Bilancio di Fine Anno

Tempo di bilanci, l’anno si chiude e si sente il bisogno di un resoconto, di una lista di cose accadute in questo 2020, giudicato dai più “annus horribilis”. Abbiamo questa necessità di ripetere a noi stessi quanto la pandemia ci abbia migliorati, illudendoci che abbia avuto luogo una palingenesi collettiva, quando al contrario, a mio modesto avviso, questo evento ha tirato fuori in buona parte dei casi il lato peggiore e mediocre di tutti noi, tra delazioni e scontri ideologici persino in un contesto drammatico come questo. Dobbiamo metterlo però nero su bianco qui sulle reti sociali, quanto abbiamo rivalutato l’essenziale, quanto abbiamo tenuto duro chiudendoci in casa come dei vigliacchi, con lo scopo di ricevere l’accondiscendenza dei nostri “amici”, ostentando quell’insana voglia di succhiarci vicendevolmente i nostri minuscoli uccelletti e i nostri grilletti secchi e rugosi, ostentando una profondità che, neppure osservata con troppa attenzione, è invero intrisa di banalità e di ovvietà. Lo so bene, la sento anch’io, la sentite voi, la sentiamo tutti, magari solo per un istante, quell’energia che ci ricarica, desideri e sogni che potrebbero realizzarsi, progetti, idee, visioni, missioni, voglia di cambiare noi stessi, voglia di cambiare gli altri, voglia di cambiare il mondo, ma a quel punto ci penserà nostra moglie, nostro marito, i nostri figli, i nostri genitori, i nostri suoceri a farci rimettere i piedi per terra, a seguire esclusivamente il senso del dovere e il senso di colpa, a rientrare nei ranghi, rinchiusi nella gabbia di una serenità di facciata e di una vita da schiavi, tiepida, molle, piena di rimpianti e di rancori verso chi ci ama, nostri padroni e servi a loro volta d’altri padroni servi a loro volta d’altri padroni, in un circolo vizioso generazionale senza via d’uscita.Per la gran parte di noi, si sappia: una volta giunta la fatidica mezzanotte, non cambierà assolutamente nulla, a prescindere dal contesto, a prescindere da pandemie, virus, carestie, guerre, vaccini, arcobaleni, Gramellini, Lorenzotosa, Delprete, Avvocathy e “odio che ci costa”. Resteremo vincolati alle nostre coazioni a ripetere, sintomo patognomonico perfetto di un’esistenza piena di menzogne e totalmente soverchiata dall’altrui volere.

Sappiatelo: la speranza di una vita felice, piena e soddisfacente c’è, a prescindere da ciò che ci accade intorno. Le vie d’uscita ci sono, ma costano fatica e siamo troppo pigri per metterci davvero in gioco. Non divorzieremo neppure quest’anno, non compreremo quella casa al mare che ci piace tanto, non cambieremo lavoro neppure nel 2021. Pazienza.

Domani, se erro, sarà il 32 dicembre 2020.

Trentadue. Dicembre. Duemilaventi.

Buona serata.

Fine

Tramonti che dipingon cieli arancio,
portali gravi e lenti van serrando,
i conti ormai si pongono a bilancio.

Signori, un tempo dei, si fan mortali,
rivali ignavi, a stento ormai pugnando,
livori in campo, rei, giammai regali.

Resta una pagina sola ancor bianca,
mesta, non argina e vola al cor, stanca.

Vaccino Anti-Covid

Molto bene, è una giornata storica, il vaccino anti-covid è finalmente giunto nel Belpaese e le prime dosi sono state somministrate. La collettività gioisce dinanzi a questa notizia, nutrendo la speranza che in circa sei mesi si possa tornare alla vita d’un tempo.

