a Corfù fatta assieme a Mariarita al termine degli esami di maturità. Non so voi, ma tutto questo parlare di varianti sudafricane, di quarte ondate, mi rimanda a scenari estivi ed esotici, fatti di sole, mare, tavole da surf, tuffi in acque salate e spumose, tormentoni musicali, “schiuma parties”, “cocktails”, “drinks”, balli scatenati e animazione in spiaggia. Finalmente torna un po’ di pathos, un po’ di brio, abbiamo nuovamente l’occasione di sculettare come delle fiche isteriche sulle note di “Chihuahua” di DJ BoBo.

Davvero, non mi sarei mai aspettata che questo ormai biennio potesse essere così denso di avventure scatenate ed esilaranti, di virus birichini che ci costringessero alla fuga continua, a distanziarci, ma comunque a “fare l’amore con le parole”, chiusi nelle nostre magioni in modo da riscoprire gli antichi valori della tradizione, come cuocere il pane insieme al nostro compagno Antonello, scambiandoci quegli sguardi di intesa da commedia romantica americana, o magari, perché no, radunarsi attorno al camino per ascoltare le storie di nonno Mario, con il suo odore di anziano vissuto mentre aspira voluttuose boccate di fumo dalla sua pipa. Insomma, immergersi nuovamente in questi scenari un po’ bucolici, un po’ rupestri, che rimandano a distese di campi di grano, alla cooperazione, alla famiglia tradizionale, unico baluardo su cui fondare la nostra società e da cui ripartire, in modo da poterci riscoprire comunità a partire dalle fondamenta, lasciare che tutta la ricchezza si accumuli all’interno del nucleo originario e, perché no, riproporre la grande tradizione dei matrimoni combinati, magari tra cugini o, suvvia, anche tra fratelli e sorelle, con lo scopo di preservare la purezza della razza e dare alla luce una prole di esseri perfetti, privi di qualsivoglia difetto genetico, per sentirci un po’ più regali, alla stregua di faraoni.

O no, porca di quella puttana? Non siete eccitate quanto me all’idea di nuove chiusure, di sentirvi nuovamente patrioti con l’uccello in mano sui più beceri siti pornografici?

Insomma, prepariamoci a questa nuova ondata di scatenata allegria, ne vedremo delle belle, cari amici e care amichesse, non sto più nella mia pellaccia rugosa e aggrinzita!

Zerocalcare – Strappare Lungo i Bordi

Forse spezzerò il cuoricino di qualcuno, ma ho una brutta notizia per quei quattro gatti che mi seguono: “Strappare Lungo i Bordi” di Zerocalcare mi è piaciuto molto. È un’opera tutto sommato introspettiva e il buon Michele Rech ha sempre avuto il coraggio di mettersi a nudo e di raccontarsi senza prendersi troppo sul serio, fin dai suoi esordi.

Queste poche righe hanno il solo scopo di dare un mio inutilissimo punto di vista: non tutto ciò che è “mainstream” è necessariamente una merda, come possono esserci delle nicchie da voltastomaco, benché spacciate come opere geniali e incomprese.

Un esempio è proprio questo blog: mi auguro di cuore che questa porcata non abbia nessun tipo di visibilità ulteriore. E non è falsa modestia, è semplicemente mancanza di tempo e di voglia.

Togliete il “Mi Piace” e segnalatelo.

Ti Amo Mamma

Il vento sussurra
morbidi segreti d’estati
remote, su arbusti ingialliti
d’eterni ritorni autunnali
e vivo permane
lo sguardo tuo
perso
d’aromi agrodolci
il sapore.


Ho deciso di inaugurare questa mia missiva con uno scialbo e squallido poema da rete sociale, le cui regole si basano generalmente sulla totale assenza di metrica, enjambement adoperati con criteri del tutto aleatori e altrettanto casuali sentimenti che emergono da una certa inconcludente passione degli autori e delle autoresse nel fissarsi l’ombelico e nel restare a cuocersi nel brodo dell’indolenza e dell’inazione. Sia chiaro: qui si parla anche di me, forse le mie orrende poesie sono più strutturate, ma si tratta degli stessi inutili contenuti. L’utilizzo che faccio della metrica è un chiaro sintomo di un disturbo ossessivo compulsivo conclamato, per cui trovo nell’endecasillabo, nel sonetto e nel madrigale una sorta di senso di sicurezza, alla stessa stregua di chi ha bisogno di lavarsi le mani sette volte prima di pranzo o di controllare settanta volte sette di aver chiuso la porta di casa o dell’auto a chiave.


