Via dall’Italia

È da un po’ di tempo che non vi mando uno dei miei affettuosi saluti e infatti mi avete scritto in tanti per chiedermi che fine avessi fatto. Ovviamente non è vero, siete in pochi a sollecitare un mio segnale, quasi sempre indirettamente, e va bene così. Qualcuno vorrebbe sapere chi si cela realmente dietro questo faccione rassicurante, ma posso assicurarvi che chi è venuto in contatto con le mie reali fattezze è impazzito a causa dell’orrore che è capace di scaturire dal mio vero volto, un orrore in grado di causarvi una tale disperazione da farvi rimpiangere i tempi del pentapartito.

Ma non divaghiamo, ho lasciato da qualche tempo la nostra amata Italia. Ho trovato un cliente in Germania e sono qui da qualche mese in questa Repubblica Federale efficiente, ma a suo modo mattacchiona e scalmanata. La gente del posto parla un tedesco biascicatissimo, quando non parla in dialetto bavarese, e sono dunque alle prese con una lingua infera che piazza il participio passato alla fine della frase principale, utilizza quattro casi per tre declinazioni, spezza i verbi in due e conta nel suo vocabolario una montagna di sinonimi. Questa è una delle ragioni per cui ho poco tempo per aggiornare questo schifo di pagina, come se poi ve ne fregasse davvero qualcosa degli sproloqui di un frustrato che fa prediche sull’Italia, con l’aggravante di starsene ora con il culo in caldo in un’altra nazione.

Ripenso a questa scelta, ripenso all’idea di aver lasciato i miei vecchi clienti, il mio vecchio capo Sorriso e il giovane Ilario. In particolare, mi manca quest’ultimo, con il caschetto da nazista, mi manca la sua ambizione patologica, la sua totale mancanza di empatia, il suo trattare i colleghi come amiconi a cui piantare la fatidica coltellata alla schiena. Mi mancano gli sguardi omicidi che mi lanciava quando lo facevo cadere in contraddizione, le contraddizioni del Millenial ingestibile che vuole cambiare il mondo, ma non sa da che parte cominciare, ossessionato com’è dal diventare migliore di suo padre palazzinaro, mentre lecca i culi di chiunque sia un gradino sopra di lui nella scala gerarchica, mentre sua moglie ingrassa e sfiorisce e attende solo una carezza, una tenerezza, una sguardo e un sorriso che non giungeranno mai, sedotto completamente dalla sua volontà di potenza e dai suoi desideri narcisistici che, sul lungo periodo, lo lasceranno con un pugno di mosche, con due figli ormai adulti che non se lo cagheranno di striscio e, con buona probabilità, non si presenteranno neppure al suo funerale.

Ripenso a Ilario, ripenso a tutti coloro che restano in Italia convinti di riuscire a cambiare un paese governato nel pubblico e nel privato da cariatidi e da tromboni mai sazi della loro ambizione, identificati unicamente nel loro cazzo di lavoro, che fanno prediche ai più giovani perché incapaci di guardarsi allo specchio e intanto stanno là con il culo in poltrona fino a ottanta, novant’anni, a fingere di agire per il bene delle loro famiglie, dei loro figli, quando in realtà sono solo mossi dalla paura, sarebbero disperati, perduti, dimenticati, sbattuti nel dimenticatoio se mollassero tutto, e si aggrappano a qualcosa che non c’è più, a un ruolo obsoleto e decadente, incapaci di accettare che il tempo sta per scadere, che nel giro di qualche mese dopo il loro trapasso non si ricorderà più nessuno di loro, mosche di passaggio, meglio ancora, zanzare che succhiano il sangue altrui per colmare il vuoto cosmico che hanno dentro, figli di genitori retrogradi a loro volta figli di genitori altrettanto retrogradi e vigliacchi, che gli hanno resi sospettosi e paranoici nei riguardi del mondo esterno e agiscono solo nel bene della famiglia, ed è proprio il familismo, il cazzo di cancro di questo paese, una società di sette dove si viene educati alla diffidenza verso il prossimo, quando è proprio di quei burattinai dei vostri genitori che dovreste diffidare, se volete vivere una vita libera da condizionamenti e capire che al contrario il mondo là fuori non fa così paura come sembra e, se davvero volete fare “impresa”, non occorre essere dei cazzo di Steve Jobs, ma potreste cominciare semplicemente ad avere uno sguardo più ampio verso il mondo e verso il prossimo, senza divenire amici di tutti, naturalmente, altrimenti correreste il rischio di trasformarvi anche voi in un giovane Ilario dal caschetto nazista e impotente, ma santo Dio, trovate qualcuno di cui fidarvi fuori da casa vostra con cui condividere un’idea, un sogno, un desiderio, Cristo santo!

Nessuno leggerà questo post, è troppo lungo. Meglio così, è bene che questa roba non abbia troppa visibilità, non verrebbe capita.

2 pensieri riguardo “Via dall’Italia

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