Eppure, parliamoci chiaro, siamo davvero sicuri che questa sia una buona notizia? Pensateci seriamente: tra pochi mesi si tornerà a condividere l’ufficio con gente che abbiamo sempre detestato, le mascherine verranno meno e torneremo a sentire l’alito fetido dei nostri colleghi. Ilario, il toccaccione di trent’anni appena compiuti che vuole cambiare il mondo, magari assunto da poco, si presenterà dandoci una pacca sulla schiena e massaggiandocela, chiamandoci con il nome di battesimo o, peggio, con il nostro diminuitivo, come se ci conoscesse da una vita, con lo scopo di elemosinare la nostra simpatia prima di sferrare l’inevitabile coltellata alla schiena. Le strade torneranno a essere trafficate, saremo costretti nuovamente a uscire il sabato sera alla ricerca di parcheggio e di un posto libero in pizzeria e il prossimo Natale lo passeremo nuovamente con genitori, suoceri e parenti, non più in videochiamata, per cui saremo costretti a rispondere de visu a tutte le domande imbarazzanti dei nostri vecchi rottinculo.
Cari lettori e care lettrici, diciamoci la verità: ma quanto cazzo siamo stati da Dio in questa situazione?

Buon vaccino, una volta immuni, sapete qual è la prima cosa che dovete fare. A buon intenditor…

Deliri Prenatalizi

Il Santo Natale è ormai alle porte. Abbiamo ormai fatto una bella scorpacciata di retorica insopportabile relativa all’atipicità di queste festività, un Natale fatto di famiglie lontane, di figli ultratrentenni separati dai genitori a causa di questo crudele nemico invisibile che ha gettato tanto scompiglio nelle nostre vite, ormai da un anno a questa parte. Detto sinceramente, questa narrazione appare alquanto forzata e superficiale. È noto, difatti, che la gran parte di noi passerà la cena della Vigilia e il pranzo di Natale in videochiamata, per cui come al solito non perderemo occasione per lamentarci di quanto i nostri parenti siano degli impiccioni, anche se la cruda realtà è che siamo noi stessi a dar loro il consenso di intrufolarsi nelle vostre vite, incapaci di mettere dei sani limiti, a caccia della loro compiacenza e di una loro benedizione che non giungerà mai, alla stregua di pargoletti che hanno imparato da poco a camminare e vogliono mostrare ai cosiddetti adulti quanto sono bravi. Riesco a visualizzare bene le scene ridicole di domani: avrete preparato la vostra penosa pasta al salmone, magari con un’aggiunta di aneto e pepe, con delle belle tartine al tartufo, il tutto accompagnato dallo spumantino del discount, impiatterete il tutto sentendovi dei novelli Carlo Cracco e bombarderete di foto orribili i gruppi Whatsapp che avete messo su con i vostri familiari, nella speranza che vi dicano quanto siete carucci, ciccini e morbidini, ma facendo dipendere inesorabilmente la vostra autostima dal loro giudizio e non da un sano rispetto per voi stessi. Debbo dire che l’avanzamento tecnologico ha al contrario azzerato le distanze, per cui non è di fatto più possibile sparire del tutto, non farsi più trovare, darsi alla macchia. Si è rintracciabili in ogni momento, ma la grande amarezza risiede nel fatto che in fin dei conti siamo noi stessi complici di ciò. Pensiamo, solo per un istante, all’atto d’iscrizione a qualsiasi social network. La rete sociale in questione ci domanda se, con l’iscrizione e cliccando su ok, accettiamo di perdere una volta per tutte la nostra privacy e di conseguenza dignità. E noi neppure le leggiamo, quelle condizioni, e, inesorabilmente, diamo il consenso, pigiamo inesorabilmente sul tasto ok e andiamo avanti, mostriamo i nostri cazzi e le nostre fiche a chiunque, ci esponiamo continuamente, perché la parola d’ordine dei nostri tempi è trasparenza. Non bisogna nascondere più nulla, vietato occultare, vietato essere introversi, vietato avere momenti di solitudine, momenti per sé stessi, fuori dalle luci della ribalta. Di fatto, lo siamo diventati, trasparenti, praticamente invisibili, alla stregua di fantasmi di passaggio, ma che, inesorabilmente, non lasciano alcun segno.