Ma non divaghiamo, ho bisogno di un chiarimento e mi rivolgo soprattutto a voi adolescenti di quarant’anni: si può capire che bisogno avete di avere vostra madre e vostro padre o peggio, i vostri suoceri come amici sulle reti sociali? Ma possibile che alla vostra età abbiate ancora la necessità di compiacerli e siate totalmente incapaci di mettere dei paletti e di farvi avvelenare il sangue dai loro continui inconsapevoli tentativi di venire a pisciare nel vostro territorio e di seminare zizzania tra voi e il vostro partner? Badate bene e lo sottolineo, il tutto è inconsapevole: i vostri vecchi lo faranno sempre in buona fede, la loro apprensione cronica sarà solo un maldestro tentativo di proteggervi dai mali del mondo che loro stessi hanno contribuito a causare e a perpetuare, mediocri che proteggono altri mediocri, oltre a una totale incapacità di accettare il fatto che siate diventati dei presunti adulti, ma tutto quell’amore che sa di cibo scaduto vi causerà solo irritazione e dolore, in quanto sarà il chiaro segnale che vi considerano giustamente ancora dei ragazzini incapaci e imbecilli, la prova evidente che non hanno alcuna fiducia nella vostra capacità di cavarvela da soli.


Cari utenti e care utentesse, forse la rete ha ragione, forse gli animali sono davvero meglio delle “perzone”, giusto? Com’è che dite voi? Personalmente non ho mai visto un fottuto gatto adulto obbligato a tornare a pranzo da mamma e papà gatto la domenica. Quei figli di puttana di felini hanno capito tutto e conquisteranno il mondo, con la loro calma olimpica e il loro incedere snob, con la loro autonomia e indipendenza e, ahimè, forse sono un esempio da seguire affinché questa squallida e nevrotica umanità faccia qualche passo in avanti. Mi rivolgo ora soprattutto agli utenti di sesso non femminile, ai quali tocca dare l’ennesima delusione: credetemi, non troverete mai più, in nessuna donna, i dolci occhi e il sorriso di vostra madre mentre vi rimboccava le coperte, vi preparava le lasagne, le stesse lasagne che hanno contribuito a rendervi dei grassi tricheconi sedentari, culacchioni e scoreggioni, non troverete più in nessuna donna quella signora che credeva in voi e vi faceva sentire unici e speciali, capaci di ogni impresa e di conquistare il mondo.


So che la pillola è molto amara, al massimo, nei primi tempi, troverete un’illusione di quell’antico amore con una nuova donna, finché l’incantesimo non si interromperà e sarete a quel punto declassati alla stregua di animali da compagnia e cavalieri serventi, donatori di sperma invischiati nel liquame color pece del senso del dovere e manipolati costantemente dal senso di colpa, bravi cristiani di facciata, bravi progressisti dalla parte delle minoranze, pronti a tramutarvi negli stalloni dal cazzetto piccolo e dal culo stretto che si imboscano nei cessi delle stazioni di servizio delle peggiori strade provinciali italiane scrivendo sulle porte, in un’orribile ortografia, il loro numero di telefono.

Dimenticatevi di vostra madre, di quell’ingombrante custode del focolare dalla fica dentata, disfatevi di questo cazzo di totem, imparate a cucinarvele da soli, le vostre lasagne del cazzo.

Credetemi, è doloroso, ma funziona di gran lunga meglio delle vostre adorate pillole blu.

