Genitorialità Sana

Nel mio navigare tra altri “blogs” e pagine più o meno blasonate nell’ambito delle reti sociali più note, mi capita talvolta d’incappare in autori e autoresse che raccontano della propria esperienza di genitori, delle ansie e delle preoccupazioni tipiche di chi si ritrova quotidianamente, o si ritroverà a breve, a dover intraprendere il mestiere più difficile del mondo. Posso ben capire lo stato d’animo di costoro: come ben sapete, sono madre e padre di due bellissimi bambini, e vi posso assicurare che anche alla sottoscritta tocca convivere con un carico emotivo che ai tempi delle superiori, i tempi in cui ero l’ape regina del Liceo, gli anni in cui mi circondavo del mio harem di mezzi uomini con al fianco la fedelissima e scodinzolante Mariarita, non avrei mai sospettato di dover affrontare.

Credetemi, tra le varie ansie che noi madri ed eroine multitasking del terzo millennio ci troviamo ad affrontare vi è quel costante senso di inadeguatezza, quel timore di non essere perfette agli occhi dei nostri figli, quella paura di non farcela, quei momenti in cui l’anima si fa cupa e le nostre fragilità e i nostri conflitti irrisolti riemergono con prepotenza, quegli attimi in cui non vogliamo che i nostri figli percepiscano tutto questo, quei momenti in cui facciamo di tutto per non scaricare addosso alle nostre creature il male di vivere e il dolore che ci portiamo dentro, noi donne trascurate da padri assenti e da madri narcisiste e invidiose, legate a uomini ignavi e privi di cuore e spina dorsale che abbiamo sposato accecate da chissà quale abbaglio, ma la loro stupidità ci torna utile per sentirci migliori di loro, ben sapendo che il loro ruolo all’interno della famiglia è ormai totalmente marginale, ma per fortuna la società ha finalmente capito la nostra reale superiorità e non c’è cosa più grande dell’amore e della riconoscenza che un figlio può provare nei nostri confronti, l’amore più grande che esista, un amore totalizzante che nessun elemento di disturbo esterno dovrà osare turbare, affinchè questo legame duri in eterno rendendo la famiglia nucleare un blocco monolitico inscalfibile che non consenta più alcun progresso, alcun passo in avanti, nessuna ulteriore evoluzione dell’umanità.

Fatta questa premessa, cari utenti e care utentesse, con il mio solito fare sculettante e malizioso, ci tengo a chiarire una volta per tutte quello che penso in merito a tutte queste psicociancie che si trovano in rete, in merito a come essere dei bravi genitori e come costruire dei rapporti solidi con i propri figli. Ci terrei, nello specifico a fornire un punto di vista alternativo, che forse si discosterà leggermente da quanto affermato dal cosiddetto “mainstream”, ma naturalmente cercherò di esprimere la mia opinione in maniera delicata e attenta a non ferire l’altrui sensibilità.

Cari genitori e care genitoresse, se i vostri figli vi amano, vi adorano, vi considerano i vostri migliori amici, tutto questo è degno certificato di garanzia del vostro totale fallimento. Avete incatenato i vostri figli per sempre al vostro fianco con l’arma del compiacimento e della seduzione, non consentendo loro di fare esperienza, di attraversare il dolore, di capire quanto voi facciate realmente schifo affinchè acquisiscano quella puntina di disincanto che serve ad affrontare il mondo con un sano realismo per entrare finalmente nel mondo degli adulti. Siete responsabili per aver messo al mondo dei mediocri che saranno perennemente terrorizzati dal mondo esterno, schiavi del vostro compiacimento e del compiacimento altrui.

Ecco perché questa mia missiva vuol essere un elogio ai genitori di merda. Mi riferisco ai padri assenti e scorbutici che umiliano i figli maschi, alle casalinghe sessualmente frustrate e ciccione che si alleano con i figli contro i mariti gettando tonnellate di merda su quest’ultimo, alle insegnanti isteriche che tirano ciabatte contro la loro prole, a quei papà distratti e pelandroni che passano il tempo sul divano, ma i migliori sono senza dubbio i genitori depressi e alcolizzati che costringono i figli a prendersi cura di loro. Loro sì che sono i migliori di tutti, grandissimi, porca troia!

