Alle Stelle Piangente

Equa ed annienta il crociato recente,
strazio silente ch’acuto impigrisce,
questo perduto legame esperisce
lume di Venere fioca a ponente.

Paca il profluvio dell’acque ch’immote,
torbide e ferme, imago che schiaccia,
mostransi fusche, non soffia bonaccia,
parche di vita e letizie remote.

Mite silenzio frastuono diviene,
ira funesta che scuote tremante
l’ossa e le carni, libido imperante
di guerra bruta dal ventre suvviene.

Rogo che l’ira s’in lacrime volga,
pace e sollazzo al cor mio porga in doni,
dilanin greggi coi denti i leoni,
che questo grave dall’alma distolga.

Sciogliti, librati, strazio invadente,
stràppami via quelle vesti sudate,
da queste membra lontane volate,
opto star ‘gnudo alle stelle piangente.

Dama Palindroma

Posa serena, le spalle rivolta
al mare blu, mentre indugia sul viso
mestizia d’occhi sul dolce sorriso,
la bruna chioma su spalle disciolta.

Cerule veste sul petto s’induce,
nivea la cute, ch’a guisa di spuma,
tarda s’alterna, mergendo da bruma,
sfugge dall’alma nostalgica luce.

Attenta osserva composta in lettura,
l’uso, scrivendo, d’un cavalier ‘gnoto,
il volto suo s’è occultato già in toto,
per un riserbo a cui pone assai cura.

L’antica pugna tra meti e desei,
nell’alma inflamma vetusti conflitti,
scioglier, quantunque da piaghe trafitti,
l’arcan, ché d’omessa fede siam rei.

Dama palindroma attende cupìda
videndo nome ed orìgo già ‘strusi,
del vir nascosto, dei tratti suoi inclusi
di nobil cor o di creatura infìda?