Mal di Testa Autunnali

Rientro da una giornata lavorativa alquanto scialba, mentre ho uno di quei mal di testa simili a quelli che seguono a un lungo pianto, in verità non avvenuto. Non che io sia una di quelle fichette lì, eh, sia chiaro, che non si dica in giro che la sottoscritta versi sporadicamente delle lacrime, ne andrebbe della mia reputazione di uomo tutto d’un pezzo, disciplinato, austero e virtuoso, che ha trovato nel piacere della preghiera e della penitenza un ottimo sostituto a quello che voi chiamate “sesso”. Del resto, non fa forse un po’ schifo, questo cosiddetto “sesso”? Gente che mischia le proprie pelli, le proprie salive, i propri sudori con quelli altrui, impegnandosi in un’attività alquanto faticosa e dolorosa, visto che, nei casi peggiori, è contraddistinta da respiri affannosi e urla. Vogliamo poi parlare di queste cosiddette “tette”? Cosa diavolo sono queste orribili protuberanze a forma di provola che voi donne avete sul petto? Senza meno si tratta di un’anomalia evolutiva. Probabilmente, in un’ottica creazionista, l’unica possibile del resto, il Signore aveva realizzato delle gobbe di troppo rispetto al numero di cammelli previsti e ha deciso di montarle su alcuni esemplari di donne. Ciò nonostante, tutto questo “sesso”, tutte queste “tette”, senza meno sono ben lontane dal piacere che si prova nel momento in cui ci si cimenta anima e corpo nella recita di un bel Santo Rosario, contraddistinto da una sequela scandita di “Padre Nostro”, “Ave Maria” e concludendo il tutto con un bel terzetto di “Gloria al Padre”, una sorta di medley rap in cui vengono menzionati i pezzi più noti nel panorama cattolico, oserei definirli i “Greatest Hits” della preghiera.

Ma non divaghiamo, quest’oggi ci tenevo a fare una riflessione sull’umanità tutta, su quanto i tempi attuali possano dare vita a equivoci e fraintendimenti in merito alla nostra reale natura. Penso a queste benedette conquiste ottenute dal femminismo, dalla comunità LGBT, dagli animalisti, dai vegani, in generale da tutto questo mondo un po’ arcobaleno, politicamente corretto, ove regna il rispetto per voi tutti, fiorellini delicati da trattare con i guanti di velluto, così teneri e morbidoni da venir voglia di strapazzarvi di coccole, fragili e forti allo stesso tempo, resilienti, che vi piegate, ma non vi spezzate, no? È così che dite voi, così certi della vostra identità consolidata, ormai adulti, autonomi, indipendenti e realizzati mentre continuate a farvi pagare l’affitto di casa da vostro padre primario di oncologia, ché sarebbe anche ora di metter su famiglia e di comprarlo un appartamento, no? Quando vi deciderete a dare ai vostri vecchi un nipotino, rinunciando per sempre al vostro sogno di girare il mondo e di trovare una posizione di rilievo negli Stati Uniti? Insomma, mi si perdonino le divagazioni, d’altro canto questi sono solo flussi di coscienza, ma sembrerebbe che tutta questa correttezza e rispetto verso le minoranze abbiano reso migliore l’umanità. In qualche modo siamo cambiati, siamo diventati tutti più buoni e viviamo in un mondo migliore. Non vi sembra bellissimo cari utenti e care utentesse?

Ahimè, ancora una volta, bisogna prendere atto dell’amara e cruda realtà: tutto questo è solo una moda passeggera, altro non siamo che bestiacce manipolabili, foglie al vento, pronti in un istante a saltare sul carro dei vincitori. Siamo rimasti gli stessi che un paio di millenni fa accoglievano Cristo a Gerusalemme come un re e che lo avrebbero inchiodato su una croce come il peggiore dei criminali dopo pochissimo tempo. Siamo gli stessi che, tra gli anni venti e gli anni quaranta del secolo scorso, tendevano il braccio destro dinanzi all’effige di un signore pelato e mascellone, a compensare probabilmente delle gravissime disfunzioni erettili, per poi fare scempio del suo cadavere in Piazzale Loreto.

Non è cambiato nulla, cari pecoroni e care pecoronesse, l’umanità non è migliorata: stiamo solo seguendo l’ultima tendenza, guidati dal volubile e dispettoso pastore del conformismo, consumatori viziati e con la pancia piena, pigri aristocratici ignari di un possibile shock che, qualora dovesse arrivare, farà molto, ma molto male.