Sapete perché vi dico questo? Le persone più interessanti che ho conosciuto, più realizzate, più sincere, più autentiche, più “individuate”, per non parlare dei grandi artisti, vengono tutti da famiglie problematiche, da genitori terribili che sono stati capaci di farsi detestare dalla loro prole che se l’è data a gambe da quei pazzoidi frustrati figli di buona donna, andando a conoscere il mondo, ricevendo stimoli nuovi e utilizzando quella rabbia come motore per lasciarsi alle spalle il passato e costruire qualcosa di proprio.

Per cui, cari utenti e care utentesse, se avete prole, il mio consiglio non richiesto per fare il loro bene è il seguente: trattateli male, quei piccoli rompipalle dei vostri pargoli, rompetegli i coglioni ed esasperateli con le vostre nevrosi fino a quando non vi urleranno addosso il loro schifo nei vostri confronti e vi daranno il ben servito. Fuggiranno da quella galera della vostra casa e troveranno il loro posto nel mondo, felici e realizzati.

A quel punto, ormai colmi di esperienza, saggi e maturi, vi perdoneranno e voi non potrete che essere fieri di quanto avete fatto, con i vostri limiti e la vostra pochezza, che in fin dei conti appartiene a noi tutti.

O no?

Viva l’ignoranza

Quanto ridere, cari utenti e care utentesse, quanto ridere. Ho appena finito di visionare la versione britannica di “Sister Act – Una svitata in abito da suora”. Non so per quale motivo il regista di questo rifacimento del 2002, Peter Mullan, abbia deciso di cambiare il titolo in “Magdalene”, ma vi posso assicurare che anche questo cosiddetto “remake” sa il fatto suo e con la sua visione passerete un paio d’ore in compagnia di musica e frizzanti “gags” che vi faranno sbudellare dalle risa.

Conclusa la visione di questa brillante e spensierata pellicola, che consiglio soprattutto ai più piccini, ho iniziato una delle mie introspezioni da fichetta, quelle riflessioni profonde nel corso delle quali passo la giornata intiera a fissarmi l’ombelico e a nuotare nel mare magnum delle mie seghe mentali, senza concludere nulla, senza ottenere alcuna risposta, creando al contempo ulteriori domande, ulteriori dubbi che contribuiscono a rendere la mia esistenza sempre più inafferrabile e ambigua, financo a me stessa. Durante questo mio ennesimo viaggio introspettivo, riflettevo nello specifico sulla cultura e sull’intelligenza, che vengono generalmente osannate come strumento di emancipazione e di elevazione. Tutto giusto e sacrosanto, per carità, ma è da un po’ di tempo che mi interrogo sui lati oscuri dell’essere troppo svegli, che porta inevitabilmente a un elevato livello di solitudine esistenziale, ma anche di pessimismo, di sospetto, di sfiducia nei confronti del prossimo, come se questo eccesso di consapevolezza porti ad arroccarsi sulle proprie posizioni, a disprezzare spesso il resto del mondo, a diventare severi e rigidi nei confronti della mediocrità, rendendoci aridi, eccessivamente selettivi e, in certi casi, anche spietati, senza cuore. Il tutto degenera poi nel momento in cui gli intelligentoni di cui sopra decidono di frequentare solo gente del loro livello, divenendo tutti soci del grande club dei bocchini vicendevoli, un posto in cui tutti si danno ragione e nessuno osa contraddire l’altro, finché non nasceranno dissapori su dettagli, piccolezze sul modo di concepire la vita, divergenze di opinioni che si faranno sempre più insanabili e porteranno gli intelligentoni di cui sopra a ritenersi vicendevolmente stupidi e a provare rabbia reciproca, incapaci di ammettere a loro stessi che si sentono traditi e comunque soffrono per aver perso delle amicizie importanti, ma l’eccesso di intelligenza non consentirà loro di esprimere alcun tipo di sentimento a causa dell’orgoglio. 

