Ciao Franco

C’è tutto il senso della vita in questa canzone, individuale e collettivo, di come si evolverebbero le nostre esistenze se solo facessimo caso ai tanti segnali e opportunità che la vita ci offre. Ci sono i miei ricordi, i lunghi viaggi in macchina con mio padre e l’audiocassetta de “La Voce del Padrone” in sottofondo.

Buon viaggio Franco. Buon ascolto a voi tutti.

Vaccini e Matrimoni

Non manca molto a giugno, a quanto pare ben sei regioni torneranno in zona bianca. I vaccini fanno il loro effetto e quasi il quindici percento della popolazione ha ricevuto entrambe le dosi. Naturalmente, questa non è la peggiore delle notizie. La quiete di questo anno e mezzo a breve verrà meno, probabilmente è già venuta meno da un pezzo, ma come ben sapete ho smesso di uscire di casa da quando è esplosa la pandemia, da quel fatidico giorno in cui i supermercati furono svaligiati e fui costretta a rivolgermi ad associazioni di volontariato perché mi portassero i nutrienti necessari al mio sostentamento. Ho smesso di lavarmi da quel giorno e puzzo peggio di un’acciuga, le mie ascelle sanno di cipolla e ho i denti pieni di placche e tartaro e le gengive gonfie, ma sicuramente ho risparmiato un sacco di soldi visto che non uso più l’acqua calda, il sapone e il dentifricio e, oltre a questo, i miei capelli hanno assunto una lucentezza lipidica invidiabile.

Ma non divaghiamo, dicevo che non ho la più pallida idea di cosa stia accadendo lì fuori, in quel mondo di mattacchioni che si assembrano e si mischiano spargendo il virus a tutto andare, criminali che hanno ordito questo complotto per far fuori gli anziani e far sì che l’INPS risparmiasse un miliardo di euro, come fatto notare dal servizio sul Corriere di Milena Gabanelli e Simona Ravizza, dimostrando tutto il tatto e la delicatezza che si confà giustamente a noi donne, altro che gli uomini, tutti colpevoli, tutti molestatori, tutti “catcaller”, tutti “mansplainer”, tutti “manspreader”, tutti uguali, tutti stronzi.

Naturalmente, il ritorno alla normalità non è la cosa peggiore che possa accadere, ma vi è una notizia ancor più infera e terrificante, ossia che dal quindici giugno ripartiranno i matrimoni. Davvero, vi parlo da uomo e da donna sposato, da padre e madre di famiglia, lavoratrice, multitasking ed eroina di questi tempi frenetici, naturalmente anche un po’ omosessuale e contro ogni forma di omotransfobia, parola che il correttore automatico di Word mi segna come errore, e questo la dice lunga sui tempi bui che stiamo vivendo. Ho due figli meravigliosi che amo con tutto il mio cuore. Non me ne vogliate, davvero, nessuno qui è contrario o a favore dell’istituzione, ognuno nella propria vita fa le proprie personalissime scelte, ma pensiamo seriamente all’incubo che ci aspetta a breve. I social cominceranno nuovamente a riempirsi di orribili servizi fotografici da migliaia di euro, quei servizi che servono a far sentire i novelli sposi e polli da spennare dei vip per un giorno. Già me le vedo, queste bellissime immagini di repertorio degne di Cartier-Bresson: giovane coppia accanto a una balla di fieno su prato verde costellato da qualche spiga di grano, sullo sfondo un cielo terso maculato da qualche soffice nuvola bianca, strati e stratocumuli. Lui, in abito blu, che le sorride forzatamente, mentre una piccola parte di sé già rimpiange quella scelta forse inconsapevole e frutto di un condizionamento sociale e vorrebbe darsela a gambe. Lei che ricambia quel sorriso autenticamente, intanto che il suo velo bianco chilometrico danza leggiadro grazie al soffio d’un venticello primaverile, e pensa che in fin dei conti il suo uomo è un po’ cialtrone e infantile, ma farà di tutto per cambiarlo e plasmarlo secondo un modello a lei confacente, finché non si stuferà di aver trovato un uomo troppo accondiscendente e quando lo avrà capito sarà troppo tardi, ma in fin dei conti è una brava persona verso la quale prova ormai un tenero e tiepido affetto e il sesso diverrà un antico ricordo, tanto ormai due figli li abbiamo fatti e ci auguriamo che facciano le stesse nostre scelte di infelicità per non farci sentire peggiori di loro e non sbatterci in faccia la nostra miseria e mediocrità.