Vorrei concludere al solito con un’opinione moderata e un punto di vista che senza meno condividerete: in base a quanto detto sopra, è giusto provare una certa invidia nei confronti di quella fortunatissima generazione che ha avuto il privilegio di combattere al fronte nel corso del secondo conflitto mondiale, per il semplice fatto che hanno avuto l’opportunità di sparire per anni e non far pervenire a parenti e affini nessuna notizia in merito al loro stato di salute. D’altro canto, se a questa pandemia deve far seguito un’altra catastrofe collettiva, ben venga una guerra. Il virus ci ha costretti in casa, ci ha resi sedentari e pigri. Un conflitto di proporzioni bibliche quanto meno ci costringerebbe a fuggire sotto fiumi di bombe, consentendoci anche di fare della sana attività all’aria aperta e rendendo lo scenario più dinamico e divertente.

Non voglio mancare di rispetto a chi ha perso la vita in circostanze di questo tipo, sia chiaro, d’altro canto anche io ho perso mio nonno al fronte.

E aveva appena compiuto tre anni. Tre anni.

E Tacque e Valse

E val la pena di fermarsi a volte,
per un fratello che cerca sollievo
dal suo dolore improvviso coevo
a un male collettivo cui siam colte,

anime piene, può darsi risolte,
dal lor fardello sovente in rilievo
per un amore reciso, e tacevo
a un tale assai invasivo vie sepolte.

A quanto pare non tutto è perduto,
quando le fiamme divampan è ora
di spengerle con fiumi d’acque salse;

il pianto amaro dà un frutto cresciuto,
spandonsi gemme che vita divora:
“Aspergimi di lume!”. E tacque e valse.

Rientri Prenatalizi

Abbiamo sognato, anche solo per un attimo, abbiamo desiderato un domani migliore per il nostro paese, abbiamo sperato che il virus fosse venuto non a metter pace, ma spada, venuto a separare evangelicamente il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, alla stregua d’un nuovo Messia, un Cristo al quadrato, un figlio, un nipote di Dio, ma va bene anche un cugino di secondo grado, un invisibile e malandrino redentore venuto a crear scompiglio per mettere finalmente fine all’aberrante familismo amorale che governa questo paese devastato da usi e costumi dal sapore oscurantista, nel quale piccoli clan, i cui membri sono legati da invisibili patti generati da spinte endogamiche al limite dell’incestuoso, pensano unicamente a coltivare il proprio orticello. Abbiamo sperato, ma non c’è stato verso: eccovi qui, salire su treni stracolmi con una settimana d’anticipo prima della chiusura natalizia, ammassati come acciughe, sudati e puzzolenti, carichi di biancheria da far lavare e stirare, biglietti che costano quanto un mese d’affitto per un trilocale in Corso Sempione a Milano, per tornare dai vostri cari, mossi dai sottili fili della colpa con i quali le vostre madri e i vostri padri continuano a tenervi sotto scacco, a gettare ulteriore benzina sul fuoco dei vostri matrimoni precari e a tarparvi le ali, uccidendo i vostri sogni e desideri e causandovi continuo dolore. Eccovi, schiavi, perpetuatori di una mediocrità tramandata di generazione in generazione, sempre più rassegnati a un destino disegnato dal giudizio e dall’invidia altrui, in una stabilità rassicurante per tutti, ingabbiati in tiepidi affetti che mascherano rancori latenti e in una vita banale e monotona, come tante. Eccovi qui, Casa Surace come modello di vita.

E adesso scusatemi, sono appena rientrato a casa dei miei dopo dieci ore di treno e mi chiamano per cena. Buona serata.

Ade

Su una remota collina un castello
s’erge perfetto nel regno natale
ove il vetusto ricordo m’assale
di luce ed ombra di sfida a duello;

congiunge il cielo e la terra, un orpello
ch’è d’otto lati, d’età medievale,
d’un grande eclettico, uomo regale,
triplice vista al villaggio più bello.

Di quel villaggio or emerge il richiamo,
se porrà fine al mio peregrinare,
esploratrice solinga d’abissi.