Insomma, cari utenti e care utentesse, tutto questo per invitarvi caldamente a non mandare i vostri figli a scuola. Fateli fermare alle elementari, al massimo alle medie e mandateli subito a lavorare, fate in modo che non si interessino minimamente di politica, non leggano giornali, non leggano libri, non si facciano un’opinione personale sui fatti del mondo. Creerete solo dei mostri crudeli che si sentiranno onnipotenti e che si sopravvaluteranno, a caccia unicamente di ammirazione, ma incapaci di provare alcun tipo di tenerezza, pur facendo in svariate circostanze le vittime, alla ricerca disperata di un amore presuntamente non ricevuto, con il serio rischio che possano aprire una pagina Facebook o un blog di merda come questo in cui riversare la propria miseria intossicando la rete di livore, forti del sostegno di altri livorosi, con l’ingenua convinzione di poter cambiare il mondo e, guarda caso, a volte ho la sensazione che sia proprio così che nascono le dittature.

L’invito è dunque il seguente: siate ignoranti, ma abbiate almeno un cuore.

E soprattutto: togliete il like a questa pagina e segnalatela.

All’amico Berto

Saltuariamente ripenso agli anni delle superiori e mi torna in mente il mio vecchio amico Berto, il quale è un gran bravo ragazzo, per carità, ma ogni volta che ho l’occasione di vederlo, a distanza spesso di mesi, se non anni, tenta in tutti i modi di riportare il discorso su antichi tormentoni, battute e situazioni avvenute oltre vent’anni fa. A volte ci penso a Berto, sposato e con prole, ma ho come la sensazione che per lui, come per molti altri, il tempo non sia mai passato. Vedo sempre nei suoi occhietti il rimpianto del tempo che fu, le scuole superiori considerate come una sorta di età dell’oro, un mondo ideale, un paese dei balocchi in cui il dolore sembra non esistere, in cui ci si accompagna, secondo Berto come per taluni altri, dei migliori amici che possano essere mai capitati in tutta la nostra squallida vita. Davvero, cari utenti e care utentesse, la vita per taluni di noi sembra essersi fermata ai diciotto anni, divenuta ormai un’orrenda minestra riscaldata, ma mai sia far saltare il tavolo e mandare a fare in brodo delle persone con cui forse non si ha più nulla da raccontarsi, che passano il tempo a punzecchiarsi sul passato per non pensare a un presente tutto sommato grigio e squallido e a un futuro che ci terrorizza, verso il quale ci avviamo sempre più ingrigiti, irrigiditi, ingobbiti, tristi e pieni di rimpianti.

Insomma, il povero Berto spera sempre di passare nuovamente una serata tutti quanti insieme, per invitarmi a prendere per il culo nuovamente il grasso e sudaticcio Clemente, oggetto del nostro bullismo, adoperato come capro espiatorio per non pensare a quanto noi facessimo schifo, a quanto tutt’ora facciamo schifo, nel patetico tentativo di rimettere su “il gruppo” ancora una volta, in una sorta di trapianto forzato di organi totalmente incompatibili in un corpo che, giustamente, si ribellerà e non potrà che causare reazioni di rigetto.

Insomma, cari utenti e care utentesse, liberatevi di quelle palle al piede dei compagni delle superiori, di quel nostalgico sentimentale e rompipalle di Berto, come della vostra migliore amica che però controllate sulle reti sociali, terrorizzate dall’idea che ci stia provando con il vostro ex.

Insomma, questa la dice molto lunga sulla qualità di queste amicizie, ma la cosa che mi stupisce di più è che il tono dei miei post si fa meno livoroso da un po’ di tempo a questa parte.

È proprio vero che la Germania mi sta trasformando definitivamente in una fica.

Via dall’Italia

È da un po’ di tempo che non vi mando uno dei miei affettuosi saluti e infatti mi avete scritto in tanti per chiedermi che fine avessi fatto. Ovviamente non è vero, siete in pochi a sollecitare un mio segnale, quasi sempre indirettamente, e va bene così. Qualcuno vorrebbe sapere chi si cela realmente dietro questo faccione rassicurante, ma posso assicurarvi che chi è venuto in contatto con le mie reali fattezze è impazzito a causa dell’orrore che è capace di scaturire dal mio vero volto, un orrore in grado di causarvi una tale disperazione da farvi rimpiangere i tempi del pentapartito.