Tra le altre foto, ovviamente, non mancheranno gli sposi novelli stretti ai rispettivi genitori e suoceri. La famiglia finalmente si allarga, la comunità si amplia e i loro vecchi possono finalmente essere fieri di loro, d’altro canto sono stati loro a condurli sottilmente in quella trappola. State tranquilli, cari sposini, fateci vedere come si fa, stringetevi forte a loro, riempite il tutto di hashtag e di cuori in cui mettete in mostra il vostro amore e la vostra gratitudine verso chi vi ha dato la vita in modo che noi tutti possiamo ammirare la luce, lo splendore, la beltà della vostra famiglia modello da Mulino Bianco e invidiarvi perché i nostri genitori sono stati delle carogne che ci pigliavano a bastonate, ma in realtà sappiamo bene che dal giorno dopo quei vecchi rompipalle faranno il possibile per rovinarvi la vita. Care donne, vostra suocera avrà presto le chiavi di casa perché quel cialtrone di vostro marito non riesce a mettere dei limiti e a scrollarsi di dosso quella presenza ingombrante e castrante, afflitto da un senso di colpa atavico nei suoi riguardi, e vi tenderà agguati quando meno ve l’aspettate, verrà a trovarvi negli orari più inconsueti e fastidiosi, magari quando sarete entrambi troppo stanchi per via di una dura giornata lavorativa e lei farà commenti su quanto la casa sia in disordine, che voi giovani non siete capaci di stare al mondo e che avrete bisogno di lei per il resto della vostra vita, suocera ovviamente supportata silentemente da un marito pavido e pigro, che non prenderà mai una posizione e non farà assolutamente nulla per interrompere quella mortifera simbiosi per cercare di salvare il suo unico figlio maschio.

Cari uomini, vale anche per voi, vostra moglie non ha alcuna intenzione di smettere di ricevere i buoni e saggi consigli di sua madre e sarà spesso incollata al cellulare a messaggiare con la sua maestra di vita. A breve, il dolce zuccherino che fingeva di compiacervi e si fingeva più stupida di voi per farvi sentire il re della foresta, diverrà una despota esattamente come vostra suocera e voi abbozzerete perché tutto sommato fa comodo non prendersi responsabilità e fare delle scelte, pur sbagliando, e supporterete sempre silentemente vostra moglie, diverrete pavidi e pigri come vostro padre e non prenderete mai una posizione e non farete nulla per interrompere la mortifera simbiosi che si genererà tra vostra moglie e vostro figlio, che sarà rimpiazzato da voi eccetto che per il sesso. Forse.

Ma la cosa peggiore è che tutte queste foto saranno accompagnate da didascalie orrende, pregne di retorica relativa al ritorno di una festa così importante, al tornare a stringersi e a stare finalmente insieme, finalmente assieme ai vostri familiari, amici, in pratica alle solite noiosissime persone di sempre, le persone che vedete da quando siete nati, tutta quella gente convinta di conoscervi e di volervi bene, ma che vi giudica e vi etichetta perché ha paura che possiate abbandonarla. State tranquilli, cari sposini, non andrete da nessuna parte, dovete restare inchiodati lì, con mamma, papà e i vostri compagni delle scuole elementari, delle scuole medie e delle scuole superiori, non dovete capire che c’è tutto un mondo lì fuori che vi aspetta. Odierete tutto questo, non lo ammetterete mai a voi stessi e inizierete a soffrire di diarrea, orticaria e dermatiti. Diverrete frigide e impotenti, ma solo reciprocamente. Stranamente, però, tutto funzionerà con i vostri amanti, se eventualmente avrete questa fortuna.

Non so se sono pronta ad affrontare tutto questo, non so se sono pronta a inventare ancora delle scuse per bidonare l’ennesimo matrimonio e risparmiare migliaia di euro.

Ho freddo e paura.

Sospesa

Sospesa, nel tepore d’una casa
che ha crepe sui soffitti e cade a pezzi,
di morti dalle mura son gli olezzi,
d’insetti ormai completamente invasa.

Appesi, nel livore che ti intasa
le siepi così fitte ormai disprezzi,
assorta, dell’incuria paghi i prezzi,
gli effetti ormai della tua mente evasa.