Ma anche in quel caso, state tranquilli, ci sapremo adattare: troveremo il prossimo idolo dinanzi al quale inginocchiarci, il prossimo vincitore a cui abbassare la patta dei pantaloni per estrarne il vigoroso barbagianni e farne laido banchetto, che imporrà il proprio pensiero tramutandolo in verità assoluta e tutti noi lo seguiremo, inconsapevoli del fatto che ci macchieremo di gravissimi peccati, ma nella convinzione di essere sempre e comunque dalla parte giusta.

Convinti di essere “i buoni”.

La Pandemia degli Psicochiacchieroni

Vi scrivo questa missiva da una stanza d’albergo nei pressi di un piccolo borgo umbro, caratterizzato da prestigiosi edifici di carattere religioso e civile e circondato da mura. Adoro, in quest’ultimo caso, l’idea che un cumulo di spesse pietre possa aumentare ulteriormente la separazione che sussiste tra me e voi. Vero, non posso che darvi ragione, cari eterni ragazzi e ragazze, i muri non hanno più senso, ormai viviamo in un mondo globalizzato, un mondo caratterizzato dalla cosiddetta “trasparenza”, una trasparenza che ci ha reso invisibili e inconsistenti, un mondo in cui il riserbo e il contegno costituiscono ormai valori vetusti, una società nella quale siamo quasi obbligati a sbattere in pasto alle masse i nostri cazzi, le nostre fiche, i nostri seni prosperi e i nostri culi sodi, i nostri figli, i nostri handicap, i nostri tumori e le nostre chemio, le nostre mascherine a celare i nostri orribili nasi e bocche, i nostri caschi per l’ossigeno, le nostre corone d’alloro a testimoniare l’accesso al mondo della disoccupazione, dello stage non retribuito e della cassa integrazione, i nostri nonni incartapecoriti che amiamo in quanto unico welfare del nostro paese, i nostri malesseri psicologici alla ricerca di quella carezza e di quella parolina giusta che non giungeranno mai.

In merito a quest’ultimo punto, osservo come le reti sociali pullulino ultimamente di psicochiacchieroni da scuola materna, che occupano preziosi “bytes” pubblicando buoni consigli su come stare bene con il nostro partner, su come raggiungere la felicità, su come prenderci cura di noi stessi e ricucire le nostre ferite infantili, su come coltivare buone relazioni evitando quelle “tossiche”, stando alla larga dai cosiddetti “narcisisti patologici”. Mi riferisco a quelle braccia rubate all’agricoltura che mettono nero su bianco esattamente ciò che vogliamo sentirci dire, confermando esattamente le balle che raccontiamo a noi stessi, che contribuiscono a mantenerci in un perenne stato adolescenziale, continuando a farci proiettare sugli altri, su genitori, fratelli, sorelle, amici, colleghi, capi, ministeri, governi, multinazionali, il marcio che in realtà alberga solo ed esclusivamente in noi.

Cari utenti e care utentesse, lasciate che sia io per questa volta a darvi un mite consiglio, affinché impariate davvero a prendervi cura di voi stessi: ogni volta che qualcuno dirà qualcosa che vi ferisce, sappiate che per trovare l’unico colpevole della vostra rabbia e del vostro dolore è sufficiente che vi rechiate in bagno. Lì dovrebbe esserci uno specchio, giusto? Bene, ponetevi di fronte e guardate molto bene in faccia il volto che ne viene riflesso, fatto? Coraggio, osservate attentamente i suoi lineamenti corrucciati, le lacrime che sgorgano dagli occhietti di bragia contriti, i denti digrignati, serrati in una morsa atta a contenere l’ira. Ci siete? Benissimo! Il responsabile del vostro dolore è proprio quella faccia di cazzo lì, quel volto orripilante che tanto speciale crediate che sia.

Mi spiace, care vittime e care vittimesse del mondo, ma sarà proprio quella la faccia di cazzo, il viso putrescente e sconfitto dalla vita e dagli Dei con cui dovrete fare i conti tutta la vita.

E, per smentire il buon Sartre, ahimè, l’inferno non sono gli altri.

L’inferno siete voi.