Ma non divaghiamo, ho lasciato da qualche tempo la nostra amata Italia. Ho trovato un cliente in Germania e sono qui da qualche mese in questa Repubblica Federale efficiente, ma a suo modo mattacchiona e scalmanata. La gente del posto parla un tedesco biascicatissimo, quando non parla in dialetto bavarese, e sono dunque alle prese con una lingua infera che piazza il participio passato alla fine della frase principale, utilizza quattro casi per tre declinazioni, spezza i verbi in due e conta nel suo vocabolario una montagna di sinonimi. Questa è una delle ragioni per cui ho poco tempo per aggiornare questo schifo di pagina, come se poi ve ne fregasse davvero qualcosa degli sproloqui di un frustrato che fa prediche sull’Italia, con l’aggravante di starsene ora con il culo in caldo in un’altra nazione.

Ripenso a questa scelta, ripenso all’idea di aver lasciato i miei vecchi clienti, il mio vecchio capo Sorriso e il giovane Ilario. In particolare, mi manca quest’ultimo, con il caschetto da nazista, mi manca la sua ambizione patologica, la sua totale mancanza di empatia, il suo trattare i colleghi come amiconi a cui piantare la fatidica coltellata alla schiena. Mi mancano gli sguardi omicidi che mi lanciava quando lo facevo cadere in contraddizione, le contraddizioni del Millenial ingestibile che vuole cambiare il mondo, ma non sa da che parte cominciare, ossessionato com’è dal diventare migliore di suo padre palazzinaro, mentre lecca i culi di chiunque sia un gradino sopra di lui nella scala gerarchica, mentre sua moglie ingrassa e sfiorisce e attende solo una carezza, una tenerezza, una sguardo e un sorriso che non giungeranno mai, sedotto completamente dalla sua volontà di potenza e dai suoi desideri narcisistici che, sul lungo periodo, lo lasceranno con un pugno di mosche, con due figli ormai adulti che non se lo cagheranno di striscio e, con buona probabilità, non si presenteranno neppure al suo funerale.

Ripenso a Ilario, ripenso a tutti coloro che restano in Italia convinti di riuscire a cambiare un paese governato nel pubblico e nel privato da cariatidi e da tromboni mai sazi della loro ambizione, identificati unicamente nel loro cazzo di lavoro, che fanno prediche ai più giovani perché incapaci di guardarsi allo specchio e intanto stanno là con il culo in poltrona fino a ottanta, novant’anni, a fingere di agire per il bene delle loro famiglie, dei loro figli, quando in realtà sono solo mossi dalla paura, sarebbero disperati, perduti, dimenticati, sbattuti nel dimenticatoio se mollassero tutto, e si aggrappano a qualcosa che non c’è più, a un ruolo obsoleto e decadente, incapaci di accettare che il tempo sta per scadere, che nel giro di qualche mese dopo il loro trapasso non si ricorderà più nessuno di loro, mosche di passaggio, meglio ancora, zanzare che succhiano il sangue altrui per colmare il vuoto cosmico che hanno dentro, figli di genitori retrogradi a loro volta figli di genitori altrettanto retrogradi e vigliacchi, che gli hanno resi sospettosi e paranoici nei riguardi del mondo esterno e agiscono solo nel bene della famiglia, ed è proprio il familismo, il cazzo di cancro di questo paese, una società di sette dove si viene educati alla diffidenza verso il prossimo, quando è proprio di quei burattinai dei vostri genitori che dovreste diffidare, se volete vivere una vita libera da condizionamenti e capire che al contrario il mondo là fuori non fa così paura come sembra e, se davvero volete fare “impresa”, non occorre essere dei cazzo di Steve Jobs, ma potreste cominciare semplicemente ad avere uno sguardo più ampio verso il mondo e verso il prossimo, senza divenire amici di tutti, naturalmente, altrimenti correreste il rischio di trasformarvi anche voi in un giovane Ilario dal caschetto nazista e impotente, ma santo Dio, trovate qualcuno di cui fidarvi fuori da casa vostra con cui condividere un’idea, un sogno, un desiderio, Cristo santo!