Alterchi quasi invano su disguidi
e sporgi, un po’ testarda, allo scoperto;
difenditi indisposta, tu non strisci;

attendi una risposta, intanto agisci
e volgi quel tuo sguardo in mare aperto
in cerca d’una mano che ti guidi.

Perdonare

La pace sopraggiunge finalmente,
sopiscono le brame di possesso,
adesso che le luci si son spente.

A nulla val lottar com’indefesso,
cercando di parare quel fendente,
che arriva solamente da te stesso?

È tempo di centrarsi, di rischiare,
lasciandosi alle spalle foglie secche,
o prender atto dell’umane pecche,
e apprender sempre meglio a perdonare?

A Non Finir Travolti

E diamo dunque un senso a questa vita,
a non finir travolti dalle ondate
di merda; e nuova via venga esperita.

O quante decisioni già evitate,
o guardati da chi sempre t’addita
e muta in freddo inverno calda estate.

Respingi i tuoi nemici, perché invasa
da giudici implacabili codardi,
che spengon desideri per cui ardi,
è proprio, guarda caso, la tua casa.

Conflitti

Le verità personali allo scontro,
riesplodono conflitti, furie cieche
ed urla alla ricerca d’un incontro.

Rancori, sguardi torvi, occhiate bieche
afflitti rimaniam senza riscontro,
e nulla muta, fermi, come areche.

È vero, questa nave ormai s’incaglia,
s’erode e già consunta lenta affonda
nell’acqua ch’ogne errore a volte monda,
si scenda ancor in campo di battaglia!


Mediocrità e Potere

Spesso, nei corridoi aziendali di uno dei miei principali clienti, mi capita di fermarmi ad ascoltare i racconti dei cosiddetti “peones”, le sfere più in basso nella gerarchia, operai e impiegati, verso i quali nutro da sempre grande affetto e simpatia. Certo, tra costoro può annidarsi, di tanto in tanto, l’Ilario di turno, l’ambizioso figlio di buona donna che si è riempito la testa di libri motivazionali, che sembra volerti accoltellare alla schiena non appena dà fiato alla bocca, che mostra modi gentili ed elargisce sorrisi e pacche sulle spalle a tutti, che considera i colleghi e i capi solo come strumenti per la sua scalata al potere bramata a causa di un desiderio di rivalsa nei confronti di un ingombrante padre palazzinaro che lo ha fatto crescere in una campana di vetro facendogli credere che si ottengono fama, successo e denaro buttandola in culo al prossimo. Di fatto, il papà di Ilario ha capito tutto dalla vita e gli ha dato un pregevole insegnamento: contano gli agganci, le giuste amicizie, le spintarelle, la confezione a discapito del contenuto, essere fondamentalmente delle bolle d’aria, ma, più di tutto, conta il cinismo, conta l’individualismo e il mantenimento della propria famiglia, e, cosa ancora più importante, conta allinearsi quanto prima al volere dei vertici, in certi casi azionisti scoglionati che hanno ereditato la ditta di papà e la trattano come un conto deposito, spesso ignorando quale sia il reale valore delle attività che si svolgono all’interno, non avendo una minima idea di come si muovano i mercati, vivendo alla giornata senza pensare a una strategia di breve, medio e lungo periodo. Oltre a questo, chi comanda il vapore il più delle volte si sente onnipotente e intoccabile e non ama essere contraddetto ed è uno dei motivi per cui nei posti chiave della gerarchia si trovano dei mediocri e ruffiani, puri esecutori pagati anche profumatamente, disposti a fare carte false pur di raccontare fuori da quel piccolo mondo di essere persone importanti, senza sapere che, al netto di una prestazione sessuale forse assente in un contesto aziendale, non c’è molta differenza tra il loro mestiere e quello della prostituta. Guardo gli occhietti di questi puttanelli e, benché vestiti di tutto punto, scarpe lucide, incedere vanitoso ed eloquio vago, vedo in loro il dolore del dolore causato ai loro colleghi e sottoposti dalla loro nevrotica scalata al successo. In fin dei conti, la verità è che loro stessi sanno di aver preso un ruolo di comando senza esserne capaci, nella speranza che un giorno sarebbero stati rispettati e temuti, nella speranza di ottenere finalmente l’amore non ricevuto dai genitori, ma trovando solo disprezzo nei loro riguardi e solitudine. Mi viene in mente il vecchio Sorriso, dal sorriso ormai spento e dalle zampette di gallina che gli si formano quando strizza quegli occhietti tristi, mentre siede solo nel suo ufficio e pensa ai condizionamenti subiti da suo padre generale ispettore capo dell’aeronautica militare che non gli ha mai dato una carezza o un abbraccio e che gli ha imposto di diventare così, quando forse il vecchio Sorriso avrebbe voluto una vita semplice, ma soprattutto avrebbe voluto degli amici veri e provo tanta pena per questo signore che tutto sommato è devastato dal senso di colpa per aver acquisito una posizione di rilievo facendo a pezzi persone che si fidavano di lui. Un conto in banca pieno e una vita vuota.