Ade, ebbi modo che non mi rapissi,
come Persefone fosti a violare,
libro per Eros, non voro il tuo amo.

Luce

Nel buio giunge il caos caliginoso,
che mesce ancor le carte e già travolge
e fuia punge l’alma, ense ferroso;

s’attendon già quei raggi di tepore,
un fascio al cor che parte e si rivolge
e splendon come a maggio rose in fiore.

Fu Luce, ormai caligin si dirada,
conduci e Vita origini, ch’instrada.

De Amore

Mi torna alla mente la gioventù, ripenso agli anni che furono, mi sovvengono gli amori finiti, mi domando perché un amore finisce, e giungo alla seguente risposta: l’amore finisce. Nessuna spiegazione logica, nessuna ragione, l’incantesimo si interrompe e basta. Ripenso a una storia di anni fa, l’istante esatto in cui entrambi abbiamo realizzato che era finita, entrambi abbracciati e in lacrime. Ripenso a quella scena che un tempo mi appariva quasi drammatica, mentre con gli occhi di oggi la trovo invece squallida e miserabile, e rido, rido di gusto, rido come una stronza, quando penso a quanto fossimo patetici, pietosi, due disgraziati alla ricerca di un appiglio, due poveri zoppi incapaci di camminare con le loro gambe, due miserabili che hanno appena realizzato che il sogno è finito, che hanno appena sbattuto la testa contro il suolo, caduti dal cavallo come due fantini principianti, due bestie disperate e sole.


Ripenso a tutto questo e non faccio che pensare al prossimo appuntamento, al mio, al vostro, al nostro prossimo appuntamento, quando ci presenteremo al cospetto di qualcun altro, altro da noi, cercando di esibirci al meglio delle nostre possibilità, mentendo spudoratamente, millantando storie, avventure, racconti, pubblicizzando prestazioni sessuali pirotecniche, per poi giungere al momento della Verità, in una squallida camera da letto, spogliarci mestamente, fisicamente e mentalmente, mostrando la nostra orrenda nudità, senza più veli, come vermi con il culo all’aria, con i nostri cazzi mosci come pongo e le nostre fiche secche come foglie in autunno, incapaci di combinare alcunché, con le nostre ansie da prestazione, impotenze, frigidità, conflitti irrisolti con i nostri genitori, fratelli e sorelle, quando realizzeremo che siamo andati a quell’appuntamento perché il tempo stringe, l’età avanza, siamo soli e vogliamo imbarcarci il primo disperato come noi da piazzarci in casa perché i nostri genitori non sono mica orgogliosi di noi, per realizzare alla fine che non c’è nulla in comune con quella persona, non c’è neppure attrazione fisica, ma solo voglia di “sistemarsi”, di realizzare un progetto sociale che somiglia più alla fondazione di un’azienda che a un progetto d’amore.

Eppure, e questa riflessione emerge da un dialogo molto proficuo con un caro amico, in casi sporadici, potreste ricevere piacevoli sorprese, motivo per cui, per assurdo, questa mia missiva non ha lo scopo di disincentivarvi, ma al contrario: andate a tutti gli appuntamenti, cogliete ogni occasione, non siate troppo schizzinosi, visto che anche voi non siete questo granché, non abbiate paura di mostrarvi orribili e, soprattutto, non abbiate nessuna aspettativa. Magicamente, Eros potrebbe farvi una gradevole sorpresa, il miracolo potrebbe avvenire grazie a un dettaglio, uno sguardo e, senza accorgervene, potreste trovarvi improvvisamente avvinghiati in un angolino buio a possedervi con furia animalesca, scopacciando con rabbia taurina, andamento tra l’allegro e il presto, fino al raggiungimento di un’estasi indimenticabile, che sarà oggetto del vostro onanismo per diverso tempo nel momento in cui anche questa storia sarà finita, fino alla prossima ninfomane/stallone.

E se questo blog avrà in qualche modo contribuito alla causa, vi chiedo solo di ricordarvi di me e del mio bel visino. Voglio proprio vedere come giustificherete la cosa con i vostri genitori.