Nessuno leggerà questo post, è troppo lungo. Meglio così, è bene che questa roba non abbia troppa visibilità, non verrebbe capita.

Pasqua

Mi chiedo per quale motivo tantissimi di voi si ostinino ad augurare buona Pasqua a chi vi circonda. A prescindere dalla fede di ognuno, questo augurio è un invito alla rinascita e al rinnovamento, totalmente fuori luogo da parte vostra, possessori di facce perennemente da morti, che a guardarle viene in mente solo il venerdì Santo e la commemorazione dei defunti, o per meglio dire “il giorno dei morti”. Ecco, vi guardo in faccia e vedo un perenne due novembre, senza alcuno scampo e via di fuga.

Davvero, posso anche augurarvi buona Pasqua, ma non avete alcuna speranza di resurrezione dalla vostra non vita, altro non siete che barche rimaste nel porto a consumarsi, mentre là fuori il mondo è pieno di opportunità e di treni che avete perso e che perderete ancora, ancora, ancora, fino a quando il tempo non sarà scaduto e in quell’ultimo istante la vostra intera non vita vi si parerà davanti e un acuto senso di rimpianto vi coglierà e vi perseguiterà in eterno.

Sarà questo il vostro inferno, un’eterna amarezza spesa a compiacere gli altri, schiavi del giudizio altrui, buoni cittadini repressi, cristallizzati nei loro ruoli che camminano appoggiati alle stampelle della loro autostima di cartapesta, identità fatte di castelli di carta pronti a crollare al primo soffio di vento.

Va bene, mi sembrava giusto scuotervi un po’, per iniziare bene la giornata, dopo una colazione ricca di fibre.

Sovranità Nazionale e Difesa

Spezzerò senza meno il cuore degli amici sovranisti che seguono immeritatamente questa pagina, ma sono proprio le guerre a mostrare la debolezza del nostro paese.

L’Italia resta un bellissimo museo e giardino per noi tutti, un paese che va avanti grazie a circa il trenta, massimo il quaranta percento di lavoratori infaticabili che si fanno il culo solo per la gloria, portandosi dietro il restante sessanta percento di lamentosi e pigri, questi ultimi magari pagati anche profumatamente, ma intoccabili, perché in fin dei conti il sistema lo consente, non premia e non punisce, non vuole scontentare nessuno e, generalmente, chi sta in alto non vuole fastidi e lascia le cose come sono per quieto vivere e, fondamentalmente, mancanza di palle.

Quindi, cari sovranisti e care sovranistesse, se le cose stanno così nel mondo del lavoro, immaginate cosa possa essere un esercito governato in questo modo, ove occorre coesione, disciplina e, forse, meritocrazia.

Ahimè, c’è poco da fare, ma avere un esercito europeo sarebbe una buona soluzione e ormai bisogna arrendersi all’evidenza: la sovranità popolare italiana tanto decantata non esiste più, d’altro canto quest’ultima dovrebbe essere esercitata “nelle forme e nei limiti della Costituzione”, il che implica, a mio modesto avviso, che anche un governante con grande legittimità popolare non è autorizzato a fare il cazzo che gli pare. Il caso di Putin è l’esempio più calzante: leader amato in patria, ebbro di tanto amore, si lancia in un conflitto autodistruttivo per il suo popolo e per sé, nella convinzione di avere in mano una superpotenza che lo è, nei fatti, solo come estensione territoriale. E mi sento di aggiungere: l’Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”, come recita l’articolo 11 della Costituzione.

Insomma, ma dove cazzo vogliamo andare da soli? Altro non possiamo fare che confluire mestamente nel grande progetto Europeo, capitanato dalla Germania, che finalmente, dopo anni di mutismo e di autocensura dovuta a quel marchio d’infamia causato dalla fine del secondo conflitto mondiale, caccia i suoi coglioni biondi sul tavolo e inizia a investire cento miliardi di Euro all’anno nella difesa, il due percento del Prodotto Interno Lordo, porca puttana troia. 😍

Coraggio, non siate tristi, sapremo dare il nostro contributo come provincia della Repubblica Federale Europea, non vedo l’ora.

Togliete il like a questa pagina.

E segnalatela.