Più discorro con le basse leve, più mi raccontano storie di questo tipo, dei loro responsabili e delle relative piccinerie e meschinità commesse, più mi rendo conto della gran fortuna che ho, nel non essere invischiato in queste dinamiche malate.

Cari amici, care amiche, lo ribadisco: il potere è una droga pericolosa e una troia capricciosa, statene alla larga se potete e, se proprio ve lo conferiscono perché siete tagliati per il comando e siete al contempo persone sagge, usatelo con moderazione e, soprattutto, non prendetevi troppo sul serio. Non siete indispensabili e, qualora vi riteniate tali, vi invito ancora una volta a farvi una bella passeggiata al cimitero.

Lo sguardo torvo e giudicante dei vostri avi, mi riferisco a quei baffuti “padri esemplari” morti nel 1920 che prendevano a cinghiate i loro figli e a sberle le loro mogli, vi farà cambiare senz’altro idea.

Fantasma

Sussurra il suo fantasma, sibillino,
scenari apocalittici dipinge,
ed in aceto muta anche il buon vino;

e spenge il suo deseo, ch’oggi non spinge,
l’invita a restar fermo, zitto e chino,
di nero la sua tela bianca tinge.

Ma che non tema sciagure e abbia fede,
abbia fiducia e s’immerga nel fiume,
attenda che gli Dei gli porgan lume,
chi vive libero a sé giammai lede!

Buona Festa della Mamma

Auguri a tutte le mamme, esseri speciali che tarpano le ali alla propria prole, castratrici di figli maschi, in competizione con le figlie femmine, verso le quali invidiano bellezza e gioventù, che utilizzano il senso di colpa e il dare e togliere amore a comando come forma di controllo.

Un grosso augurio a tutte le donne, madri, lavoratrici, eroine multitasking dei nostri tempi che ce l’hanno fatta, detentrici di prole parcheggiata dai nonni, i quali riceveranno un’educazione ottocentesca, indosseranno scarpe a occhio di bue e felpe di Topolino fino alle scuole medie e, una volta adolescenti, ve la faranno pagare cara, vi odieranno e diventeranno con buona probabilità dei teppisti o dei tossicodipendenti per attirare la vostra attenzione.

Cari figli e care figliesse, se avete delle madri così, affiancate da un marito mollusco che si defila dal suo compito educativo e delega il tutto alla propria consorte, complice silente della vostra frustrazione e repressione, scappate a gambe levate e non guardatevi indietro, vincete il vostro senso di colpa, trovatevi un lavoro e, una volta fuori da quella ragnatela incestuosa che sa di morte, vi aspetterà un mondo meraviglioso di libertà. Le difficoltà non saranno poche, certo, ma saprete almeno cosa significa vivere davvero.

Buona festa della mamma ❤

Culi e Alda Merini

La clausura forzata ha ancor di più amplificato la scissione tra virtuale e reale. Ormai è quasi un anno e mezzo che mi trovo rinchiusa nel mio monolocale, in un ambiente totalmente asettico e disinfettato, a prova di germi, batteri, virus, esseri umani. L’odore dell’altro da sé è ormai una remota rimembranza, neppur ricordo cosa voglia dire sfiorare la pelle e la mano di qualcuno e, tutto sommato, sono convinta di aver raggiunto il mio equilibrio, la mia serenità, il mio centro di gravità permanente, non ho più interesse nel relazionarmi con i cosiddetti “umani”, non sento più nulla, nessun tipo di pulsione. Del resto, che importanza potrà mai avere tutto ciò, quando si ha una connessione internet a tenerti compagnia, quando posso emozionarmi e riempire il mio cuore con le notizie frivole, gay-friendly, femministe e animaliste di Repubblica e del Corriere.

