La Festa di Ognissanti

Volge ormai al termine il giorno di tutti i Santi. Il sole è già tramontato da un pezzo e non manca molto all’arrivo della commemorazione dei defunti. Penso che possiate ben immaginare come quest’ultimo sia uno dei miei giorni preferiti, popolarmente definito come “il giorno dei morti” e, difatti, è proprio domani che dovrebbero farvi gli auguri. In verità, debbo dire che, guardandovi bene in faccia, temo che gli auguri in tal senso dovrebbero farveli quotidianamente: la giornata di domani non avrà alcuna differenza con le altre trecentosessantaquattro del vostro miserabile anno. Credetemi, non vedo alcun segno di vita vissuta sui vostri volti filtrati, glabri e lisci come palloncini. Avete quasi quarant’anni e nessuna ruga solca il vostro viso e questo la dice lunga sul fatto che siete la peggiore generazione mai vista, con l’aggravante che vi sentite tutti unici e speciali, eternamente giovani e migliori dei vostri genitori. Bene, mi spiace darvi una delusione, ma non lo siete affatto. Continuate a vivere da adolescenti, a definirvi “ragazzi”, quando alla vostra età eravamo uomini e donne fatti e finiti, dato che lavoravamo i campi da quasi trent’anni. Ricordo le sveglie all’alba con i miei fratelli, per recarci nelle campagne lucane con quel rozzo analfabeta di mio padre, uno di quei contadini coriacei che parlava esclusivamente in vernacolo, morto gloriosamente all’età di ottantuno anni, cadendo dal carro trainato dal cavallo che lo stava conducendo presso le sue terre.

Quest’oggi sarò breve, mi sembrava giusto mandarvi un saluto affettuoso, un rituale che dovrebbe in qualche modo consolidarsi, giusto per distruggere periodicamente le speranze fantoccio di voi ragazzacci, alla ricerca del grande amore della vita, del lavoro dei sogni, una volta trovato il quale ve la prenderete sonoramente in culo perché sarà proprio questa la leva con cui noi “vecchi”, inchiodati alle nostre confortevoli poltrone, vi assegneremo una montagna di responsabilità pagandovi il meno possibile, quando vi andrà bene. Sorrido quando penso a quanto siamo stati abili nel convincervi che siate più liberi e più scaltri di noi, quando in verità abbiamo solo affinato le nostre tecniche di manipolazione, i fili con cui vi controlliamo sono divenuti sempre più sottili, ci siamo convertiti in burattinai discreti, che dissimulano solidarietà nei vostri riguardi, ma dentro vi detestiamo con tutto il cuore, il vostro ingenuo idealismo ci fa orrore, siete quanto di più lontano possibile dalla nostra esperienza e dal nostro cinico e disincantato realismo, siete permalosi, sentimentali, irritanti e non perdete mai occasione per umiliarvi.

Sia chiaro, io mi sono appena pisciato addosso e la mia badante sta venendo a cambiarmi il pannolone, ma ciò che conta è che anche farsela nelle mutande, scorreggiare sonoramente in una riunione con le alte sfere di un’azienda, scaccolarsi impunemente alla fermata di un autobus, si può fare con un rigoroso contegno e con una grande dignità.

Contegno e dignità: valori che, ahimè, da quando le reti sociali hanno dato a tutti l’opportunità di mostrare al mondo i propri cazzi e le proprie fiche, sono andati ormai perduti.

Va bene così, vi dissolverete anche voi, cari inconcludenti millenials, puzzette, particelle di cacca allo stato gassoso che si disperderanno nel vento della vita, senza aver mai lasciato un segno, un’impronta in questo mondaccio un po’ cane, in questo sordido teatrino, in questa squallida mascherata di nome vita.

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