Guerra Nucleare

Qualora dovesse concretizzarsi la minaccia di un olocausto nucleare, almeno potrò dire di non avere rimpianti. Ho sculettato a lungo come una fichetta in questo pazzo mondo, ci siamo fatti assieme una valanga di risate, possiamo senza meno lasciare questo pianeta mattacchione con il sorriso sulle labbra, mentre svariati megatoni sganciati da quegli scalmanati birichini dei russi radono al suolo l’intera Unione Europea, riportandoci all’età della pietra, divenuti nuovamente prede inermi di bestie ben più adatte a sopravvivere alle radiazioni, in una Terra arida e desolata, fredda, priva di vegetazione, sormontata da un cielo permanente grigio e bagnato da piogge nere e tossiche.

Sì, se tutto questo dovesse accadere, temo che dovrò chiudere il blog.

🥰😍😘

Putin contro l’Europa

Tutta questa vicenda del conflitto tra Russia e Ucraina mi fa particolarmente male, perché riapre in me delle antiche ferite di un passato che speravo di essermi lasciato alle spalle.

Come ho già avuto modo di menzionare, alcuni di voi sanno che da bambino sono stato adottato da una famiglia greca. Mio padre Gianni Kyriakos è sempre stato un uomo autoritario, il cui passatempo preferito era svegliarmi alle cinque di mattina per darmi dieci cinghiate sulla schiena, con lo scopo, a suo avviso, di temprare il mio carattere secondo lui troppo da fichetta secca. La sua indole iraconda era nevroticamente bilanciata da mia madre Argyró, una casalinga ortodossa, bigotta e passivo-aggressiva, la tipica donnetta silente, apparentemente remissiva, ma ambigua e calcolatrice.

Mio padre, con gli anni, ha inasprito il suo caratteraccio, divenendo paranoico e sospettoso nei confronti di tutti, raggiungendo l’apice del suo disturbo di personalità nel momento in cui mia madre è rimasta nuovamente incinta e gli ha fatto presente che avrebbero dovuto trasformare il suo studio in una cameretta per il mio fratellastro. A quella notizia, mio padre ha avuto una crisi di rabbia e ha cominciato a picchiare mia madre per proteggere quello che considerava da sempre il suo territorio, facendole perdere il bambino che portava in grembo.

Mia madre non ha battuto ciglio, nonostante le botte da orbi. Per tutta risposta, dopo essere uscita dall’ospedale, ha svaligiato la casa di mio padre e ha trasferito tutto il denaro su un conto in banca che aveva aperto, scappando via con me in direzione Salonicco.

Mio padre, rimasto solo e disperato, si è tolto la vita dopo qualche giorno.

Insomma, più o meno ho cercato di spiegarvi come andrà a finire tra Putin e l’Unione Europea.

Abbasso la fica.

San Valentino

Un mio pensiero non poteva mancare nel giorno di San Valentino. Vedo un gran parlare di questa ricorrenza, qui sulle reti sociali, vedo grande esperienza da parte degli utenti e delle utentesse in merito a questo cosiddetto “amore”, coppie felici, single altrettanto felici, insomma, qualunque sia la vostra condizione, mi fa molto piacere che siate così lieti. Davvero, ve lo dico con sincerità: le vostre manifestazioni di giubilo in merito al vostro stato sentimentale sembrano davvero spontanee e autentiche. Chiunque abbia dei dubbi e pensi che la vostra sia solo un’opera di autoconvincimento, rafforzata dal miserabile consenso ottenuto dai vostri “amici” mediante i loro “likes” e le loro “reactions” è senza meno in malafede.

Cari utenti e care utentesse, qualcuno dovrà pur dirvelo, ma, ahimè, invero vi sono ben pochi motivi per esser lieti. La vostra ostentazione di giubilo presenta probabilmente una proporzionalità quadratica, per non dire cubica, al grado di disperazione che provate quotidianamente, al pozzo nero della vostra miseria che ignorate e cercate di anestetizzare qui in rete, nella convinzione di vivere delle vite meravigliose e di successo. La verità è che la vostra vita fa schifo esattamente come la mia. Se siete celibi o nubili, non siete liberi, non state ricominciando da voi stessi o da voi stesse, siete solamente soli come cani e state negando a voi stessi quanto abbiate disperato bisogno di un abbraccio, di una carezza, di un bacio. Bene, sappiatelo: quelle attenzioni non vi giungeranno mai. Nel momento in cui qualcuno proverà ad avvicinarsi a voi, lo farete scappare a gambe levate nel giro di una settimana, nel momento in cui lo utilizzerete come valvola di sfogo su cui riversare tutti i vostri conflitti irrisolti con vostra madre e con vostro padre.