Mentre nuoto in questo mare magnum basato su una combinazione di zeri e uni, mi capita di passare dalle parti di Instagram, ove incappo sovente in procaci fanciulle come la sottoscritta, che accompagnano i loro autoscatti piccantini a citazioni colte, generalmente di Alda Merini, poetessa prediletta di codeste muse e giunoniche filosofe delle reti sociali. Mi manda in sollucchero il modo in cui costoro adoprano la loro profondità d’animo e la loro beltà sui social per infiammare i maschi di donna, marinai in questo oceano di informazioni, di seni e di glutei tonici e letterati, che conducono la loro barca con una sola mano, avendo l’altra impegnata in smanacciate effettuate con meticolosa dedizione, messe in atto con la maniacale accuratezza di chi vuole trascorrere ore alla ricerca dell’immagine perfetta prima di rilasciare la propria tensione, la propria libido, per poi sentirsi inutile e deluso dinanzi a quell’effimero piacere. Osservo questi maschi di donna, queste donne con il pene incapaci di sublimare la propria libido in visioni più alte e più costruttive, che si sperticano in commenti sulle foto di cui sopra fatti di complimenti, dal più becero al più affettato. Mi è capitato di leggere, sotto la foto di un paio di pere esibite con una certa sfacciataggine e prepotenza, il seguente commento di uno di questi piacioni: “una foto che sa di miele, paprika e abbracci”. Cristo Santo, fatti una sega e muto, razza di ipocrita, sepolcro imbiancato da chissà cosa!

Bene, mi sento di chiarire le idee a questi seduttori da quattro soldi e morti di fica: queste donne non ve la daranno nemmeno tra un milione di anni, foste anche gli ultimi rimasti sulla terra, stanno solo esercitando potere su di voi perché sono insicure esattamente quanto voi e hanno una patologica necessità di sapersi apprezzate da qualcuno, oltre ad avere un rapporto malato e di identificazione con la loro madre, ossia sono uguali alla loro madre o ne sono l’esatto opposto, poco importa, le estremità tendono spesso, molto spesso, a coincidere, purtroppo e per fortuna.

In ogni caso, faccio un appello anche a noi donne, noi donne forti, madri, eroine del ventunesimo secolo, multitasking, dolci, fragili, ma anche determinate, rialzatesi dopo essere cadute, sorelle in un mondo ormai pronto ad accogliere il nostro contributo, dopo millenni di patriarcato che ci ha schiacciate sotto il crudele giogo delle nostre madri. A mio modesto avviso, queste foto in costume, questi seni appena accennati, questi culetti sodi sono divenuti banali, è necessario passare a un livello successivo. Vi è ormai troppa scelta e un tale eccesso rischia di divenire un mare aperto che farà perdere di vista ai nostri pesciolini la loro destinazione, la terra promessa d’un gelido orgasmo in solitaria che non arriverà mai, in attesa di quella foto, in attesa de La Foto, in attesa del Godot della masturbazione perfetta.

Alziamo la posta, sorelle, alziamo l’asticella, soprattutto alziamo ancora di più la loro asticella: la mia proposta è quella di armarci di una macchina fotografica reflex, attrezzata con un dignitoso obiettivo, magari un 50 mm fisso, portare l’ISO a un valore pari a 100, in modo da minimizzare il rumore sale e pepe e realizzare un dettagliatissimo e minuzioso scatto della nostra fica da sbattere su ogni tipo di rete sociale. Quando parlo di scatto dettagliato e minuzioso intendo incrementare la chiarezza dell’immagine in modo che l’umidità della nostra pesciacchiella si possa quasi assaporare, toccare con mano, sotto forma di gocce sui nostri bei labbroni rossoni, a guisa di rugiada su un prato in una mattina d’estate. A questo, accompagniamo il tutto magari con un passo del Vangelo o, che ne so, dell’Eneide, dell’Iliade, qualsiasi cosa, pur di piantarla di menzionare costantemente quella rotta in culo della Merini o quello stronzo alcolizzato e tabagista di Bukowski, sperando di aver scritto correttamente il suo nome di famiglia.

Se siete dalla mia parte, se decidete di aderire a questa iniziativa, mandatemi pure il vostro portfolio, sarò ben lieta di darvi suggerimenti in merito.

Quest’oggi ho esagerato, togliete il like e segnalate pure questo blog. Ci vediamo al più presto nella vita reale.