Per quanto riguarda le coppie, invece, sarò sintetico: non prendetevi per il culo, si vede lontano un miglio che non vi amate. Lui cerca un surrogato di sua madre in cui infilare, sempre più di rado con il passare del tempo, il proprio uccellone. Lei cerca solo un mezzo per procreare e per utilizzare il proprio stato interessante o la propria prole per dimostrare alle sue odiate “amiche del cuore” di avercela fatta.

Insomma, cari utenti e care utentesse, buon San Valentino del cazzo. 🥰😍😘

Casini Presidente della Repubblica

Ho i capezzoli turgidi e gonfi di desiderio come ai tempi delle superiori, gli anni in cui presi una cotta per Thomas, il capellone bello e dannato della quinta E. Davvero, cari utenti e care utentesse, non avete idea dell’ardore che mi cagiona l’elezione del Presidente della Repubblica. A questo proposito, mi sovviene una delle mie consuete, profonde, quanto inutili riflessioni: il termine “Democristiano” è sovente adoperato con accezione negativa, a voler indicare un politicante bollito e cerchiobottista, una sorta di mummia ripescata dalle sordide cantine della Prima Repubblica. Bene, mi sento di essere la prima a voler rimuovere questa iniqua etichetta affibbiata a coloro che appartennero a uno dei più gloriosi partiti della storia d’Italia. In fin dei conti, noi tutti, nel corso della nostra evoluzione, del nostro cammino di vita, sia individualmente, che collettivamente, tendiamo al ricongiungimento degli opposti, divenendo al contempo buoni e malvagi, saggi e ingenui, coraggiosi e pavidi, estroversi e introversi, insomma, per dirla evangelicamente, teneri come colombe e astuti come serpenti.

Bene, la Democrazia Cristiana rappresenta tutto questo, un archetipo junghiano, un traguardo assoluto a cui tutti inevitabilmente tendiamo. A titolo d’esempio, guardate che manica di smidollati sono divenuti i Cinque Stelle. Vi ricordate i tempi in cui Alessandro Di Battista strepitava nelle piazze contro “la casta”, quando all’opposizione litigava con Speranza invitandolo a tagliarsi lo stipendio? O ancora, guardate che razza di passerina secca è diventata quella monella di Salvini, sempre pronta al compromesso e a sedersi al tavolo delle trattative, dopo aver smesso di sbraitare contro gli immigrati clandestini, sapendo che il Covid-19 è stato molto più efficace nel bloccare gli sbarchi, o forse, quanto meno, ha costretto i nostri amici giornalisti a cambiare argomento, dato che, ahimè, sono loro a decidere che cosa dobbiamo pensare, quali sono le priorità che dobbiamo dare quando discutiamo in sala mensa con i nostri colleghi o siamo qui sulle reti sociali a schierarci in queste eterne battaglie tra il bene e il male del momento, costruite a tavolino per distrarci, mentre dietro le quinte chi comanda il vapore fa il bello e il cattivo tempo a nostra insaputa e muove gli ingranaggi di un sistema complicatissimo che nessuno di noi sarà mai in grado di comprendere.

Insomma, per farla breve, Pierferdinando Casini è l’unico Presidente della Repubblica possibile. Non sto più nella pelle, non vedo l’ora che la maggioranza dei grandi elettori sancisca l’unico verdetto possibile e che il nostro Pierferdy salga al Quirinale, con il suo capello brizzolato, il suo incedere giovanile, ma al contempo maturo, pronto a fare da arbitro, a mettere pace con il suo fare accattivante e con i suoi occhietti moderati e centristi.

Per concludere, lasciate perdere i piselloni e la fica, fate il tifo con me per il nostro amico Pier.